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Non è tutto asfalto quello che si pesta, e nemmeno fango… resoconto di una gita con il GS R 1200 RT

Stavolta la fortuna, unita ad un pizzico d’esperienza ha pagato. Già, a rimetterci, per così dire, è toccato al collega Carlo Kiddo. 

di Amedeo Roma

Ma procediamo per passi. Arriva la telefonata dal direttore, Claudio, che mi comunica che ci sono le due nuove BMW da provare, bene, anzi ottimo, la voglia di salire in moto è sempre tanta, solo che mentre stiamo parlando al telefono sono affacciato alla finestra. Mentre parlo rifletto, si va bene aver voglia di moto, ma fuori fa proprio freddo, il termometro non supera i 6 gradi, anche a coprirsi bene, ovviamente con l’abbigliamento tecnico indicato….un tantino di freddo passa lo stesso. Claudio mi comunica la moto che mi spetta, la nuova R 1200 RT, mentre al Kiddo tocca saggiare la R 1200 GS Adventure….mi è andata bene…penso. Non perché non mi piaccia l’endurona Adventure, esagerata nelle dimensioni, pesante, alta, e certamente meno protettiva della R 1200 RT, che sarà meno affascinante, ma è certamente anche meno impegnativa da provare. Il Kiddo, invece, che ha un pochino meno esperienza di me nei test, è carico come una “molla”, e le ragioni le conosco tutte. Ama i viaggi “duri”, è stato anche un’endurista, l’anno passato ha anche partecipato al corso di guida in fuoristrada organizzato proprio da BMW. E qui c’è la prima merda acciaccata dal mio socio, ovviamente nell’essere così euforico nel provare la GS. Non ha messo in conto diversi aspetti, il primo è che io avrò più protezione al freddo: la R 1200 non fa passare un filo d’aria con quella carena anteriore da transatlantico, poi, proprio come le navi di lusso, non mancano certo i confort, per inciso sella e manopole riscaldate. Insomma, per una volta sono contento di aver preso la moto più “facile”.

Con il Kiddo ci si incontra a metà strada, a Sasso Marconi, per poi salire al Passo della Futa. Con me c’è il fotografo, con lui arriva il suo amico Dario. Alle 9.30 siamo entrambi all’uscita del casello dell’autostrada, io ho già percorso 105 km, da Reggio Emilia, lui grosso modo la stessa distanza, io ho le “chiappe” calde grazie alla sella riscaldata, lui meno…molto meno. Ci si raffronta su dove andare a provare le moto, si discute anche dove è meglio soffermarsi per fare le foto, infine si discute su come è meglio realizzare le riprese per i video. Alla fine quello che ne esce fuori è che a chi tocca veramente farsi il mazzo è soprattutto al Kiddo. Si la mia moto, la R va in strada, punto e basta, quindi il percorso da fare è tutto asfaltato. La GS è una tutto-terreno, poi questa è la versione Adventure, una parte del percorso deve essere necessariamente in fuoristrada, sia per saggiarne le sue caratteristiche di guida sia per farci qualche bella foto da ruote “tassellate”.

Via, si parte! Saliamo verso il Passo della Futa, un tantino di sole c’è, ma l’asfalto è bagnato, e il terreno nei boschi sono fangosi…fangosissimi direi. Povero Kiddo, penso. Dopo un’oretta e mezza d’asfalto, ora ci si ferma, è il momento del GS. Cambio casco per l’endurista che, infreddolito, imbocca una strada bianca e pian piano sparisce lungo un percorso che passa nel bosco. Dopo qualche minuto non si sente più il suono “sordo” ma robusto del GS. Passa una mezzoretta, il tempo giusto per riprendere fiato e far due chiacchiere con il fotografo, e finalmente si risente avvicinarsi il rumore, il Kiddo è di ritorno; dopo poco la sua sagoma compare, appena fuori dal bosco. Si ferma, mette la moto sul cavalletto, e con passo lento si avvicina ad masso, è chiaro che è affaticato.

“Sei ritornato finalmente” gli dico, lui aspetta qualche secondo poi mi risponde, con ancora il casco indossato: “oh è stata dura veramente, è pieno di fango da tutte le parti”. Dopo qualche minuto, il tempo è sempre tiranno, ci sono da fare le foto statiche. Ovviamente il GS merita di essere fotografato, sporco com’è, direttamente su un percorso fuoristradistico. Il fotografo consiglia al Kiddo dove posizionare la moto; sale in sella, accende due metri e posiziona la moto per le foto.

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Carlo e Dario

Il fotografo non è soddisfatto:” Carlo va girata, altrimenti non riesco, devo avere il sole alle spalle io”. Il Carlo ormai è stremato, sta pensando alla mia R 1200, ne sono quasi sicuro… Risale in sella rigira la moto, ora però è andato troppo avanti, deve venire indietro di qualche metro. Non ce la fa…da solo, d’altra parte la GS da spostare ti fa “venire” i muscoli alla Schwarzenegger, figuriamoci ad uno che ha appena fatto più di mezzora di mulattiera. Interviene il suo amico Dario, ci penso io….”ti tiro io dal maniglione”. Pochi secondi…e ciack….seconda merda acciaccata…questa volta vera, probabilmente di una mucca….

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Cacca acciaccata

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