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La Honda Dominator e un ricordo indelebile dell’esame di maturità

Io e la mia Honda Dominator bianca eravamo una coppia inseparabile. Il modello ’89, con la scritta enorme che prendeva serbatoio e carenatura, e non quella della versione successiva un po’ timida e ruffiana. Affiancavo le macchine ai semafori dove mi era capitato che il guidatore si mettesse a leggere a voce alta, spostando lo sguardo da sinistra a destra, “DOMINATOR! Ma icché tuvvoi dominare?!” si chiedeva quasi fra se e sé.

Avevo messo un cupolino più alto con un adesivo di Paperino, indispensabile per portarmi la mattina a scuola, quinta B dell’IT Ginori Conti, e in qualche deviazione in Secchieta o sul Monte san Michele. Quasi costretto dall’età a prendere la patente per la macchina, non avrei abbandonato la mia Honda Dominator  per niente al mondo, e infatti mi spostavo quasi esclusivamente con quella, suscitando l’ammirazione delle numerose fans che avevo a scuola, complice il rapporto favorevolissimo: 1 maschio ogni 10 femmine.

La Honda Dominator
La Honda Dominator

Ma fu in quell’estate della maturità, ovviamente nominale, ché quella vera ancora ha da venire, che ci fu qualcosa che si mise fra me e la Honda Dominator, anzi, più che fra noi, con noi!

Una ragazzina tanto bellina quanto sfuggente, e forse proprio per questo ancora più desiderabile, eccitante come una secchiata d’acqua fredda nel caldo dell’estate che mi doveva vedere immerso nel ripasso pre-esame, e che ovviamente disertavo per poterla vedere. Stare un po’ del prezioso tempo che a me, misero mortale, era stato concesso di poter passare con quella che consideravo una conquista immeritata, troppo bella per voler sperare che durasse più di un amorazzo pre-balneare, era una priorità assoluta. La mia maturità forse consistette proprio nel mettere da parte un po’ i libri per lasciarmi andare totalmente ad una passione che, se non avessi vissuto appieno per quei pochi meravigliosi momenti, avrei sicuramente rimpianto per sempre. O forse mi sarei consolato con una bella girata con la Honda Dominator fino a Camaldoli, chissà… E infatti arrivai all’esame di maturità talmente sicuro di me e positivamente eccitato che dimostrai alla Commissione una serenità nell’affrontarla che sicuramente portò a quel 44 che ancora non mi spiego. O forse fra una gita alla diga dell’Olmo e nel Parco di Villa Solaria ero riuscito anche a studiare, chi potrebbe dirlo..

…ringraziando la casa giapponese per il poco spazio sulla sella della mia Honda Dominator, che costringeva la mia passeggera ad appoggiare un seno talmente fresco e turgido…

Avrei risposto ad una chiamata di lei in qualsiasi attimo, aspettavo una sua convocazione come uno smanettone attende un pomeriggio di sole a giugno; passavo a prenderla rigorosamente la Honda Dominator, che amava quanto me, e giravamo per giardini e belle strade, io quasi sempre furiosamente eccitato e ringraziando la casa giapponese per il poco spazio sulla sella della mia Honda Dominator, che costringeva la mia passeggera ad appoggiare un seno talmente fresco e turgido da provocarmi lividi sulla schiena per le volte che mi colpiva.

Ovviamente scambiammo i nostri interessi: io le registravo cassette di musica classica in selezioni trite e di bassa cultura, lei mi costringeva ad ascoltare Eros, io le propinavo Elio e le Storie Tese, all’epoca agli esordi, lei mi riempiva le balle con Ramazzotti.

Fu proprio al ritorno da un negozio di dischi, dove lei aveva prenotato tutti i vinili che le mancavano del cantante romano dalla voce nasale, che mi decisi a passare da uno degli stradelli che costituiscono per i fiorentini le vere arterie di collegamento della città. Questo che passa da Fontelucente collega la zona Stadio alla Valle del Mugnone, e quindi al Mugello, e permette di passare solo con macchine non molto grandi, oltre che, ovviamente come nel nostro caso, con la moto. Lei aveva un mio casco vecchio che le stava un po’ grande e non mi ero ricordato di registrarle almeno il cinturino: non si sfilava ma non era neanche molto sicuro.

Questo tipo di budelli in genere passa fra alti muri di giardini di ville, e oltre ad essere stretti offrono occasioni di svago a chi è un po’ spericolato, o come nel mio caso, decisamente coglione. Spesso ci sono curve a novanta gradi quasi invisibili, tanto che sembra a chi non li ha mai fatti che finiscano in vicoli ciechi, oppure dei veri e propri salti. La stradina di Fontelucente ne ha ancora oggi uno bellino, benché in quel punto sia, drammaticamente, a doppio senso! La mia passeggera si teneva con una mano a me, mentre con l’altra reggeva il prezioso carico di vinili. Io presi un po’ di rincorsa per fare il salto, la velocità per lei non era mai un problema, perché se sei bravo riesci a staccare tutte e due le ruote da terra. Ovviamente le feci “arreggiti”, solo che lei per farlo aveva una mano sola. Sentì quelle poppine premermi ancora più forte e spiccammo, per pochi decimi di secondo, il volo con la Honda Dominator, per poi frenare immediatamente per fare la curva in discesa successiva.

Io neanche mi accorsi che il casco le era salito all’indietro, strozzandola col laccino e impedendo alla mia compagna di gridare. Lei non avrebbe mai lasciato la busta coi dischi, né tantomeno poteva lasciare me, e riusciva solo a ridere mentre si sentiva soffocare. Per fortuna rallentai un po’, riuscì a sistemarsi il casco, e io la sentì finalmente che rideva, divertita e per niente preoccupata del rischio che aveva corso. Fermai la Honda Dominator, mi spiegò cosa le era successo, io mi preoccupai tantissimo, poi cominciammo a riderci sopra insieme, ma a ripensarci ancora oggi mi vengono i brividi. Invece di mollarmi lì e mandarmi giustamente affanculo, mentre io mi sentivo mortificato per il rischio che aveva corso, lei mi mostrò quanto si divertiva a stare con me, di quanto la mia irresponsabile coglionaggine la facesse stare bene, di quanta sicurezza e serenità le davo.

Cosa è successo poi con la mia deliziosa e meravigliosa conquista dell’epoca non starò qui a raccontare; di come si cambia, si cresce dall’adolescenza a tutto ciò che viene dopo e cosa significa sentirsi baciati in bocca, almeno una volta, dalla Fortuna. Dirò solo che l’episodio di Fontelucente e tanti altri, che ci permisero di sentirci così complementari, ci hanno fatto conservare di quel periodo un ricordo indelebile, che ancora oggi, sono sicuro, portiamo profondamente inciso e custodiamo gelosamente.

La Honda Dominator tre anni dopo, lasciò il posto ad uno splendido Superténéré. Le moto sono oggetti, è giusto che vadano e vengano, se possibile. Le persone, i sentimenti e i ricordi rimangono.

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