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Il Blog di Kiddo

Chi non vorrebbe ritornare ai propri vent’anni? Magari ce li ricordiamo sempre felici, insieme agli amici, serate di birra e ragazze, notti brave, zingarate… tutte cose che a provarci adesso, con vent’anni in più sulle spalle, ci procurerebbero una serie infinita di malanni.

E poi a pensarci bene anche gli anni ’80, oggi tanto di moda, non erano forse pieni di ostentazione terrificante, pettinature inguardabili, musica plastificata, maglie stratificate dentro i pantaloni, pantaloni a vita altissima e con l’acqua in casa…

Una cosa soltanto – e lo dico con assoluta obiettività – ha toccato il suo apice di bellezza, stile e funzionalità come in quegli anni: le moto! Moto progettate per resistere nel tempo, con il coraggio e la voglia di innovare dettati da un’economia galoppante, un rinascimento in quanto a proposte, idee, estetica, tecnica.  

A questo punto appare ovvio che, anche e soprattutto a causa dell’imperare sul mercato di proposte iperaccessoriate, ultratecnologiche e multielettroniche, molti cerchino nella semplicità e nella robustezza, versatilità e fascino di quelle moto la risposta alla ricerca di un mezzo più umano. Non vintage, non classic, non una moto dall’estetica e tecnica già sorpassata da nuova, ma un qualcosa di estremamente evocativo, che vent’anni fa guardava al futuro, costruita con materiali e verniciature fatte per durare nel tempo. Chi, osservando una vecchia enduro, magari maltrattata da un distratto proprietario, abbandonata sotto un tendone o appoggiata a una catasta di legna, non si è meravigliato nel notare come le ingiurie del tempo abbiano infierito relativamente poco su parti anche facilmente deperibili? E chi, provando ad esempio una vecchia Africa Twin 650, non ha pensato che forse, la moto perfetta era già stata inventata a metà anni ’80 ?

Il pensiero di mettersi in garage una motottanta non ha la dignità della conservazione di un veicolo d’epoca (non ancora almeno) quanto la ricerca nostalgica di un qualcosa capace di soddisfare una quantità enorme di esigenze del motociclista, soprattutto se non dotato di poteri straordinari, doti da pilota professionista, preparazione da tecnico informatico. Il tutto a costo ridottissimo dal momento che la legislazione permette bollo e assicurazione ridotta per mezzi con più di vent’anni.

Uno dei meriti maggiori di questa filosofia del catrame è il bisogno di conservare una memoria storica a breve termine, quella che lega i quarantenni ai ricordi dell’adolescenza, al modello avuto da ragazzi, che si sognava insieme agli amici durante le partite di calcino o che ci ha iniziati alla lunga vita in sella.

La ricerca del catrame giusto si può trasformare in una emozionante caccia al tesoro che si consuma su siti internet specializzati dove passare innumerevoli serate alla ricerca del più evocativo, o su giornalini di annunci, che possono causare una pericolosa dipendenza. Il difficile sarà districarsi fra ciò che è improponibilmente marcio, ed il pensiero di metterselo in garage può vantare il solo lodevole merito di partecipare alla pulizia delle strade, fino a scoprire –con le giuste vie di mezzo- oggetti conservati in naftalina e curati in maniera delirante, già restaurati e con prezzi (giustamente) di moto seminuove. Completata la ricerca, si avrà infine modo di usare il catrame così com’è, facendogli portare con orgoglio gli anni che dimostra e rendendo onore a tutta la carriera trascorsa, oppure lanciarsi in restauri più o meno completi, comunque importanti per dare un po’ di lavoro agli addetti del settore.

Un fenomeno così dilagante, darà senz’altro vita al fiorire di gruppi di appassionati, pronti a rivivere le glorie del passato ritrovandosi fra un’avventura su una strada bianca che nel frattempo qualche disgraziato ha pensato bene di asfaltare e il progetto, poi insabbiatosi per far posto alla vita coniugale, di quel viaggio sempre sognato e mai realizzato, di portare la propria endurona in Africa o l’851 a Magione.

I vent’anni, quelli non tornano.

Per fortuna.

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