I vip della caffetteria al Salone del Gusto

Tra gli stand del Lingotto di Torino, anche Lavazza che, in prima nazionale, propone al popolo dell’espresso cinque ricette regionali reinterpretate dagli esperti del Training Center.

Bavareisa, Moretta, Caffè-padovano, salentino e alla nocciola. Cinque vip della caffetteria italiana che attraversano lo Stivale per darsi appuntamento a Torino. Al Lingotto Fiere, dal 25 al 29 ottobre, ripassa infatti Slow Food, con il Salone Internazionale del Gusto.

Tra gli stand anche Lavazza, che propone le nuove e “magnifiche cinque”. Si parte da vicino, con la Bavareisa, antenata del rinomato Bicerin. Uguali gli ingredienti – caffè, cioccolata e panna liquida – che però qui vanno mescolati, e non lasciati a strati come vuole il suo successore. La versione Lavazza, parte dall’Extra Bitter 63% di Guido Gobino sciolto a bagnomaria, che va mischiato al caffè, e coronato con panna, ingentilita da latte e zucchero. In abbinata, le paste di Meliga, biscotti con farina di mais, anche ottimi intinti nel moscato d’Asti, nel passito o nello zabaione.

Spostandosi nel padovano, il caffè trova invece una strana abbinata con la menta. Nel bar senza porte, il Pedrocchi, l’aroma del chicco si esalta con sciroppo di menta, schiuma di latte e una spolverata di cacao amaro. Il Training Center Lavazza mantiene gli ingredienti, ma sceglie di dare ad ognuno una sua individualità. E così crea una ganache alla menta ottenuta da cioccolato bianco, panna e menta bianca, spatolata poi sulla parete del bicchierino e affiancata dall’espresso su cui si spolvera il cacao. Per mettere qualcosa sotto i denti, ci si rivolge invece all’Artusi, dal cui ricettario si tirano fuori come conigli da un cappello gli Zaeti, dal colore paglierino per l’abbinata tra farina di mais, burro, zucchero e uvetta.

A Fano, invece, si scopre la Moretta, che è espresso, anisetta, rhum, zucchero e scorza di limone. Un mix nato per corroborare i marinai e che Lavazza reinventa con spuma di anice, rhum e brandy da unire a latte intero e panna, adagiata sull’espresso, e da servire rigorosamente in bicchierino, come chiede la tradizione. Sopra a tutto la scorza di limone candito e, nel piattino accanto, le Beccute, biscotti con frutta secca, preparati per la prima volta ai tempi del Leopardi.

Per un sapore più estivo, si scende verso il mare del Salento, i cui lidi hanno visto nascere l’espresso con ghiaccio e sentore di mandorle. Lavazza lo innova unendo un gelato fior di latte “Lait” della Gelateria Alpina a pasta di mandorle tostate. Con un mantecatore crea un ciuffo di gelato, da disporre sul fondo del bicchierino. Su questo si versa il caffè caldo, in cui intingere i biscotti di Ceglie, nati nel brindisino.

Il viaggio finisce quindi con il sapor della nocciola napoletana. Se quello tradizionale è solo un caffè guarnito con pasta di nocciola, quello Lavazza parte da una crema creata montando caffè, zucchero e pasta di nocciole, da adagiare sull’espresso e servire con i Raffioli. Letteralmente “ravioli” sono stati inventati nel Settecento dalle suore del monastero di San Gregorio Armeno, per festeggiare il Natale. Chiedono un ovale di pan di Spagna ricoperto di glassa bianca o di marmellata di albicocche, eventualmente farcito di ricotta, scorza di cedro candita, cioccolato e pistacchi.

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