Valentino Rossi e Ducati, ancora uniti nella crisi

di Gabriele Peterlini

“In Ducati c’è parecchio da lavorare”. Parola di Carlo Pernat.

E’difficile dar torto a Carlo Pernat quando parla della situazione attuale in casa Ducati sul fronte Moto Gp. Difficile perchè guardando ai risultati appare evidente che il gap dalle giapponesi è ancora consistente.

Ma se la considerazione del manager genovese nasce dal raffronto delle attuali prestazioni di Andrea Dovizioso con quelle di Valentino Rossi dello scorso anno, allora un forte dubbio ce lo facciamo venire.

Ed è un dubbio che  lasciamo si trasformi in una provocazione bella è buona: alla Ducati c’è parecchio da lavorare perchè mancano….due anni di sviluppo.

Proviamo a spiegarvi il perchè di questa provocazione.

In una recente intervista rilasciata al sito GpOne.com, Carlo Pernat commenta così le prestazioni di Valentino e della Ducati dopo il Gp del Mugello della scorsa settimana:

“Su Valentino che dire? Non è giudicabile, ma una colpa ce l’ha: le prove si fanno meglio. Quando parti in terza fila il rischio c’è sempre perché quelli che ti partono accanto sono sempre quelli che non sono i primi. E davanti raramente succede qualcosa. Per quanto riguarda la Ducati è indietro. Sulla pista di casa ci si aspettava di più. La posizione buona ma venti secondi di distacco sono troppi. E anche se Pirro ha fatto una bella gara ha preso 40 secondi! Se la moto laboratorio si becca questo distacco significa che c’è troppo divario. C’è parecchio da lavorare”

Una piccola analisi delle prestazioni Ducati rapportate allo scorso anno:

Qatar 2012 Valentino 10° a 33’665

Qatar 2013 Dovizioso 7° a 24’355

Jerez 2012 Valentino 9° a 34’852

Jerez 2013 Dovizioso 8° a 41’881

Le Mans 2012 Valentino 3° a 9’905

Le Mans 2013 Dovizioso 4° a 10’087

 

Mugello 2012 Valentino 5° a 11’695

Mugello 2013 Dovizioso 5° a 19’540

Fonte www.gpone.com

Siamo assolutamente d’accordo sull’analisi fatta ai risultati in qualifica di Valentino Rossi da quando è tornato in Yamaha.

Non siamo d’accordo sull’analisi della Ducati se come riferimento viene preso ancora una volta Valentino Rossi in versione 2012. Da qui nasce la nostra provocazione.

I dati riportati nell’intervista di Pernat sono assolutamente veri, ma parziali.

Un’analisi più approfondita metterebbe in evidenza una situazione di disagio nel binomio Rossi/Ducati che è divenuta crescente con il passare del tempo nonostante nel 2012 Ducati abbia cambiato radicalmente la filosofia costruttiva delle sue moto assecondando lo sviluppo sulla base delle indicazioni fornite da Valentino stesso.

Su alcune piste Rossi è stato addirittura più veloce con la moto 2011 (quella con telaio mono scocca in carbonio) che con quella del 2012 fortemente modificata da Ducati per cercare di risolvere i problemi riscontrati dal pilota di Tavullia.

Quest’anno a Losail Rossi ha esordito nuovamente in sella alla M1 conquistando un buonissimo secondo posto, ma con un tempo totale che nel 2011 gli sarebbe valso il 5° posto al traguardo.

Il confronto si fa pesante per il pesarese se si analizzano i punti in campionato delle prime 5 gare di questi  ultimi tre anni di Mondiale: Rossi nel 2011, dopo 5 gp, con la Ducati ereditata da Stoner, aveva 58 punti era sesto nel mondiale.

Nel 2012, con la nuova Desmosedici dotata di telaio perimetrale, aveva 51 punti e la sesta posizione in classifica.

Oggi dopo le prime 5 gare è fermo a 47 punti (mai così in basso nella sua carriera nella massima categoria) ed è sempre sesto nel mondiale, ma oggi Rossi non guida più una Ducati. Guida la stessa moto di Lorenzo, la Yamaha M1.

Se lo scorso anno l’attenuante poteva essere la Ducati poco performante, quest’anno il problema è rappresentato da altri fattori poiché le altre M1 sono spesso in prima fila e pole position, vincono gare con Lorenzo e sono assolutamente competitive anche in versione clienti. Cogliere una provocazione nella lettura di questi dati è abbastanza semplice, ma la realtà pensiamo sia ben diversa poiché le moto messe a confronto sono diverse, diversi sono gli pneumatici utilizzati, diverse le condizioni climatiche su alcuni circuiti.

Siamo assolutamente certi che Rossi abbia ancora parecchio da dare a questo sport, ma il tempo stringe e l’anagrafe è un tabù che manco Rossi sembra riesca a sfatare.

Siamo assolutamente certi anche del fatto che in Ducati siano ancora capaci di fare moto vincenti, ma al momento sono indietro con lo sviluppo, è innegabile.

A nostro avviso le difficoltà di Rossi hanno un comune denominatore con quelle della Ducati, qualcosa di rotondo e nero capace di azzerare la nostra provocazione e dare una spiegazione più razionale di quella fornita dall’analisi sommaria dei cronologici di questi ultimi anni: lo pneumatico.

Le gomme usate oggi nel moto mondiale stanno condizionando pesantemente lo sviluppo delle moto da quando è in vigore il regime di mono-gomma. Il mono gomma altri non è che una specie di dittatura tecnologica applicata al mondo dei prototipi, praticamente un contro senso, un non senso.

Negli anni di moto-mondiale con più fornitori di pneumatici era possibile sviluppare una gomma su specifiche richieste del  pilota e del costruttore della moto andando così a perfezionare il rendimento globale di uomo e macchina. In un passato non molto remoto, i piloti erano addirittura liberi di scegliere diversi fornitori di pneumatici durante l’anno.

Oggi i costruttori praticamente devono sviluppare una moto attorno allo pneumatico unico ed uguale per tutti. Un ulteriore contro senso giacché ogni costruttore ha le sue peculiarità tecniche e tecnologiche che si presume vorrebbe promuovere partecipando al campionato mondiale di motociclismo.

Non sappiamo cosa comporti tutto ciò in termini di soldi spesi per lo sviluppo, di certo abbiamo capito che questi della Bridgestone sono pneumatici che rendono al meglio se si guida spigolando nelle curve e questa è una tecnica di guida che non riesce naturale a tutti i piloti.

Non ci si dovrà meravigliare se un domani i giovani piloti si assomiglieranno sempre più nella maniera di guidare le moto e benché meno ci si dovrà stupire il giorno che ci si renderà conto che le soluzioni tecnologiche adottate dai costruttori di moto sono praticamente identiche tra loro.

Sarà stato semplicemente il frutto del regime dittatoriale imposto alla tecnologia attraverso il mono fornitore di gomme, qualunque esso sia.

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