Monferrato in off-road? Si può fare!

Uscita in moto in un sito patrimonio dell’Unesco. Ecco le mie emozioni nel fare il Monferrato in off-road.

Cosa c’è di meglio per provare moto e gomme nuove se non un lungo giro in Piemonte, percorrendo il Monferrato in off-road?  Entrato a far parte nel 2014 nei siti riconosciuti dall’UNESCO come Patrimonio Mondiale dell’Umanità, il Monferrato è un territorio con una lunga tradizione storica legata alla cultura del vino.

Compreso nelle province di Alessandria e Asti,  si distingue, oltre che per l’eccellenza gastronomica, per la coltivazione di vitigni come il Ruchè, il Barbera, il Nebbiolo e il Grignolino. Con delle premesse come queste, l’idea di trascorrere un’intera giornata in sella tra viti, colline e castelli medievali, non può che entusiasmarmi e farmi persino passare per un attimo la paura di non riuscire a gestire la moto in condizioni come queste.

La partenza da Vignale Monferrato

 

C’è chi arriva direttamente in moto, chi con furgoni o carrelli

Il ritrovo è in mattinata a Vignale Monferrato e per chi arriva con carrelli e furgoni c’è la possibilità di lasciarli in un parcheggio a 300 metri dal punto d’incontro. Il tempo di salutare vecchi amici e nuove conoscenze e inizia il briefing in cui ci viene spiegato come si svolgerà la giornata e alcune regole base per permetterci di trascorrere il tempo insieme nel migliore dei modi.

Veniamo suddivisi in tre gruppi che vengono formati in base all’esperienza del pilota e al tipo di moto. Ogni gruppo avrà una guida e una scopa (termine usato per indicare la persona che chiude il gruppo). Due foto per i posteri e si parte!

 

Io faccio parte del terzo gruppo, quello con l’andatura diciamo “più lenta”. E a me va bene così: oltre a non avere una grande esperienza in fatto di off-road, voglio godermi ogni momento di questa giornata che attendo da tanto.

Poche curve asfaltate per lasciarci il paese alle spalle e siamo subito in mezzo a un paesaggio bucolico fatto di strade bianche che sembrano pennellate in mezzo alle dolci colline che ci circondano. I filari iniziano a tingersi di verde e nonostante la forte siccità di questi ultimi mesi, la terra sembra un’esplosione di vita.

Monferrato in off-road, tanta bellezza ma anche polvere

La siccità, già. Le guide ci avevano avvisato che, viste le condizioni del terreno, avremmo tirato su un gran polverone e difatti così è stato. A nulla è servito consigliarci di tenere una maggiore distanza perché, persone in testa a parte, abbiamo mangiato tutti una gran polvere e non solo io che sono notoriamente l’ultima del gruppo.  La traccia si snoda poi attraverso la visita di alcune delle ormai note panchine giganti del Big Bench Community Project che proprio qui in Piemonte ha visto la luce.

Pausa in una delle Panchine Giganti incontrate lungo il percorso

 

Ma tra una salita e qualche caduta (le mie, visto che non sempre mi fermo nei posti più idonei per farlo), giungiamo all’ora del pranzo. Il luogo scelto, manco a dirlo, è circondato da splendidi colli che ricordano alcuni angoli della Toscana. Il cibo è ottimo e a parte lo scambio di qualche piatto vegetariano con quello di chi mangia solo proteine (o erano i carboidrati, non ricordo) fila via tutto liscio e noi possiamo ripartire per la seconda parte del tour.

Con lo stomaco pieno e il caldo torrido di un mese di maggio che sembra più quello di luglio, inizio a sentire la fatica e ho bisogno di fermarmi per recuperare un po’ di forze. Le pause fortunatamente non mancano: la prima al bialbero del Malvasia di Casorzo dove tiriamo il fiato all’ombra di questo strano ciliegio cresciuto sulla cima di un gelso (il bialbero appunto) e poi al fresco delle mura che circondano il bellissimo Castello di Montemagno.

Veduta del Castello di Montemagno

 

Il giro nel Monferrato in off-road volge al termine

E così anche la seconda parte del giro volge al termine e io inizio a prepararmi per il rientro verso casa. Il resoconto della giornata è davvero positivo: i paesaggi sono stati meravigliosi, il cibo buono , le staffette hanno funzionato (la regola per cui, prima di attraversare un incrocio, si guarda che ci sia la persona che ci segue e, nel caso non ci sia, la si aspetta per essere sicuri che prenda la direzione corretta) e le guide erano presenti ogni volta che ce n’è stato bisogno, fosse anche solo per aiutarmi nel fare manovra o dare dei consigli su come affrontare una discesa.

Ma più di ogni altra cosa, l’essere tornata a casa con ancora il sorriso stampato in faccia, mi dà la conferma di aver trascorso una piacevolissima giornata in mezzo a persone come me appassionate di bei luoghi, di buon cibo e ah sì, anche di moto.

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