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Donne e bagagli

a cura di Kiddo
I raduni sono luoghi dove ti confronti, vedi gente che vive la motocicletta in maniera diversa dalla tua, ascolti altre persone e fai nuove esperienze.
Così, alla fine di un soggiorno lungo un intero fine settimana, stavo finendo di caricare la mia Gs 800 con le due borse di metallo, una borsa morbida posteriore molto capiente E un interno borsa che essendo impermeabile può essere legato sopra alle borse laterali quando di ritorno da un lungo viaggio in Africa, per dire, non hai potuto fare a meno di metterti in valigia una zampogna ricavata dallo stomaco di una pecora che profumerà il garage di tuo fratello per almeno un paio d’anni.

Accanto a noi, stava eseguendo la stessa operazione di carico una coppia con una custom, il cui bagaglio constava di una borsa in pelle delle dimensioni di un beauty case chiusa e fermata con fibbie molto fetisch E un borsellino rotondo grande come… dai non mi viene un altro paragone: un pacco di assorbenti. I due stavano litigando in maniera indiretta, ovvero riferendo le proprie esternazioni ognuno all’omologo di sesso di una coppia di amici.

“Certo, come fai, quando ti porti dietro le donne…”

E lei: “Mah, ho portato due camicie e due camicie da notte…” e lì mi è tornato in mente di qualcuno arrivato la sera a cena in tuta di pelle.

I due giudici improvvisati annuivano silenziosi, imbarazzati di essere stati messi nel mezzo, dando ragione ora all’uno ora all’altra:

“Si, ma almeno un’altra borsa grande potresti metterla…” si azzardava a criticare l’altro, fulminato dallo sguardo gelido del biker, che forse avrebbe preferito semplicemente andarsene a spasso non solo senza due borse, ma proprio senza moglie!

Intanto io legavo con le cinghie la nostra borsa aggiuntiva, che per la cronaca serviva per riporre una bracciata di limoni di Sorrento, eccomefaisenza. Tutta questa roba solo perché mi ero azzardato a pronunciare una frase che non andrebbe mai detta alla propria metà, anche se educata da anni e anni di bagaglio motociclistico: “Porta quello che vuoi!”

Ingenuo, lo so, me la sono cercata. Solo che ho pensato che con tre valigie, più gli interni cinque, potevo stare in una botte di ferro, e solo al momento del cambio d’abito del sabato sera, quando ho visto il letto dell’albergo coperto da maglie, pantaloni, cappottini e a terra TRE paio di stivali di Nerogiardini mi sono reso conto del perché la moto fosse diventata così spiacevolmente poco maneggevole.

Tutto questo mi ha fatto tornare in mente un episodio del quale fu protagonista un amico, il Tava, nei primi anni ’90, tempi in cui il vestiario tecnico consisteva al massimo in un giubbino di pelle, le valigie erano roba da crucchi o simili e al massimo sulle nostre enduro mettevamo il bauletto. Il mio amico era il felice possessore di un Kawasaki Klr 650, motocicletta molto piacevole e adatta anche ai viaggi, ma che notoriamente vibrava come un frullatore e sulla quale non avevi il minimo riparo dal vento. Farsi due ore di autostrada, il traghetto per la Sardegna e poi altre tre ore di strade interne, specie se con borse morbide mal fermate dietro, diventava un’opera da titani. Mi confessò, raccontandomi poi l’esperienza, che la moto gli era sembrata incredibilmente pesante subito dopo aver legato la borsa che stupidamente aveva affidato alla fidanzata affinché vi riponesse il suo ( “poca roba, mi raccomando” ) bagaglio. Giunto all’albergo prenotato a Castelsardo, tirò giù le borse dalla moto trovando quella della compagna inspiegabilmente più pesante della sua, a parità di dimensioni, e dopo una brevissima ispezione vi trovò dentro, con sua grande meraviglia, un ferro da stiro!

“Ma sei te che mi hai detto di portare poca roba, almeno la potevo lavare e stirare….” Provò a lamentarsi lei, mentre il Tava apriva la finestra che dava sul prato dietro il residence, scagliando con forza il pesantissimo oggetto. Ancora oggi , nelle fiabe sarde, si tramanda la leggenda della turista che nelle notti di luna piena viene vista aggirarsi su quel prato cercando il suo ferro da stiro…

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