Perché la Ducati Scrambler mi garba, e parecchio

di Carlo Nannini (Kiddo)

Ci sono moto che sono parte di un genere, e altre che prima non c’erano. La nuova Ducati Scrambler appartiene sicuramente alla seconda categoria.

Lo so che richiama alla mente il modello che per gli amanti delle ibride, delle entrofuoristrada e delle crossover rappresenta, in rapporto al suo tempo, la moto perfetta in assoluto, il riferimento; ma benché ne ricalchi le impronte e le sembianze, rispetto al modello del ’64 è quanto di più moderno e se vogliamo inedito si sia visto negli ultimi anni.

Bassa da terra, quindi facile e immediata nell’utilizzo, ben fatta e rifinita ( è Ducati! non ci prendiamo in giro…), col bicilindrico, quindi assolutamente moto e non grosso giocattolo, adatta ad ogni tipo di personalizzazione, la Scrambler mi piace soprattutto perché è una moto Aspecifica. Se da una parte si può pensare che manchi di una definita connotazione di utilizzo, infatti, credo che il suo forte stia proprio nel non dover appartenere a nessuna delle nicchie che definiscono l’uso di una motocicletta, e che vincolano all’uso della moto in un campo piuttosto che un altro.

Proprio l’eccessiva specializzazione della maggior parte delle moto sul mercato, che almeno nell’immagine vogliono far diventare i proprietari piloti esperti di questa o quella specialità, rischia di far diventare il possibile utente della moto sui generis una sorta di sfigato destinato a guidare moto che si scrivono “intelligenti” e si leggono “sfigate”. Oppure vintage, se si vuol guardare alla tendenza degli ultimi anni.

Se volevi una moto godibile per il solo gusto di accenderla e farti una girata in serenità, dondolarsi fra qualche curva senza il bisogno di fregare il ginocchio a terra o ricoprirti di fango, le proposte erano solo le Guzzi o Triumph a tema rigorosamente vintage. Ma perché una moto del genere deve risultare per forza un’opera di modernariato, palesemente fasullo?

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Ducati, con la sua Scrambler, non ha risvegliato solo l’interesse di tanti nostalgici, che può andar bene in fase di lancio ma alla lunga stanca, ma ha dato nuova linfa alla MOTO nella sua forma più semplice ed essenziale, richiamando l’interesse del motociclista che non per forza deve sentirsi obbligato a scegliere una moto che almeno concettualmente lo obbliga a chissà quali prestazioni.

 

Se da decenni si assiste al proliferare di maxinaked, maximotard, maxienduro sempre più performanti, elettroniche e anabolizzate, la Scrambler se ne frega e traccia una strada completamente diversa, non sfigata, anzi destinata a fare tendenza perché in grado di richiamare tutti quelli che, negli ultimi anni di eccessiva specializzazione della moto, non si sentivano in alcun modo rappresentati dal mercato.

 

In un mondo che diventa sempre più complicato, come non apprezzare un modello che fa tornare la moto una cosa semplice?

 

 

 

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One comment

  1. Forse un ritocchino al prezzo completerebbe l’opera di far apprezzare lo Scrambler come “un modello che fa tornare la moto una cosa semplice”

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