Winter Heroes, vorresti non finisse mai

Una lirica poetica di Kiddo, per il tracciato dell’Eroica percorso durante la Winter Heroes, accompagnata dalle foto di Claudio Falanga
di Carlo Nannini (Kiddo) 
foto Claudio Falanga
Percorri la lunga strada bianca ben battuta che corre sul crinale di una collina che emerge da un mare di onde verdi, spaccate in alcuni punti da una creta argillosa, il contakm segna i 100 all’ora,  ma te non lo vedi perché sei in piedi sulle pedane, attaccato al manubrio sapendo benissimo che domani avrai un forte dolore ai muscoli delle spalle per lo sforzo prolungato al quale non sei abituato da parecchio tempo. Troppo tempo!
Lontano dalle menate, dal lavoro,  dal computer e dal cellulare,  da uozap e da feisbuc, dalle cose da ricordare e dagli impegni; lontano dalle stampelle le calze antitrombo (ci credo che si chiamano così…chi si tromba un omo con le autoreggenti? !) e dalla fisioterapia. Eppure tutta la strada che hai fatto ti ha portato lì.
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Winter Heroes, vorresti non finisse mai
Le palle sul tappo del serbatoio,  le spalle e la testa oltre il cupolino, la moto neanche la vedi più,  ci sei solo te e la strada sterrata. E cazzo che nessuno si provi a venirti a raccontare che non stai volando!
Il curvone con visibilità piena, prima a destra poi a sinistra, spingi il manubrio appena dalla parte dove gira la strada, levi appena di gas, schiacci il peso sulla pedana interna, e la moto comincia a girare, ridai il gas e senti il posteriore che derapa,  mentre insisti controsterzando. Sposti il peso dall’altra parte, come se tu ballassi, e ripeti l’operazione.
Perfetto: te, la moto, il movimento, l’armonia, tutto.
E semplicemente,  vorresti non finisse mai.
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Vorresti che quel momento, il ricordo, fosse una Cosa, che puoi prendere lì in quel momento,  metterla nel borsello legato dietro la moto e portatelo a casa; ogni tanto tirarlo fuori, ammirarlo, magari assaggiarlo dandogli un morso giusto per ricordarti il gusto, il sapore,  perché ti consoli nei momenti tristi o solo ti ricordi che c’è stato.
Invece è solo una sensazione,  un’emozione. La cosa più impalpabile che esiste e forse per questo in assoluto la più preziosa, forse perché siamo fatti solo di ricordi, ed è tutto quello che abbiamo.
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E allora cerchi di fissarlo più a lungo possibile, quel ricordo,  facendo in modo che quelle due proteine nel tuo cervello che dovranno mantenerlo siano legate a filo doppio, come il fiocco delle scarpe del tu figliolo quando esce di casa la mattina per andare a scuola e per riuscirci cerchi di fare esperienza di “qui ed ora”, ovvero ti concentri su quella sensazione così piena, così perfetta, così impalpabile. Così preziosa.
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La lunga strada sterrata finisce, ricominciano le case, l’asfalto, la normalità.
Te hai fatto un nodo con due filamenti di aminoacidi; il tuo piccolo tesoro.

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