Cadere in moto: come lo dici, lo dici, fa sempre girare…

di Pier Peio

Voglio il nome, il cognome e l’indirizzo di quel signore che ha inventato la ghiaietta e poi se non chiedo troppo che venga legalizzato l’omicidio per una manciata di secondi o anche per un po’ di più, come nel film “La Notte del Giudizio”.

Sì, perché oggi a causa del più subdolo e letale degli elementi presenti in natura mi sono steso con la Califfa! Questa volta praticamente da fermo, metto un piede a terra e la ghiaietta tanto fine da risultare invisibile a occhio nudo fa il resto.

Da quando ti rendi conto che il baricentro: “da bar in centro”, si è trasformato in una bettola di periferia è che l’equilibrio è irrimediabilmente compromesso, a quando rovini a terra, il tempo sembra dilatarsi e ti ritrovi ad abbinare il nome di vari personaggi biblici a una serie di animali da allevamento zootecnico alla velocità della luce.

Poi il tonfo, sordo, sinistro, un delicato mix di clangore metallico e di ossa che scricchiolano! Poi il silenzio, afono e irreale, tutto intorno. In silenzio fai l’appello degli ossicini e una volta verificato che son tutti presenti, lentamente ti rialzi, tiri su la moto e la metti sul cavalletto, intanto nella tua testa le moltitudini celesti: angeli, prelati, chierichetti e sacrestani stanno a braccetto con vacche maiali e puttane e ballano allegramente il can can.

Ma non è su questo che mi voglio soffermare, quanto sul termine cadere! In lingue e dialetti vari che renda l’idea di quanto sopra apostrofato e in una sola parola: in francese tomber, vien subito voglia di toccarsi i bagigi. Ricorda chiaramente una tomba! In milanese si dice toma, che se dici a Torino: “Ho preso una toma” aspettano di vedere un formaggio. Mentre appunto in piemontese la toma milanese si può dire, lembare, drukà e poi per indicare una caduta rovinosa: “krapatass”! In genovese, kazze, keutu … Forse il termine ha origine dal giapponese: kami – kazze!

Tranquilli, nella caduta non ho picchiato la testa, sono così di mio, dalla nascita. Ma se Pieraccioni ha fatto il film “Ti amo in tutte le lingue del mondo” io potrei pensare di scrivere, appunto: Cadere in tutte le lingue del mondo!

Per quanto riguarda il tempo immediatamente dopo e la varietà di epiteti possibili – e che io stesso ho verificato quasi infiniti – vi rimando a un’altra puntata.

 

 

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