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Itinerario dell’ascetismo: eremi e abbazie fra Firenze Arezzo

di Kiddo

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Un amico fanatico della masturbazione cercava ogni tanto di persuadermi in merito alle bellezze dell’autoerotismo: “se vuoi andare forte vai forte, se vuoi fermarti ti fermi, pensi a chi ti pare e nessuno ha da ridire, ma vuoi mettere?!”

Io non ero del tutto convinto del preferirlo allo stare insieme a qualcuno durante l’atto sessuale, però devo ammettere che a volte si sente il bisogno di prendersi un po’ di tempo per stare da soli, e rinunciare occasionalmente all’uscita in gruppo, magari per cucire un itinerario che unisca i luoghi dell’eremitaggio, quelli dove gruppi di persone, in epoche diverse, hanno scelto di vivere la propria fede in ascetismo, innalzando al Signore meravigliosi templi di preghiera, ospitati in affascinanti luoghi immersi in impervi territori, da cucire con un itinerario percorso

In perfetta solitudine

Partiamo dal più fiorentino degli Eremi, già menzionato su Moto On The Road in occasione della Motobenedizione del 1° gennaio: l’Abbazia di Montesenario. Nel 1234 sette ricchi nobili fiorentini decisero di rinunciare ai loro beni terreni per fondare sul monte del preappennino toscano un monastero, ove ritirarsi in meditazione e preghiera.

Abbazia di Monte Senario

Sono tuttora visitabili anche con stivali e tuta di pelle perché vicini al piazzale di ingresso le grotte dove erano soliti ritirarsi, nonché l’affascinante Via Crucis. In epoca rinascimentale l’abbazia venne ampliata e divenne famosa per la ghiacciaia che consentiva ai Medici di Firenze di stupire gli ospiti, nel pieno della calura estiva con un’invenzione rivoluzionaria: il gelato!

Monte Senario via Crucis

A dire il vero ai più incolti e prosaici ragazzotti del luogo il monte che deve il suo nome ai numerosi asini che si dice lo popolassero in epoca remota rimane un riferimento per il mitico panino al prosciutto dello spaccio e la gemma d’abete bianco, liquore se non taumaturgico e propriamente miracoloso almeno in grado di allentare i freni inibitori delle occasionali fidanzatine con le quali sono soliti appartarsi nelle frescheggianti verzure del luogo.

Abbandoniamo queste edificanti meditazioni per ritornare all’Olmo di Fiesole e scendere verso Pontassieve, dove imbocchiamo la salita per il Passo della Consuma, noto fin dal 1903 per le gare in salita, vero spartiacque delle province e delle culture di Firenze e Arezzo e celebrato per la celeberrima “stiacciata”. Lasciamo quasi all’arrivo sul Passo la strada principale per imboccare la forestale che in quattordici chilometri di asfalto bucato e bruttissimo a causa delle forti nevicate dello scorso inverno ci porterà all’Abbazia di Vallombrosa. Nata nel 1036 per opera di San Giovanni Gualberto, un ricco fiorentino ha subito innumerevoli ampliamenti, incendi, la soppressione dell’ordine monastico da parte di Napoleone, l’invasione del folto popolo motorizzato degli accampati del mitico pratone nei mesi estivi.

Vallombrosa

Oltre alla bellissima (e sempre deserta) chiesa, e alla vasca dei pesci rossi, merita una visita la strada che riprendiamo in direzione di Secchiata che si immerge nel bosco e dona un momento veramente magico in ogni giorno dell’anno a chi vi si avventura. Anche questa purtroppo risente dell’impietoso inverno trascorso, e destreggiandoci fra buche e brecciolino svalichiamo verso Montemignaio, dove ammiriamo lo splendido spettacolo delle montagne del Pratomagno.

Vallombrosa, ingresso chiesa

Atterriamo al Castello di Montemignaio, che ospita il 20 di agosto la festa dentro le mura del castello. Si paga all’ingresso una borsa di gettoni di plastica che dà diritto ad una serie pressoché infinita di degustazioni, piatti tipici e dolci fatti in casa dalle stupefacenti massaie del luogo. Ovviamente acqua e vino a volontà mentre si passa da una piazzetta all’altra per assistere ai numerosi spettacoli dal vivo a tema medievale. Si esce di solito affidandosi al provvidenziale amico astemio che guida la macchina al ritorno. Impedibile.

Castello di Montemignaio

Ci immergiamo definitivamente nel casentino per attraversare il comune di Castel san Niccolò, che a Strada in Casentino a cadenza biennale a fine settembre organizza una bellissima mostra della pietra lavorata.

Attraversiamo la Piana di Campaldino, che nel 1289 vide le armate di Firenze guelfa e Arezzo ghibellina scontrarsi nella celebre battaglia alla quale partecipò anche un giovane Dante Alighieri, che ne rimase sconvolto.

Ingresso la Verna

Il nostro viaggio all’insegna dei luoghi dell’ascetismo ci porta invece fuori dai centri abitati di Ponte a Poppi e poi Bibbiena per dirigerci per i 24 avvincenti chilometri di curve spesso in contropendenza verso Chiusi della Verna, dove sorge in cima ad una rupe dalla quale si osserva la vallata del Casentino il complesso fondato da San Francesco da Assisi.

All’interno di una grandiosa struttura che ospita il monastero francescano e la chiesa si può ammirare la galleria di dipinti che descrivono la vita del santo che qui visse dentro una grotta, ricevette le stimmate e morì. Impossibile non rimanere affascinati dalla sacralità e dalla maestosità del luogo e della natura che lo circonda, nonostante niente sia costruito per suscitare meraviglia bensì per una precisa funzione inerente alle necessità della vita dei monaci.

Interno Verna

Ignoriamo il forte richiamo delle pieghe del valico dello Spino, che tuttora ospita le gare del campionato di salita e torniamo verso Badia Prataglia attraverso lo splendido scenario delle crete che si disegnano in prossimità del paesino di Rimbocchi.

Ad un occhio attento, si svelano incantevoli angoli di fresche pozze scavate dall’acqua nel terreno friabile. Al Rifugio che difficilmente troviamo aperto al centro di un tornante si possono gustare dei ravioli esattamente a metà fra il tortello del Casentino e la piadina romagnola, perfetto esempio di questa terra a metà fra le due regioni geografiche; sembrano l’omologo alimentare di uno di quegli strani animali preistorici poi estinti. Il raviolo ornitorinco.

Eremo di Camaldoli

A Badia Prataglia affrontiamo la bellissima serie di curve in direzione di Soci e risaliamo infine per l’abitato di Camaldoli a 3 chilometri dall’omonimo Eremo: quarta e ultima tappa del nostro viaggio della solitudine, della meditazione e del gas.

Proprio lo sforzo fisico dovuto alla guida del nostro adorato mezzo a due ruote ci impone finalmente una sosta, che consigliamo nel giardino della Locanda dei Baroni, dove si gustano tagliatelle ai porcini e una bistecca da antologia, oppure le famosa tagliata di manzo. Se siete un bel gruppo di motorazze si può prenotare all’indirizzo locanda@itrebaroni.it.

Osteria Camaldoli

Per smaltire un po’ e non rimontare in sella appesantiti dal cibo e dal vino consigliamo vivamente la stupenda passeggiata (da evitare nei mesi estivi con la tuta di pelle) di 3 chilometri per salire fino all’Eremo, dove fra strade selciate in pietra e affascinanti ponticelli di legno si ripercorrono i passi dei monaci camaldolesi e si scoprono i luoghi dei Santi che hanno eretto il monastero. Oppure si può fare in moto l’asfaltata che la interseca. Il monastero, abitato da monaci in stretta clausura, è visitabile con guida che parte ogni ora per scoprire le (confortevoli) celle che hanno ospitato i monaci in tempi antichi e la orribile chiesa barocca.

Pieve di Romena

Ritorniamo verso Ponte a Poppi, il suo bellissimo castello e poi Pratovecchio, dove attraversiamo un fiume Arno giovane, appena uscito dalle sorgenti del vicino Falterona. Vale una piccola deviazione la visita alle rovine del castello di Porrena e alla bellissima Pieve di Romena, di chiara influenza romanica per tornare infine in direzione di Firenze dal paese di Stia sulle meravigliose curve del valico di Croce ai Mori, che esaurirà ogni fregola alla guida della moto portando i nostri sederi stanchi fino al Mugello. E ad altri, fantastici posti da visitare.

Castello di Porrena – Pratovecchio

Abbiamo percorso, da Firenze e tornando, circa 250 km, ma fra piccole deviazioni e strade che invitano ad allungare il giro mettetene in conto almeno 300, e senz’altro prendetevi il tempo di almeno una giornata piena per le infinite cose da vedere e scoprire. Alcune strade potrebbero essere chiuse a causa di frane, quelle della forestale possono essere chiuse senza preavviso, se avete una moto adatta alle strade bianche questa porzione di territorio consente numerose divagazioni. Impedibile l’ascesa da Ponte a Poppi fino a Secchiata oppure da Eremo di Camaldoli a Badia Prataglia.

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