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Il viaggio che non ho fatto

di Kiddo

Un lettore mi ha recentemente elencato, in occasione del mio pezzo sull’Elefantentreffen, quali sono le esperienze che definiscono se si è un vero motociclista. Ovviamente la cosa fa un pò sorridere, sostenere che si è veri motociclisti solo se si è andati almeno una volta all’Elefanten, all’isola di Man per vedere ( non fare, attenzione ma vedere) il Tourist Trophy, e poi la terza cazzo non me la ricordo… ah, già, ovvio, bisogna andare a Capo Nord!

Chiaramente l’elenco è divertente per l’ingenuità stessa di averlo enunciato, anche se identifica i motociclisti per quello che sono, ovvero degli eterni bambini sempre pronti a trovare una scusa per partire e vivere nuove esperienze in sella. Fra i viaggi che ho fatto, o meglio che non ho mai fatto, uno solo mi manca, in assoluto.

Non mi frega un cavolo di non aver piantato una bandierina accanto ad una palla di ferro in mezzo al niente, non mi importa di non aver spinto la moto nel fango di una buca ghiacciata piuttosto che alla Sgommata di Pomino, la classica di enduro fiorentina; e benché meno di essere stato a vedere una gara anche se affascinante dove riesco solo a scorgere ogni tanto un bolide per pochi attimi, preferisco continuare a fare lo speaker per il campionato Toscano Supermoto.

Il viaggio che mi manca, e che vorrei aver fatto è quello da solo! Capiamoci, ho sempre avuto la bellissima compagnia di amici splendidi e amanti della moto e dello spirito di avventura necessario, o, successivamente, della mia compagna-moglie appassionata almeno quanto me dei viaggi in moto e che ancora mi accompagna nei miei reportage. Però, c’è stato un periodo, quando ero giovane e single, che più di una volta mi sono avvicinato al fatidico periodo delle vacanze senza aver organizzato niente con nessuna compagnia e ho rischiato seriamente di partire, comunque e in perfetta solitudine. Era questa una cosa che al contempo mi affascinava e spaventava, pianificare un viaggio in moto in solitaria, decidere in autonomia la meta da raggiungere, le soste, l’itinerario. D’altronde il sistema di scelta di una meta, nei primi anni ’90 quando ho cominciato i primi viaggi seri, spesso consistevano nel lancio della monetina sulla cartina dell’Europa, che però finiva drammaticamente quasi sempre nel Liechtestein, la prima volta facendocene scoprire l’esistenza.

“Ma davvero c’è un cazzo di stato in mezzo all’Europa e nessuno me l’ha mai detto?”

“Non sarai stato attento a scuola..”

“Certo mentre davo fuoco alle scoregge in classe un po’ l’attenzione calava..”

Passata la fase moneta nel Liechtestein si cominciava ad andare in Spagna, anche se ho sempre pensato che la meta del mio primo viaggio da solo sarebbe stata la costa francese della Bretagna, passando da Bordeaux, che a giudicare dalla mappa rimane sul mare, quindi forse piacevole ed interessante. O almeno io me lo immaginavo così. E poi, poi chissà, quali persone avrei incontrato, quali avventure avrei potuto vivere fermandomi ogni sera in un posto diverso, che posti avrei potuto vedere, quali ricordi mi avrebbero accompagnato per il resto della vita. Perché, e questo l’avrei saputo già prima di partire, che il viaggio da solo mi avrebbe cambiato per sempre. La consapevolezza di dover contare solo su me stesso, nessuno per scambiare un consiglio o una battuta, l’angoscia che mi avrebbe preso poche ore dopo la partenza e l’iniziale euforia. Ho rischiato diverse volte di partire per il mio primo viaggio in moto da solo, e purtroppo o per fortuna non ci sono mai riuscito. Ne ho fatti tanti altri, e probabilmente non riuscirò più a farlo, e forse è proprio per questo che è l’unico che rimpiango.

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