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La sega mentale della velocità massima

Prima o poi ci siamo passati tutti: il mito della velocità massima

di Pier Peio

Ci siamo passati tutti è inutile negarlo: voler andar sempre più forte, nello specifico, in moto e prima ancora in motorino, da bimbi, perché a 12 anni non si è ancora ragazzini.

Ai miei tempi le notizie erano frammentarie in merito a come si poteva elaborare il proprio mezzo. Il web non era stato ancora inventato e mancavano i soldi per comprare le riviste. Quindi, si origliavano i discorsi dei più grandi, si ficcanasava nei loro garage, facendo un sacco di domande, ovviamente erano stupide e inopportune e spesso più che risposte si rimediava qualche calcio nel culo.

L’idolo di noi tutti era il Clementino: più grande di noi; era biondo come Sting e il suo Gori 50 cross era anche lui “giallissimo”. Una sera lo sentii parlare di spianatura della testa. Corsi a casa, smontai la testa del Motobecane 50 di Mamma Vittoria, la serrai nella morsa e con la mola a disco, spianai la testa, però dalla parte sbagliata, nel senso che con la mola a disco abbassai le alette di raffreddamento di un paio di centimetri, poi via il filtro dell’aria e i getti del carburatore sempre più grossi che non sortivano nessun vantaggio, perché notoriamente, più la carburazione è ricca e meno il motore rende.

Quelli erano i primi sintomi della “vélocité ” (il mito della velocità massima) che poi la malattia divenne sempre più conclamata e invece di spendere in medicinali per curarsi, dilapidai interi patrimoni in espansioni, in moto più potenti, da elaborare poi sempre e comunque prima di passare alla cilindrata successiva e naturalmente maggiore, appena anagrafe e patente lo consentivano.

Vicky, la Moto Guzzi Nevada di Peio
Vicky, la Moto Guzzi Nevada di Peio

Le mie 2 Guzzi mi hanno guarito: la Vicky, la Nevada. Quest’ultima, infatti, a 87.000 km ha deciso di non indicarmi più né i Km percorsi, nè tanto meno la velocità massima raggiunta. Toccato quel chilometraggio, mentre pensavo: “per la prossima primavera siamo a 100.000..” si è spaccato il rinvio dello strumento. Informato subito in merito al costo del ricambio: 120 euro più iva, ho deciso che la moto funziona benissimo anche senza lo strumento funzionante e che l’avrei mantenuto in avaria: infatti a 2000 giri sono a 50 km/h per regolarmi con i velox.

 

Laura, la Moto Guzzi California
Laura, la Moto Guzzi California

La stessa sorte è accaduta anche per Laura, la California e non si fanno torti o differenze. La velocità ora non è più un valore necessario, la velocità giusta è quella che mi consente di viaggiare per ore senza indolenzirmi il collo e senza affaticarmi. La velocità giusta è danzare in scioltezza per le strade delle mie colline sino al tramonto, perché da quando sono in pensione non porto più l’orologio, il rolex è posteggiato nella sua scatola in un cassetto, da qualche parte, in casa. Il mio metro per misurare il tempo è il sole e i crampi di fame allo stomaco, la rinuncia all’orologio non è per tirarmela a fare l’easy rider a tutti i costi ma semplicemente non mi serviva più.

Lo spazio e il tempo, non vanno determinati o misurati, vanno semplicemente: vissuti. A chi non è capitato di fermarsi in moto e incontrare il moccioso di turno che ti chiede: “bella moto, quanto fa ?”. La mia risposta con il sorriso sulle labbra è sempre la stessa: “è vecchia, fa quel che può ma finché va’ .. lunga vita ai suoi pistoni!”

Il frugoletto, mi guarda perplesso, ovviamente non ha capito nulla ma spero che la sera a cena chieda al babbo: “papà cos’è un pistone?” se ciò accade la mia missione è compiuta!

 

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