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In viaggio con papà, nel sud della Francia

testo e foto di Lino Nitri

E’ una fredda domenica di fine inverno quando, in sella alle nostre moto, Fabrizio ed io siamo sulla statale Regina che costeggia il lago di Como.

Alla solita fermata per la pausa caffè, lui mi confida il desiderio di portare con noi in vacanza, alla prima occasione, il figlio Andrea.

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L’idea di iniziare al mototurismo il giovane ragazzo in verità stuzzica entrambi.

Le mete ipotizzabili, sia in Italia che all’estero, sono numerose, ma non trovavano parere unanime e, purtroppo, il caffè si sta esaurendo.

Bisogna quindi giungere ad un accordo! Lasciando perdere le destinazioni troppo impegnative, ecco venirci in mente finalmente una meta adatta: il sud della Francia.

Trascorsi pochi mesi, riusciamo finalmente a ritagliarci una settimana di vacanza, al termine della chiusura delle scuole, dribblando i vari impegni di lavoro e familiari. Il giorno della partenza la sveglia per noi squilla a notte fonda. Ancora assonnati, avvolti dal buio, saliamo in sella alle nostre motociclette, per dirigerci sull’autostrada per Genova, tracciato storico per gli smanettoni di un tempo, che noi percorriamo in tutta sicurezza.

La costa ligure ci consegna il mare argenteo dall’alba nascente. Senza indugi, ci portiamo sulla A10 direzione Savona, dopo aver effettuato il primo rifornimento della giornata. Ripreso il viaggio verso ovest, superiamo Alassio, Imperia, Sanremo, Ventimiglia, il “virtuale” confine di stato con la Francia (ma oramai la dogana non esiste più, dopo l’avvenuta unione europea). Viaggiamo a buon ritmo ed i chilometri sul mio cruscotto aumentano velocemente: 100, 200, 300, e le ore di guida trascorrono senza quasi rendermene conto, facendomi perdere ogni riferimento temporale  (Fabrizio, arguto qual’è, mi diagnostica la sindrome da vacanza!). Poco oltre, ci accoglie il cielo terso della Costa Azzurra.

Dopo aver lasciato alle nostre spalle le splendide località di Mentone, Montecarlo, Nizza e Cannes, superate le quali, incontriamo la ventosa Provenza: Frejus, St. Maxime, Port Grimoux e St. Tropez, centri turistici che meritano certamente più di una breve sosta di poche ore. I rapidi trasferimenti autostradali (nel rigoroso rispetto dei limiti di velocità imposti in Francia, verificati dalla presenza della severa polizia stradale), ci portano dapprima a Brignoles e poi ad Aix-en-Provence, dove decidiamo di fermarci per la pausa pranzo in un’area di servizio. Comodamente seduti intorno ad un tavolo da pic-nic, all’ombra dei pini marittimi, diamo fondo al nostro frugale pasto, circondati dall’incessante e monotono canto delle cicale.

Risaliti in sella, riprendiamo il nostro viaggio, direzione Salon-en-Provence, per poi deviare sull’autostrada A54, verso Arles. Stimolato da questa nuova esperienza, il nostro nuovo compagno di viaggio Andrea collabora con noi, controllando il percorso sulle cartine stradali, ed aiutandoci nei rifornimenti di carburante, chiedendo informazioni sul percorso; esperienza utile per apprendere i “rudimenti” del mototurista. Nel tardo pomeriggio, giunti finalmente a destinazione, ci lanciamo alla scoperta della città. Il centro storico sorge intorno all’anfiteatro romano (Les Arenes) e alle terme di Costantino, ed è caratterizzato da stretti viottoli in cui le case ed i negozi hanno pareti con tonalità color pastello, che mettono in evidenza ancor più il colore verde intenso delle foglie ed il rossi dei gerani, esposti sui balconi.

La nostra breve visita si interrompe allorquando percepiamo nell’aria il caratteristico acre odore di un barbecue. Attrazione fatale. Poco oltre, si materializza davanti ai nostri occhi un bistrot in cui sono servite succulenti bistecche di toro ai ferri, accompagnate da contorno di verdure. Dopo tante ore di viaggio e chilometri percorsi la giornata non poteva avere migliore conclusione. Prima di rientrare in albergo, controlliamo l’itinerario del giorno successivo.

La meta? Il parco della Camargue! La Bouches du Rhòne. Un territorio stupefacente, sotto il profilo naturalistico, in cui si possono incontrare i cavalli bianchi tipici della regione e i neri tori da combattimento, allevati allo stato brado, tra macchia mediterranea, canneti e laghetti d’acqua salmastra popolati da innumerevoli specie di uccelli acquatici: fenicotteri rosa, gabbiani, gallinelle d’acqua, trampolieri. Il mattino seguente siamo sulla provinciale sud-est in direzione delle Salins de Giraud, alla foce del Rodano, a Port St. Louis, alla scoperta del territorio.

Un habitat, la Camargue, che è un susseguirsi di stagni, saline, e dune di sabbia. Il girovagare che dura per ore nelle stradine bianche e polverose interne, ci porta a Les Saintes Maries de la Mer, centro balneare di riferimento della regione, che affascina per le sue spiagge assolate ed attira i turisti con i sapori dei piatti in cui dominano gli aromi delle erbe provenzali unite al pesce ed alle carni alla griglia; piatti che risentono della tradizione culinaria della vicina Spagna (come la paella). Le elevate temperature pomeridiane (+37°C all’ombra!) bloccano ogni nostra ulteriore iniziativa per il pomeriggio, consigliandoci una lunga ma apprezzata sosta, prima di rientrare al nostro hotel di Arles. Il percorso del nostro viaggio prosegue quindi in Linguadoca, sulla statale D572 che porta a St. Gilles, e quindi ad Aimargues, Montpellier, Sète e Agde, per poi entrare in autostrada a Beziers, sulla A9, e quindi deviare a Narbonne, sulla A61, direzione Toulouse. Pochi chilometri più avanti, ecco apparire davanti a noi Carcassonne, con le sue imponenti mura fortificate, coronata sullo sfondo dalla sempre più vicina catena montuosa dei Pirenei.

Il sole è ben oltre l’orizzonte, quando i nostri motori finalmente si spengono a Lourdes (Midi Pirenées), centro pulsante del cattolicesimo mondiale.

Avvolti dalla mistica atmosfera di quel luogo, visitiamo la grotta dell’apparizione, in religioso raccoglimento, alla tenue luce delle candele, uniti alla silenziosa moltitudine di fedeli presenti sul piazzale. Il nostro viaggio a questo punto prende la via del ritorno, dapprima verso Tarbes, sulla nazionale N21, fino ad incrociare la dipartimentale D632, un tratto con asfalto in perfette condizioni, caratterizzato da saliscendi e ampie curve, con ottima visuale, un’occasione troppo invitante per non dare libero sfogo alla nostra insaziabile voglia di guidare. Purtroppo il tempo peggiora nel giro di poche ore, con una pioggia che scende via via sempre più copiosa, costringendoci ad indossare velocemente le nostre tute impermeabili. Nonostante le pessime condizioni meteorologiche, decidiamo di proseguire il nostro viaggio. L’esperienza di decine di migliaia di chilometri percorsi in tanti anni di mototurismo in tutta Europa ci ha temprato ad affrontare anche questa difficoltà. Per cercare di rendere meno impegnativo il percorso, a St. Gaudens entriamo nell’autostrada A64 e percorrere le rimanenti tre ore di viaggio, prima di giungere a destinazione, a Nimes.

A sera le precipitazioni, che ci hanno accompagnato per tutta la giornata (km 450), finalmente cessano, consentendoci così di spogliarci del nostro ingombrante abbigliamento e ricercare, con tutta tranquillità, una sistemazione per la notte.

Dopo una meritata doccia calda, mitighiamo lo spirito del motociclista divoratore di chilometri, con un’opportunità di cultura che offre questa splendida città, visitando i monumenti d’epoca romana come la Maison Carrè, la splendida Arena, l’acquedotto romano e le numerose gallerie d’arte che incontriamo nelle vie del centro.

L’ultimo impegno della giornata ci vede riuniti davanti ad una birra (e una Coca Cola per Andrea), a pianificare il percorso della prossima tappa. Ci attendono le Alpi. Chilometri previsti 220, tutti su strada statale.

Prima fermata, Avignone, dominata dalla presenza grigia del Castello dei Papi.

Usciti dal centro abitato, dopo poche decine di km, siamo già sulla D900, che ci porta velocemente alle valli del Verdon, nel bacino della Durance, a Les Salles sur Verdon, sulle sponde del lago di Saint Croix.

Un’area caratterizzata da imponenti massicci rocciosi, con strapiombi e crepacci, testimoni silenziosi di apocalittici eventi geologici risalenti a milioni d’anni fa che, non di rado, consentono di imbattersi in resti fossili di conchiglie e pesci. Da non perdere, la “Route des Crétes”, un tortuoso tracciato che, risalendo le ripide pareti dei canyons, segue il percorso del fiume Verdon, offrendo panorami mozzafiato.

Nel tardo pomeriggio veniamo sorpresi da un improvviso temporale che ci obbliga a ricercare frettolosamente riparo, pochi chilometri più avanti, in un albergo, in cui decidiamo di pernottare. La nostra profonda quiete viene interrotta bruscamente all’alba, dallo squillante ed impertinente suono della campana della chiesetta proprio di fronte alla finestra della nostra camera.

Per fortuna ci accoglie una splendida giornata di sole e la cosa non ci disturba più di tanto. Dopo aver indugiato più a lungo del dovuto sull’inesauribile buffet della colazione, risaliamo in sella ai nostri mezzi, per dirigerci a Castellane, sulla D908, e quindi a Barcellonette, sulla ritrovata direttrice alpina D900. Percorso che ci porta direttamente al confine di stato con l’Italia, al Col de Larche, mt 1991 (Colle della Maddalena). L’ascesa ci vede immersi in uno straordinario scenario alpino, caratterizzato da boschi di conifere e alte vette. A fondovalle incontriamo Borgo San Dalmazzo, e poi Cuneo, Alba, Asti e Alessandria, entrando in autostrada sulla A26, per percorrere gli ultimi 150 km che ci separano da casa, dopo otto giorni di vacanza e poco meno di 3000 km percorsi. Arrivati nel cortile e spente le nostre moto, mentre siamo ancora indaffarati a scaricare i bagagli, i nostri pensieri sono già rivolti alla prossima avventura, con il nostro nuovo compagno di viaggio, Andrea.

(dedicato ad Andrea Rusconi, da papà Fabrizio e zio Lino)

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