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Farsi le vecchie

 

di Carlo Nannini (Kiddo)

Mi piace farmi le vecchie, appena mi capita l’occasione me ne porto una a casa.

Di solito le porto in garage, perché a portarle in camera c’è sempre qualcuno che ha da ridire, e si rischia che facciano sporco.

Spesso ci metto le mani. A loro piace, hanno sempre bisogno di una bella ripassata dopo tanti anni che nessuno le guardava più: le ungo, le sgranchisco, spesso faccio loro qualche regalino. Niente di importante o costoso, si intende; magari qualcosa rimasto da un’altra vecchia che mi sono fatto in precedenza. Ma anche un piccolo oggetto luccicante su tutte quelle ammaccature dell’età risalta come il più bel gioiello, e loro ne vanno fierissime: qualcuno ha dimostrato che possono ancora piacere, che qualcuno le apprezza ancora.

Loro lo sanno, che sono una delle tante, ma accettano sempre volentieri. Anzi di solito apprezzano sempre moltissimo che qualcuno riservi loro delle attenzioni che non ricevevano ormai da tanto tempo. Da quando erano delle novità, l’ultima arrivata, quella alla quale tutti aspiravano ma che solo pochi fortunati potevano avere.

Poi passa il tempo, da oggetto del desiderio si passa alla maturità, si diventa una delle tante, infine sei bollata: vecchia! E nessuno ti guarda più. Al massimo, si ricordano di te se proprio eri bella, sennò vai nel dimenticatoio.

Mi piace strapazzarle, le vecchie. Si lamentano, si piegano, cominciano a gemere in tanti modi, qualcuna comincia a perdere pure qualcosa: una protesi, una giuntura.

Spesso puzzano in maniere imbarazzanti, e gli amici te lo fanno notare, sentendosi in imbarazzo a uscire con te, che ti porti sempre dietro qualche vecchia.

Ma che ne sanno loro, sempre con quelle sciacquine che non hanno storia, cuore, anni di passione alle spalle. Spesso sono fredde e incapaci di emozionare davvero.

Le vecchie, coi loro bozzi, le rughe, le crepe, gliela puoi leggere addosso la loro storia, e ne hanno sempre una da raccontare.

Spesso sono flaccide, sgonfie e molleggiano un po’ dappertutto ma è bello anche adattarsi, prendere i loro tempi.

Le vecchie ti perdonano sempre un po’ tutto. A loro non importa se non hai delle prestazioni esaltanti, se qualche volta hai meno voglia e lasci che siano loro a pensare a tutto. Devono già sentirsi fortunate che qualcuno ancora le trovi desiderabili e voglia montarle.

Le vecchie poi costano poco, se non hanno bisogno di tante cure, perché quasi nessuno le vuole più, ma fanno il servizio.

Certo fino a che non cominciano a rompere troppo le scatole, se cominciano a pretendere troppe attenzioni, altrimenti conviene mollarla lì, e andare a cercarne un’altra.

Tanto, di vecchie disponibili, è pieno dappertutto.

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