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Le Mans: weekend bagnato, ma ricco di sorprese

di Garbriele Paterlini

La vigilia del Gp di Le Mans 2012 verrà ricordata certamente come una delle più interessanti dal punto di vista mediatico, tante le notizie di rilievo che hanno caratterizzato la settimana del Gp Francese, una di queste è quasi scioccante.

La prima notizia arriva ad inizio settimana e parla dell’acquisizione da parte di Mediaset dei diritti televisivi delle gare del mondiale SBK (Super Bike) per un periodo di tre anni a partire dal 2013 con opzione di rinnovo per i 3 anni successivi. Strettamente legata a questa notizia c’è quella del passaggio dei diritti televisivi della Moto Gp da Mediaset a Sky a partire dal 2014

Si arriva così a giovedì con la notizia certamente più eclatante di tutte, quella che ci narra del ritiro dalle competizioni di Casey Stoner, campione in carica della categoria Moto Gp nonché candidato favorito alla ri-conquista del titolo di questo mondiale 2012.

Notizia shock per certi versi, ma a dire il vero neanche tanto: l’indiscrezione era già trapelata una paio di settimane fa battuta dai giornalisti di Mediaset durante il week end di gara all’Estoril (Portogallo). Se due settimane fa sembrava fosse per lo più un’indiscrezione lasciata abilmente trapelare giacché tutti i top rider hanno il contratto in scadenza ed i negoziati di “moto-mercato” già iniziati, stavolta arriva la conferma dal diretto interessato che di fatto annulla l’indiscrezione tramutandola in certezza.

E’ lo stesso Casey a raggelare tutti nella consueta conferenza stampa che i piloti tengono nel giovedì della settimana di gara.

La notizia infatti arriva dal diretto interessato e non per interposta persona o per mezzo di un comunicato stampa, tanto meno arriva con una conferenza stampa congiunta con organizzatore (DORNA) e datore di lavoro (HONDA HRC) come alcuni, tra i più critici, gli rimproverano di non aver fatto.

Casey mette la sua faccia davanti alla telecamera e cattura ben presto la scena dando notizia del suo ritiro. Una decisione coraggiosa, senza dubbio importante e certamente fondamentale per il proseguo della sua vita privata e di quella della sua Famiglia.

Nelle ore immediatamente successive la conferenza abbiamo capito che HRC era già a conoscenza delle intenzioni di Casey di mollare tutto.

Ma in Honda forse non immaginavano esattamente quanta determinazione c’era, e c’è tutt’ora, nell’uomo Casey.

Non c’è voluto poi molto per scoprirlo.

Immaginate Stoner davanti ad una bilancia. In un piatto di questa bilancia Casey ci mette se stesso, la ricerca di una serenità che per lui è rappresentata da una vita semplice a casa sua lontano dai riflettori, una vita da godere con l’affetto dell’intera famiglia lontano da un mondo, quello delle corse, che non sente, e forse non ha mai sentito, essere più il suo.

Nell’altro piatto HRC pone un assegno che si vocifera essere di svariati milioni di euro, forse 10, addirittura c’è chi parla di 12.

Casey prende si l’assegno, ma per strapparlo e gettarlo nel cestino.

Lo fa quando il mondo agonistico gli sorride, lo fa ora che sulla sua carena c’è il numero 1, lo fa con coraggio e determinazione, forse con un po’ di lucida follia che probabilmente neanche in pista ha mai riversato così concretamente. Credo sia impossibile non rispettare questa decisione.

Milione più, milione meno Casey va a rinunciare ad un gruzzolo che con ogni probabilità non avrà mai più modo di guadagnare nel resto della sua vita, certamente non in un periodo breve. Restando nel Mondiale avrebbe potuto farlo suo in due anni, magari in uno soltanto.

Ha preferito altro per il suo futuro.

Molti hanno compreso la sua decisioni, alcuni l’hanno criticato, altri lo han fatto in maniera decisamente apra. Le critiche, più o meno legittime, più o meno sensate, fanno parte del “gioco”,ma per capire meglio Stoner e la sue decisione bisogna saper comprendere il significato e l’intensità di questa istantanea:

Se non si comprende appieno cosa “nasconde” uno scatto così tenero bisognerebbe fare almeno uno sforzo nel non criticare la scelta dell’uomo, ma soltanto quella del pilota.

Ed ora le gare.

Moto3Falcidiata dalla pioggia.

E’ una caduta via l’altra quella della Moto 3. In 125, sotto pista fradicia, non si erano mai viste tante cadute in una gara iridata. La sensazione è che le moto di questa nuova categoria siano più facili da guidare rispetto alle vecchie 125 grazie soprattutto al motore 4 tempi meno brusco ed “appuntito” del 2 tempi da 125 cc. Sul bagnato con le 125 abbiamo sempre visto i piloti girare più timorosi, sulle uova come si usa dire in queste condizioni, sicuramente meno “fluidi”, con movimenti più rigidi e contratti di quelli che oggi avevano i piloti della moto3

Sotto l’acqua i piloti della moto 3 sembrava stessero guidando con la stessa confidenza solitamente generata da pista completamente asciutta. Forse questo ha indotto i piloti a spingere forte anche dove di grip ce n’era meno di niente. A questo si aggiunga pure che la categoria è del tutto nuova e l’esperienza dei piloti (quasi tutti ex 125 2T) con queste moto è ancora da consolidare, specialmente sotto l’acqua intensa. Questa teoria in parte potrebbe essere confermata dalla successive gare di Moto2 e MotoGp dove piloti con moto ben più potenti e difficili sono arrivati a traguardo in numero decisamente maggiore.

La gara si conclude con la vittoria del pilota di casa Louis Rossi (su FTR Honda) del quale finalmente abbiamo avuto modo di conoscerne la simpatica faccia. Rossi ha preceduto al traguardo soltanto altri 14 piloti (al via erano 34) molti di quali caduti durante la gara e poi tornati in corsa dopo essere riusciti a riavviare la moto. Cortese è uno di questi, finisce quinto dopo una caduta mentre occupava la terza posizione in gara. A lui la moto non si è spenta, è riuscito a tenerla in moto ed ha potuto finire la sua gara. Era in zona podio anche il nostro Antonelli, ma un errore all’ultimo giro lo ha quasi catapultato nella ghiaia. Fortunatamente riesce a rimanere in piedi e a tagliare il traguardo in quarta posizione. Secondo al traguardo Alberto Moncayo (su Kalex KTM), terzo Axel Rins (Suter Honda).

Moto2 Motoscafo Luthi

Partito un po’ in “sordina” lo svizzero ci mette poco ad imporre il suo ritmo. Una volta andato in testa ci rimane fino alla bandiera a scacchi. La vittoria dello svizzero non arriva a sorpresa e tanto meno favorita dalla pioggia che anche in gara 2 ha fatto vittime illustri. Era nell’aria. Luthi s’è presentato tonico e maturo per i 25 punti già dal Qatar dove la sicurezza del podio gli è stata negata solo da una manovra “irruenta” di Marquez con il quale si stava giocando la vittoria. Poi due terzi posti tra Jerez e l’Estoril.

Oggi il trionfo limpido nonostante una giornata meteorologicamente plumbea.

La gara inizia con un brivido conseguente la caduta di Simone Corsi in mezzo alla prima S.

Corsi cade a centro gruppo e fortunatamente viene schivato da tutti quelli che lo seguivano….ed erano davvero tanti.

Altro brivido, stavolta per Alex De Angelis che perde il controllo della sua moto allo “scollino” della pista francese.

Rovina a terra scivolando poi nelle vie di fuga, scivola e sembra non fermarsi mai tanto che alla fine si ritrova a rientrare in pista strusciando sulla schiena. Fortunatamente lo vedono tutti e tutti lo evitano. Corsi e De Angelis, riders OK.

Altre cadute si susseguono ed alla fine la vittoria di Luthi viene salutata con il secondo posto di un ottimo Claudio Corti e con il terzo posto di Scott Redding.

Tra gli assenti al traguardo spicca il nome di Marc Marquez, uno dei primi ad abbandonare la corsa per una caduta che lo lascia a terra nella via di fuga mentre la moto….”fugge” da sola contro le barriere dopo aver disarcionato Marcquez ed essere rimasta “in piedi” sulle sue ruote. Julian Simon è autore di una scena tutto cuore e fatica. Caduto pochi metri prima della bandiera a scacchi rialza se stesso e la sua moto, la prende per i manubri e la spinge fin sotto la bandiera a scacchi racimolando i 3 che gli vengono in dote con la tredicesima posizione conquistata.

Moto GPSorpendente normalità

Lorenzo – Rossi – Stoner, questo l’ordine d’arrivo per i primi tre. Pedrosa quarto a davanti ad un ottimo Bradl sempre più a suo agio sulla Honda di Cecchinello.

Nella moto Gp la pioggia non ha affatto rimescolato pronostici ed aspettative. Dovizioso e Crutchlow sarebbero stati li ai piedi del podio anche stavolta se non avessero forzato oltre il limite per stare con il gruppetto dei primi, anzi dei “secondi” visto che Lorenzo era già in fuga solitaria quando i due di Tech 3 si sono stesi nelle vie di fuga.

Certo sorprende vedere Rossi secondo sul podio. Ovviamente è una piacevole sorpresa quella del 46 lassù che festeggia sul podio francese, ma dovrebbe essere questa la normalità. Un secondo posto guadagnato in maniera perentoria con un sorpasso in staccata di rara bellezza messo a segno all’ultimo giro ai danni del campione del Mondo in carica. Risultati del genere rappresentavano la normalità non più tardi di 2 anni or sono, una normalità che nel binomio Rossi/Ducati stenta ad arrivare, ma stavolta i segnali che arrivano da Le Mans sembrano essere quelli giusti.

Il secondo posto sulla pista bagnata di Le Mans non è certamente rappresentativo dell’attuale potenziale di Rossi e della sua Desmosedici. Il gap “vero” con i primi, quello per così dire “asciutto”, parla ancora di diversi decimi da recuperare, non ci si deve illudere e Rossi ne pare ben consapevole.

Il secondo posto dona certamente un po’ di morale e “respiro” specialmente per come è maturato, senza il “favore” di Piloti che ti si stendono davanti come accadde giusto un anno fa sempre a Le Mans quando il compianto Simoncelli entrò in collisione con Pedrosa

mandandolo per “le terre”. Quell’episodio consegnò di fatto la terza posizione nelle mani di Rossi.

Stavolta Rossi ha fatto tutto da solo sfoderando gran classe al pari di coloro i quali dividevano il podio con lui. I primi 4 di oggi erano giusto “i Fantastici 4” di due anni fa, la normalità per l’appunto.

Segnali positivi dicevamo. Questi effettivamente arrivano proprio dalle prove libere del venerdì e di sabato mattina quando la pista era completamente asciutta e le condizioni climatiche quasi ottimali.

Rossi migliora costantemente il suo best lap passando dal tempo di 1’35.8 fatto registrare nell’FP1 al tempo di 1’37.7 registrato nell’ FP3. In qualifica fa 1’34 e 9 che gli vale la settima posizione, miglior piazzamento in griglia da inizio anno. Rimane importante il distacco dal primo, siamo ad un secondo e due da Pedrosa in pole, tuttavia la sensazione è che Rossi si sia rimesso “in bolla” con la squadra e con se stesso.

Sembra essere rientrato nei “ranghi” il soldato Rossi. Dopo le esternazioni di Losail aveva dato l’idea di non trovarsi più a far parte della “truppa” Ducati. Qualcuno già parlava di divorzio imminente, di un matrimonio, quello tra Rossi e la Ducati, ormai logoro nonostante si fosse celebrato poco più di un anno prima.

A dire il vero Rossi apparve scorato, forse troppo considerando che quella era appena la prima gara con una moto completamente nuova, uno scoramento eccessivo che poteva far pensare a magagne ed incomprensioni insanabili.

Se quell’esternazione è servita a liberarsi di un fardello che gli pesava sul morale, allora soltanto oggi se ne comprende la necessità che ebbe di esternarlo così prematuramente dopo appena una gara delle 18 previste.

Ha fatto bene a lui? Ne ha fatto alla Ducati? Non è dato sapere e forse ci interessa il dovuto. Ciò che è certo è che la straordinaria gara vista a Le Mans deve rappresentare un passo importante per entrambi verso la ricerca di una costante normalità.

Stoner lascia libera una sella, Rossi si spera rimanga incollato a quella “rossa” di B.go Panigale. Ritornare al vertice entro il mondiale in corso può significare affrontare il prossimo da protagonisti. Avanti così.

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