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Yamaha T7

Le straordinarie concept bike del Salone e “l’effetto Jovanotti”

Sono degli straordinari esercizi di stile, che spesso anticipano la produzione. Si tratta delle concept bike, forse mostrate per sondare l’opinione dell’utenza.

E va bene, lo ammetto, questa volta ho accusato il colpo. Mi ero ripromesso di non cascarci più e ho tenuto duro, non mi sono inginocchiato ai piedi dell’addetto stampa di turno supplicando di farmela provare, almeno sentirla accesa, o almeno darmi un’anticipazione precisa sulla data di uscita, per farmi ibernare finché non avessi potuto guidarla.

Io ho accusato il colpo, dicevo, ma Yamaha a questo giro con la sua T7 ha picchiato veramente duro!

Mi piace anche il nome, perché ti dice Ténéré, che rimane un’icona assoluta al pari di nomi come Tuareg, Africa Twin, Djebel, Elefant, G/S, ma non proprio e non solo. T7 anche a scriverlo scopri che è un segno grafico, un esercizio di stile, tanto semplice quanto efficace, così come quella moto tanto minimale e semplice nelle forme che l’unico desiderio che ispira è poter scegliere quale fra le strade sterrate che conosci vorresti violentarci per prima: “la porto subito fra Radda e Castellina; anzi no, sulla Linea Gotica; o meglio, da Londa al Gualdo!”

Vedere una concept bike così riuscita, nell’appassionato, suscita sentimenti contrastanti di frenesia e frustrazione, eccitazione e tristezza. Sì perché anche se si ha il portafogli pronto a subire il dovuto salasso, la concept è come una bella gnocca che non ti farai mai, semplicemente perché è un prototipo, che a volte ha un motore vuoto; un esercizio di stile che spesso non vedrà mai neanche la luce, almeno in quella forma tanto arrapante.

Inutili i proclami degli appassionati che sui vari forum si stracciano le vesti promettendo di comprarla appena uscirà, che preparano la tenda per appostarsi fuori dal concessionario. Quella rimane una concept bike.

Molto probabilmente, nel caso dovesse infine davvero essere realizzata in una versione stradale adatta alla circolazione perderà gran parte del fascino appesantita con targa, fanali degni di questo nome, frecce, specchietti e dovrà rispondere a criteri di mercato quali una sella abitabile, una coppia gestibile, una protezione dall’aria sufficiente, la capacità di carico essenziale nell’uso quotidiano che una moto come l’erede della Ténéré deve per forza avere.

Ormai, dopo tanti anni di saloni, e dal momento che le cotte per una moto nuova (fortunatamente) si continuano a prendere a ogni età, sono riuscito a fare il callo e darmi una calmata all’entusiasmo iniziale, accettando la dura realtà che quella che vedrò dal rivenditore sarà solo una banale e commerciale imitazione del gioiello che ruota al centro dello stand di turno. Ancora una volta, mi torna così in mente quello che chiamo “Effetto Jovanotti”, perché mi torna sempre in mente i versi della sua canzone rap nella quale diceva

La sera becchi una

in discoteca

la rivedi la mattina

e ti sembra una strega

In ogni caso, invece che una bella e magari difficile da gestire stronza per pochi, la T7 stradale potrà essere una autentica nuova icona che tanti motociclisti ameranno per la facilità di guida. D’altronde per la mia vecchia Ténéré 660 è stato proprio così, e questa T7 sembra proprio la degna erede.

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Le concept bike e “l’effetto Jovanotti”. La Ténéré 660 di Kiddo.

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