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“Motocicletta 10 HP”: intervista a Mogol

di Amedeo Roma

Un incontro fortuito ci permette di intervistare un personaggio riconosciuto da tutti come uno dei più grandi autori italiani di testi di canzoni: Mogol.

Questa è la storia e l’intervista.

Ore 8, sala di attesa dell’aeroporto di Fiumicino (Roma), volo con destinazione Lamezia Terme. Come al solito c’è da aspettare una mezzora prima d’imbarcarsi. Di fronte a me, seduto, intravedo una faccia conosciuta, parzialmente nascosta dal giornale che sta leggendo. Non sono sicuro, eppure quell’uomo mi sembra esser il noto Giulio Rapetti, più conosciuto come Mogol. Già, fosse lui ne sarei felice…molto felice. Le sue canzoni hanno accompagnato e accompagnano, ancora oggi, intere generazioni, con sorprendente continuità.  Finalmente ci s’imbarca, in fila di fianco a me c’è lui…Mogol. Incrocio i suoi occhi, un sorriso, e a voce bassa gli chiedo se è effettivamente Mogol. Lui, sorride, apre la carta d’identità e mi fa intravvedere il nome. È lui, non avevo dubbi.

In viaggio con Mogol
In viaggio con Mogol

Via si vola, non siamo vicini di posto, ma sono veramente contento, perché ho comunque incontrato quello che definisco una gran bella persona, a prescindere da quando siano stati magnifici i successi dei suoi brani, soprattutto quelli cantanti da Lucio Battisti.

Il giorno dopo sono di nuovo in partenza, lascio la Calabria e ritorno a Roma. In fila per imbarcarmi in aereo, scorgo nuovamente Mogol, che fortuna. Fortuna che mi accompagna ulteriormente, perché in aereo siamo vicini di posto. E così nasce una breve intervista…grazie Mogol.

Questa l’intervista a Mogol:

Da cosa nasce una canzone?

Dalla musica, nasce sempre da questa, il senso della musica va rispettato dal testo, non si può pensare a un testo che non c’entra niente con la musica quindi è nata prima la musica.

Da cosa nasce la canzone “Il tempo di Morire”, conosciuta più per il ritornello Motocicletta 10 HP, cantata da Lucio Battisti?

Il testo di 10HP non è autobiografico, è il testo di un ragazzo di paese, che non ha cultura, la cui passione più grande è la sua moto, ossessionato da una donna che desidera. Preso da questo desiderio, da quest’amore, da questa voglia di abbracciare questa donna, sacrifica la sua moto, che è il suo mondo, per averla una notte. È un discorso chiaramente così rude, così grezzo, dentro a una musica grezza, ma ha fatto un successo straordinario! Scrissi quel pezzo per relazionarmi a un livello molto basso, dove prevale il sentimento.

La collaborazione fra Mogol e Lucio Battisti fu una delle più produttive dal punto di vista artistico
La collaborazione fra Mogol e Lucio Battisti fu una delle più produttive dal punto di vista artistico

Quando ha scritto questo pezzo pensava di raggiungere un tale successo?

Io non lo immaginavo, non sono un esperto di marketing, io l’ho fatto per sensibilità, perché se uno cerca il successo seguendo il marketing, alla fine questo non arriva!

A che moto si era ispirato nella sua canzone?

Chissà che moto era. Già l’errore di base è aver detto 10HP, potevo dire benissimo 100HP. E’ la stessa metrica, dieci o cento, sono due note, la verità e che non so neanche bene cosa vuol dire HP… Ma ho poi scoperto che 10HP era anche per quei tempi era una potenza troppo bassa.

Come scrive i suoi pezzi?

E’ un discorso che ho già tenuto all’università di Perugia per stranieri, dove ho lavorato per un mese, e dove ricomincerò a settembre. Ho tenuto lezioni sulla poetica dei miei testi, perché questi hanno due o tre letture immediate, molte sono intuite magari in maniera errata. Io spiego invece il vero senso della cosa, dove tutto torna alla musica e anche il senso, voglio dire leggendolo attentamente non può che avere un unico significato, anche se le mie canzoni non sempre sono facili. Io non mi relaziono al pubblico, non lo faccio mai, invece scrivo della mia vita e di me, ho sempre fatto così e la gente lo percepisce. Capiscono che ci metto delle verità perché se io coniassi delle frasi a effetto, non riuscirei mai a penetrare la corazza della gente.

Ho letto che ha una scuola di musica, il CET, “Formiamo l’uomo per formare l’artista”. Che cosa insegnate?

E’ una scuola internazionale, dove lavoriamo molto con la cultura popolare ad alti livelli e insegniamo agli autori a rispettare prima di tutto il senso della musica.

La musica quindi è anche cultura?

È stata riconosciuta l’importanza della cultura popolare e non poteva essere altrimenti, perché se le accademie “fossero rimaste chiuse” com’erano prima, sarebbero rimaste sole. Questa cosa è stata capita, pensi solo al fatto che un libro di poesia se vende mille copie è un grande successo, una canzone arriva a 30 milioni di persone.

Lei è anche un motociclista?

Io ho una Yamaha 535, un custom.

Ma la usa ancora?

Certo che la uso! Ma io la mattina mi alleno sa?! E la domenica mattina gioco a pallone, gioco di punta e mi diverto. E’ un discorso di allenamento ed è l’unico modo di rimanere in attività, un ragazzo si può fermare, una persona anziana no. 

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