Il viaggio di Monica Ledda in solitaria, seconda parte

L’Albania regala molte emozioni tra colori, sapori, incontri e strade (asfaltate e non) nel viaggio di Monica Ledda

Incontro Alessio verso le 10 del mattino a un distributore di benzina sulla strada per Scutari. Si è trasferito qui da qualche anno e sarà la guida che mi accompagnerà per un’escursione in off-road nelle zone limitrofe. Scopro subito che Alessio non è solo un appassionato di moto e fuoristrada, ma è soprattutto un gran dispensatore di storie e racconti che mi aiutano capire meglio il luogo in cui sono.

Mi ricorda, ad esempio, dell’operazione Pellicano, l’evento che tra il 1991 e il 1993 vide coinvolte le forze armate italiane con lo scopo di inviare aiuti a un paese al collasso, dopo la fine di una dittatura durata oltre quarant’anni che aveva completamente isolato la Terra delle Aquile.
Certo questa dovrebbe essere una giornata spensierata di fuoristrada e lo è, ma mi sembra che non approfittare della conoscenza di Alessio sia un peccato. Cosa mi porterò a casa da un viaggio come questo se non cercherò di capire i posti che attraverserò? A dirla tutta, spero di trovare “un Alessio” in ogni nazione che incontrerò.

 

Una delle tante moschee che si incontrano lunga la strada

Verso il nord dell’Albania

La mattina scorre piacevole tra qualche pietraia e dei piccoli guadi che rendono la guida “frizzante” mentre al pomeriggio andiamo a visitare il castello di Rozafa, l’enorme fortezza che sovrasta Scutari e da cui si gode di un’ottima vista sull’area circostante. L’origine della fortezza si perde nei primi secoli a.c. quando fu anche capitale degli illiri. Ma è nel medioevo e precisamente nel XV secolo in cui importanti opere di ristrutturazione l’hanno portata alla massima espansione. I resti ancora visibili oggi sono il frutto di quei lavori.

Visuale dalla cima della fortezza di Rozafa
L’ingresso al castello

La giornata volge al termine e dopo aver ringraziato e salutato Alessio torno in albergo per programmare la giornata di domani che prevede la traversata del fiume Drin per raggiungere il nord dell’Albania.
Impiego quasi un’ora e mezza per percorrere i 40 chilometri che separano il mio albergo da Koman, luogo da cui parte il battello. Il fondo stradale è dissestato e pieno di buche e con la moto carica deve prestare molta attenzione a dove metto le ruote. Ma una volta salita a bordo posso rilassarmi e godermi il meraviglioso panorama che offre questa traversata: le strapiombanti falesie che si buttano nelle verdi acque del fiume fanno immaginare luoghi lontani.

Valbona, il luogo che non ti aspetti

Ma le sorprese non finiscono: una volta raggiunto Fierze (località in cui si ferma il traghetto) la strada per arrivare a Valbona è semplicemente incredibile. Valbona è quel luogo che non ti aspetti, alte vette e rigogliose foreste in una cornice naturale senza tempo. Le Alpi Albanesi al confine tra Kosovo e Montenegro, offrono scenari bucolici, ancora (quasi) completamente incontaminati. Questo luogo merita una visita più approfondita e decido di fermarmi qualche giorno in più, approfittando ancora delle belle giornate per fare del trekking alle cascate vicine.

Arrivo a Valbona
Valbona

L’Albania sarà anche piccola, chissà, ma di certo non mi aspetto di ritrovare gli amici motociclisti che ho incontrato sul traghetto per Durazzo proprio al primo giorno di viaggio, a soli 200 metri dal mio albergo. Decidiamo quindi di cenare insieme e rimango piacevolmente colpita dall’ottimo agnello che ci portano.
Lasciata la Valbona, mi rimetto in moto con direzione sud.

La città delle mille finestre

Dopo una breve pausa a Tirana, una giovane e promettente capitale in cerca di modernità, mi dirigo verso la città ottomana di Berat, una delle più antiche del paese e patrimonio dell’umanità dell’UNESCO dal 2008. Appena entro nel viale principale capisco subito perché è conosciuta anche con il nome de “la città dalle mille finestre”: una moltitudine di casette una sopra l’altra corniciate da rossi tetti in tegola, da cui emergono tante piccole finestre in legno che compongono una suggestiva immagine d’insieme.

Berat di sera

Perdersi nei vicoli è doveroso e oltremodo piacevole. Berat ha il fascino di un luogo d’altri tempi in cui, tra una moschea e una chiesa cattolica, è possibile respirare tutta la pacifica convivenza religiosa dei differenti quartieri che la compongono. Anche la visita alla parte più alta della città mi regala una vista panoramica mozzafiato che difficilmente scorderò.

Berat e le mille finestre

Fino adesso questo paese mi sta regalando molte sorprese ed è piacevole alternare la guida in moto alle visite dei luoghi più suggestivi che l’Albania ha da offrire. L’isolamento forzato dovuto al periodo della dittatura, ha contribuito a mantenere i posti che incontro intatti, facendomi catapultare in un tempo lontano, in cui modernità e frenesia erano ancora due concetti lontani.
Mi sento fortunata ad aver potuto trascorre una parte del viaggio qui, ma ho voglia di proseguire e già la Grecia mi aspetta.

Alessio si può contattare tramite il sito: https://mandratours.com/

testo e foto Monica Ledda

 

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