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Giungla metropolitana

Rimango sempre affascinato dalle foto avventurose pubblicate su facebook da diversi viaggiatori.

Per alcune – che ritraggono percorsi al limite della follia, ai margini di uno strapiombo con un metro al massimo di carreggiata sterrata e sassosa – ho un sentimento di stima e disapprovazione al tempo stesso.

Recentemente ho avuto modo di considerare anche quanto un percorso cittadino sia pieno di insidie e preoccupazioni.

Mi è capitato pochi giorni fa a Lisbona, quando ho avuto la malsana idea di recarmi nel quartiere Alfama in moto.

Dovete sapere che questa è una delle mie zone preferite della capitale portoghese. Case antiche di un quartiere che, seppur in centro, è popolare; vicoli piastrellati dalle classiche mattonelline bianche, i caratteristici tram che si arrampicano sferragliando, e per i quali ogni volta scarico mezza scheda della mia Canon.

Non senza difficoltà mi sono inoltrato nella selva di sensi unici di strade larghe un paio di metri.

Trovare un parcheggio all’Alfama è già di per se un’avventura. Le strade in forte pendenza non sono la cosa più raccomandabile per una moto e di parcheggi comunque neanche l’ombra.

Con un po’ di fortuna ho trovato posto – di certo non consentito – in uno spazio quasi piano, giusto il tempo di mangiarmi un piatto di bacalao con la moto a vista e al riparo dalla pioggia che scroscia improvvisamente.

Ed ecco l’avventura metropolitana: nello scendere dal quartiere che domina la parte sud di Libona, mi infilo in una serie di stradine in fortissima pendenza. Le mattonelline bianche bagnate sembrano avvolte da sapone di Marsiglia e le verghe del tram a scartamento ridottissimo (circa un metro fra esse) sono il peggio che si possa immaginare.

Un po’ di abitudine l’ho fatta sul pavé di Milano, “slallomando” tra i binari dei nostri ben più grandi tram, ma qui è un’altra cosa.

Il clou dell’avventura in un passaggio con un tram dietro e uno che arriva davanti, in presenza degli scambi che occupavano il poco spazio fra un binario a l’altro. La stradina perlopiù a schiena d’asino impedisce di percorrere la parte esterna delle verghe.

L’esperienza mi ha insegnato che mettere entrambe le ruote sul binario, soprattutto se questo ha un bel dislivello con la parte carrabile, equivale a caduta sicura.

La moto che guido, un BMW GS 1200 con passeggero e bagagli a bordo, secondo un mio calcolo approssimativo pesa attorno al 450 Kg e con una pendenza attorno al 20% in caso di caduta continuerebbe serena la sua corsa.

Fortunatamente riesco a tenere le ruote nei pochissimi centimetri a disposizione e – non senza apprensione – raggiungo una carreggiata più agevole.

Vorrei fare una proposta: se la Dakar dovesse tornare in Europa, invece di farla partire dal litorale di Lisbona sarebbe più a tema avventuroso farla partire dall’Alfama.

 

 

ps

nella foto il tratto di strada agevole

 

 

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