Viaggiare in moto: fate il pieno a chilometri o a panorami?

Siete mangiachilometri da Guinness dei Primati che non “fanno più fermate neanche per pisciare”, o perditempo che si fermano a fotografare e a visitare qualsiasi cosa si trovi lungo la strada? A seguire un percorso nel Chianti con tanto di traccia gpx, a voi la scelta!

E’ sì più nobile spingersi oltre
con passo feroce e fretta nel sangue,
divorando miglia senza mai sostare
né conceder tregua al corpo che reclama
seppur l’umile sfogo dei bisogni terreni (cit. Francis Mc Gregor);
o indugiare a ogni svolta del cammino,
fermando l’anima davanti a un cielo che rapisce,
dissipando le ore e smarrendosi nella vana caccia
alla più degna schiacciata fragrante di finocchiona,
col pecorino che regna sovrano su queste terre.
Avanzare, dunque, o cedere al dolce indugio?
That is the question.

Pur tra millemila sfaccettature diverse, praticamente una per ogni motociclista esistente, ci sono due macro categorie tra coloro che amano viaggiare in moto, per quel che ci riguarda apprezzabili e praticate all’occorrenza entrambe: i culi di pietra tutto gas e chilometri, tappe lunghe, soste ridotte all’essenziale, si parte presto e si arriva tardi, e in mezzo c’è un nastro d’asfalto che scorre veloce sotto le ruote. È un modo intenso di viaggiare, la moto diventa uno strumento di attraversamento rapido, quasi una linea retta tracciata sulla mappa, qualche volta diventa una pura e semplice sfida. Solo che spesso, a fine giornata, resta la sensazione di essere passati da qualche parte, senza esserci mai stati davvero.

Poi c’è l’altro modo, quello più lento dei piacciconi fotopanoramici e contemplativi, anche parecchio curiosi. È il viaggiare in moto fatto di deviazioni, di fermate non previste, di soste fammi-una-foto-così-colì-e-colà ogni cento metri (praticamente l’incubo per ogni moglie/fidanzata) (oddìo, anche l’altro a dire la verità) (ci devono proprio voler bene!). È il viaggio in cui la moto non serve per arrivare prima o oltre, ma per arrivare meglio.

Insomma, oltre che “per spostarsi da un tavolo all’altro” (cit. il “Vispo”, un amico mio) la moto serve per macinare chilometri o per raccogliere storie?

Viaggiare in moto chilometri
Macinare chilometri più veloci possibile…

 

Viaggiare in moto panorami
…o prendersela comoda per gustarsi i panorami?

Rallentare serve anche per scoprire chicche nascoste

Ci è venuta in mente questa domanda esistenziale durante un giro apparentemente come tanti lungo le strade secondarie (ma anche terzarie) del Chianti, un territorio capace di riconciliare col mondo anche dopo la visione di un telegiornale in questi tempi malati, quando una semplice deviazione dovuta all’impossibilità di attraversare un fiumiciattolo imprevisto lungo il percorso, ci ha portati fin sotto al Castello di Staggia Senese. Un luogo sì imponente come tutte le rocche millenarie, ma che non urla la propria presenza, che non si impone con cartelli giganti o parcheggi affollati. Eppure è lì, solido e silenzioso, a raccontare secoli di confini e di strade contese in una Toscana meno patinata e più vera. Avessimo tirato dritto accelerando in cerca di record, sarebbe rimasto giusto uno sguardo fugace nella visione laterale del casco. Fermandoci, è diventato una storia. Tra l’altro raccontataci da una specie di custode tuttofare, personaggione che ancora non abbiamo ancora capito se è un pozzo di scienza da far impallidire Barbero o se è un istrione che si inventa un sacco di scemenze improvvisando tutto al momento.

Viaggiare in moto

Viaggiare in moto
La Rocca di Staggia

Poco prima c’era stata un’altra sosta: la Fonte delle Fate, nome che sembra uscito da una fiaba e della quale, pur trovandosi in quel di Poggibonsi, praticamente lungo le rotte del nostro viaggiare in moto abituale, ignoravamo completamente l’esistenza. Risalente al 1200, rimasta sotterrata per secoli, è venuta alla luce in tempi relativamente recenti durante gli scavi in una vigna. Suggestiva (ma anche un po’ inquietante per via di un’installazione permanente di Mimmo Paladino al suo interno), è una di quelle cose che non trovi se viaggi “a chilometri”, ma solo se viaggi “a curiosità”. Acqua, pietra, silenzio. Niente di eclatante, tutto essenziale, ma è lì che capisci quanto la moto, se usata con calma, sia una chiave incredibile per accedere a luoghi altrimenti invisibili.

Viaggiare in moto, perle nascoste

La Fonte delle Fate a Poggibonsi, una chicca nascosta

Elogio della lentezza

Scriveva Fernando Pessoa nel suo Libro dell’Inquietudine: “I viaggi sono i viaggiatori. Ciò che vediamo non è ciò che vediamo, ma ciò che siamo”. Viaggiare in moto non è solo muoversi nello spazio. È scegliere come guardarlo. Puoi attraversare una regione in un giorno e non portarti a casa nulla, oppure percorrere pochi chilometri e tornare a casa con immagini, incontri, racconti da custodire. Non è una questione di lentezza contro velocità, ma di presenza.

Alla fine, la vera differenza non la fa la distanza percorsa, ma ciò che resta quando spengi il motore. E spesso, ciò che resta, nasce proprio da una sosta imprevista davanti a un castello sconosciuto o a una fonte nascosta, che aspettavano solo qualcuno disposto a fermarsi.

Viaggiare in moto sosta foto

 

Per questo giro abbiamo seguito la traccia gpx dell’amico Nino Aiello, che trovate scaricabile a questo link (il file, no l’amico). La partenza è dal benzinaio all’ingresso dell’autostrada A11 Firenze-Mare perché è lì che ci siamo trovati, attraversa strade prevalentemente poco battute (perlomeno fuori stagione), e lungo il percorso potrete fermarvi anche presso la Pieve romanica di San Donato in Poggio e/o visitare il gioiellino medievale di Monteriggioni. Sempre che non abbiate fretta.

A proposito, volevamo andare a pranzo alla mitica Macelleria Dario Cecchini a Panzano, ma siccome abbiamo viaggiato mooolto lentamente, siamo arrivati che era quasi buio. Ma tanto lui sta sempre lì.

 

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One comment

  1. Carlo Di Liddo

    Gran bei posti, prevedo un giretto dal quelle parti…

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