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Verso Cape Town: la savana del Botswana

testo e foto Maurizio De Biasio

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Per raggiungere la città di Francistown da Maun, imboccano la A3 highway che prosegue verso sud-est. Questa strada divide il “Nxai Pan NP” dal “Makgadikgadi Pan NP”, due riserve che si estendono su immense distese di praterie e savana, entrambi depressioni saline, fanno parte del patrimonio naturale più spettacolare del Botswana. Qui infatti avviene una delle ultime grandi migrazioni d’Africa: zebre, antilopi, gnu e giraffe si spostano da una parte all’altra dei due parchi, ciclo scandito dalla stagione delle piogge, accompagnati da iene, ghepardi, leopardi, sciacalli e leoni. Daniela e Maurizio, si rendono conto di quanto sia speciale ciò che vedono, il tempo a disposizione è insufficiente a interiorizzare tutto e nuove emozioni sono sempre presenti ad ogni chilometro.

A 170 km a nord-ovest della destinazione, costeggiano il “Nata Bird Sanctuary”, un’immensa oasi per vedere e studiare molte specie di uccelli ai margini del più grande lago dell’Africa Australe, prosciugato tra 10.000 e 20.000 anni fa, ora solo innondato nella stagione delle piogge. Dalla fiera natura selvaggia, dopo 500 Km, il 24 agosto, giungono a Francistown situata a 90 km dal confine con il Zimbawe: chiamata la “Capitale del Nord”, essa appare blindata, guardie ovunque e quasi sempre presenti le inferriate a porte e finestre. La méta successiva dei mototuristi è Gaborone, la capitale del Botswana. Essa è cresciuta rapidamente da piccolo insediamento amministrativo dell’epoca coloniale inglese, disponendo di una buona e costante disponibilità d’acqua, mediante l’espansione industriale basata sull’estrazione del manganese e dell’amianto.

Un ennesimo distributore segnalato sulla carta geografica, però sprovvisto di benzina

Geograficamente si colloca a sud-est del paese, zona di confine con la Repubblica Sudafricana. Il tragitto effettuato sulla A1 per 440 Km non da particolari problemi, però la frequenza, già notata nel trasferimento precedente, di trovare i distributori di benzina dismessi, esauriti, con i lucchetti sulle pompe, impone di partire con una riserva maggiore di carburante immagazzinato in alcune bottiglie di plastica. L’autonomia nelle lunghe percorrenze varia anche a seconda del vento che in questa zona soffia con forza e Maurizio regola la velocità per non restare a secco. La sosta nella città è breve, entrano in Sudafrica, giungono notizie di scontri tra minatori e polizia nella miniera “Lomnin” di platino a Marakana vicino a Pretoria dove perdono la vita 44 minatori che scioperavano per ottenere maggior dignità sul lavoro ed in tutti i siti minerari infiamma la protesta.

Viaggiano spediti sulla N18, 520 Km alle spalle ed ecco Kimberley, Provincia del Capo Settentrionale. E’ il 26 agosto, fanno 40° C., siamo in inverno. I nostri amici, riflettendo su quel che hanno osservato fino ad ora, dicono che l’Africa non si capisce in un “giro” di un mese ma ti rapisce il cuore.

Daniela e Motina on the road

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