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Fase 2

Meccanico moto, un lavoro che non si può improvvisare

Siamo stati presso l’officina OK MOTOR di Alfonsine, e abbiamo riscoperto il vero lavoro del meccanico moto, fatto di passione, perizia e sapienza.

Quando compri la tanto desiderata due ruote a motore, può capitare che il meccanico moto che si prenderà cura del nuovo mezzo nemmeno lo conosci.

In officina ci vai praticamente solo per i tagliandi. Parli prima con l’addetto al service, che compila i dati, ti comunica quanto sarà la spesa del lavoro, e nelle migliori delle ipotesi ti chiede se ci sono problemi da segnalare. Una prassi fredda,  professionale, che nulla lascia al desiderio di rassicurazioni del motociclista, attraverso la comprensione delle eventuali problematiche che si sono manifestate.

È così, non si può fare diversamente, bisogna abituarsi al fatto che spesso i meccanici di oggi sono dei buoni “tagliandisti” e utilizzatori di strumenti elettronici che monitorano freddamente il funzionamento delle nostre due ruote.

Eppure io amo ancora oggi parlare con il mio meccanico, raccontargli i difetti del mio mezzo, cercare insieme delle piccole migliorie da apportare.

Da Ok Motor prima ancora di iniziare, si discute sugli eventuali problemi di assetto

Proprio qualche giorno fa, sono andato da OK MOTOR, un concessionario che si trova ad Alfonsine (RA), che frequento ormai da qualche anno, per amicizia, ma soprattutto per la sua competenza sulle moto non recentissime.

All’interno del punto vendita, oltre ad una vastissima gamma di moto usate, c’è anche una buona scelta di moto nuove, diverse Honda Africa Twin 2019, una parte della gamma di moto Beta, molti scooter, con uno sguardo sempre più attento verso la mobilità a due ruote elettrica.

Ci troviamo in Romagna, una terra garbata, sorridente, dove oltre al buon cibo si respira ovunque la passione dei motori.

Da queste parti le moto le chiamano “il motore”, quindi attenzione se parlate con un meccanico al telefono, come è successo a me: “portami il motore che ci diamo un occhio”, in realtà intende  tutta la moto…

ok-motor continua il confronto sull’assetto del dominator

In ogni modo, le mie due Dominator pretendono di essere accolte in una casa amica, perché non gli basta il cambio olio e candela, ma vogliono attenzioni particolari.

Qualche giorno fa, vado alla concessionaria, ad attendermi c’è Giuliano, che oltre ad essere il titolare è anche il “sapere” della officina. Insieme a lui c’è il figlio Francesco, che lavora nell’azienda, ed ha una passione per i “motori” smisurata.

L’appuntamento è di quelli belli, mettere a punto la seconda Dominator, di cui Nadia Giammarco vi racconta spesso su Moto-OnTheRoad.

Sarà che siamo in clima di festività natalizie, sarà che c’è molta stima da parte di entrambi, ma quando Francesco mi propone di passare una giornata in officina, eseguendo parte dei lavori direttamente di persona, non sa di avermi fatto un bel regalo di Natale.

L’obiettivo della giornata è quella di dare un’occhiata generale alla moto, oltre ad abbassarla leggermente senza compromettere troppo l’assetto, per rendere più facile poggiare i piedi in terra.

Moto sul banco, fissata con le cinghie, è ora di mettersi a lavoro con il nostro meccanico moto.

Smonto i bulloni che fissano l’ammortizzatore, lo estraggo da sotto il forcellone, perché è possibile accedere alla regolazione del precarico della molla solo con l’ammortizzatore a banco. Lavaggio con kerosene-benzina e WD 40, una breve soffiata di aria, e sembra ritornato nuovo.

Ora tocca a Francesco, la sua perizia in questa fase è fondamentale, verifica che l’unità ammortizzante sia ancora in buono stato, certo sarebbe una buona cosa intervenire sull’idraulica, cambiare la molla con una con coefficiente di carico diverso, proprio per andare incontro alle esigenze di Nadia.

Il nostro meccanico moto interviene sul precarico della molla
Il nostro meccanico moto interviene sul precarico della molla

Ma si decide di provare con il materiale originale, quindi molla la ghiera che porta in compressione la molla, diminuendo la compressione di quest’ultima di circa un centimetro.

Al rimontaggio dell’ammortizzatore ci pensa direttamente Francesco, pulisce la bulloneria, lubrifica gli snodi della sospensione. Ogni tanto si avvicina al banco Giuliano, mi spiega con enfasi alcuni dettagli di quando si lavora accanto ad un “motore”.

In lui c’è quella passione che ti fa percepire come lui consideri i tuoi  mezzi al pari dei suoi.

Ora la moto è giù dal banco.

Giuliano prova eseguendo diverse pressioni sulla sella, una “pompatina” sull’anteriore e tutto sommato dice di essere soddisfatto. Decide che è il caso di abbassare anche la parte anteriore di un centimetro e mezzo, sfilando le forcelle dalla piastra del manubrio.

Una volta eseguito il lavoro, riprova, sale in sella, ora gli sembra tutto in regola.

Abbassiamo anche l’anteriore per ricreare l’equilibrio iniziale

È un confronto continuo, uno scambio di informazioni da Francesco, Giuliano e a me; un confronto appassionante che mi fa riscoprire la bellezza della meccanica fatta in questo modo.

Ora c’è da sistemare un bell’inghippo, la moto più bassa fa sì che diventi particolarmente instabile sul cavalletto laterale, va tagliato.

Moto nuovamente posizionata sulla rampa, io e Francesco diventiamo spettatori, mentre Giuliano si mette a tagliare il cavalletto in modo da far inclinare di più la moto quando la si parcheggia.

L’operazione non è banale, non basta il flessibile, Giuliano segna con un pennarello, l’esatta posizione del taglio, fa diverse prove, prima asporta un solo centimetro, prova, ma non basta, poi ne taglia un altro mezzo centimetro.

Trova uno spinotto di un vecchio pistone, e lo fa diventare una boccola di collegamento tra le due estremità tagliate, rinforzando il pezzo ma diventando anche un buon centraggio nel momento della saldatura.

Pulisce e svasa i due lembi da saldare in modo da creare un incavo di saldatura.

OK MOTOR ora tocca a Giuliano, “il chirurgo” entra in azione

Unisce salda, smeriglia e vernicia. Un lavoro perfetto non c’è modo di accorgersi del fatto che si tratti di un cavalletto tagliato. Ma visto che il Dominator è sulla rampa di lavoro, Giuliano si mette a controllare tutto, candela, freni, frizione.

Il bravo meccanico moto sembra un chirurgo in sala operatoria

Smonta il filtro dell’aria – “è da cambiare” – mi dice “avrà almeno dieci anni”. Non mi propone neanche un ricambio after-market, mi spiega che con questo genere di moto con carburatore a depressione, perché la moto vada bene il filtro deve essere originale.

Prova il comando dell’acceleratore, storce il naso. Lo trova “duro” non gli piace come scorre; potrebbe essere sporco il cavo, ma non esclude che ci sia anche qualche punto dove è schiacciato.

Smontiamo il serbatoio, poi si mette ad armeggiare sul carburatore, infine smonta il comando al manubrio. Risistema tutto, perché si accorge che non transitava bene proprio in una gola che fa da guida e che si trova sulla manopola. È una operazione fastidiosa rimettere i cavi al manubrio nella corretta posizione, ma lui lo fa con attenzione, lubrificando ogni punto di scorrimento.

Prova a ruotare la manopola e fa un bel sorrisone: “Ora sì che ci siamo sembra nuovo”. Provo anche io e beh, in effetti si fa la metà dello sforzo.

ok motor-sistemare il cavo dell’acceleratore è un lavoro che deve essere fatto con perizia

Rimontiamo tutto, serbatoio, plastiche, la moto è finita.

Giuliano si mette il casco, sale sul Dominator e scompare per qualche minuto.

Al ritorno, si ferma sul piazzale, mi chiede se ho cambiato le pastiglie dei freni, cosa che effettivamente ho fatto qualche mese prima. Mi consiglia di ricambiarle, perché quelle che ho messo non attaccano bene, lo sbaglio sta nel non aver installato quelle originali e su quell’impianto quelle che danno miglior risultato proprio queste.

Per il resto la moto è a posto – e mi spiega i motivi – convinto che il cliente debba essere istruito e partecipe di quanto si fa su una moto.

Questo modo di operare non è fatto solo con me (sì certo a me ha dato la possibilità di entrare nel suo mondo e di sporcarmi le mani)  ma è così per tutti i clienti, cosa che percepisco dalle numerose telefonate che riceve, in cui parla delle moto da lui accudite, come stesse parlando di persone di famiglia.

Ecco, questo è quanto di meglio possa esserci per noi motociclisti, avere un meccanico che è un vero appassionato, che va in moto, e che quando vede un “motore” sa che quel mezzo non solo ci deve portare in giro, ma ci deve regalare divertimento e sicurezza.

Questi artigiani sono un patrimonio, quasi una specie in estinzione da tutelare. E’ importante che il loro sapere e la loro passione si trasferisca alla nuove generazioni. Fortunatamente da Ok Motor  è così.

Se volete saperne di più su OK MOTOR qui trovate il loro sito ufficiale.

 

 

 

 

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