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El MUNDO MAYA 2010 (seconda parte)

testo Pierpaolo Consigli, foto Luigi Tonon

Quando entriamo in Antigua la bella città coloniale circondata dai suoi tre vulcani, dopo tanta pioggia c’è finalmente un bel sole ed incontriamo una  folcloristica banda musicale di ragazzi in “divisa bianca”, che marciando  festosa  al rullio dei tamburi, attraversa  le vie della città.

Antigua brulica di vita,  negozi e di turisti  anche europei tra cui anche diversi italiani. Non si contano gli alberghi i ristorantini, gli atelier di vario tipo, tutti ben inseriti in case multicolori, quasi tutte  ad un piano, con gerani ed inferriate lavorate alla finestra.

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Ma  la nostra destinazione  del giorno e’ Chichicastelango, la piccola cittadina ad oltre 2000 metri di quota dove ogni giovedi’ si tiene un animato mercato che richiama la popolazione indígena da tutte le vállate vicine: non potevamo mancare di fare la visita.

Arrivati  a Chichicastenango , entriamo a piedi tra le viuzze ed incontriamo molte “tienda” di articoli  per  turisti ( stoffe, huitiles, oggetti in cuoio, monili in argento e giada, maschere ed altri oggetti in legno),ma  nel mercato ci sono anche i posti dove i local comprano le cose che servono a loro  giornalmente  usando l’ antica  tecnica del baratto  e dello scambio.

Percorrendo  così le stradine  che portano al mercato, si arriva alla  Chiesa di S. Toma.  E’ la Chiesa principale di Chichi ( che infatti viene chiamata S. Toma) che ha una particolarità :  oltre ad essere una Chiesa cattolica, e’ anche luogo di culto per l’ antica religione indígena.

E proprio quando siamo arrivati noi, sulla scalinata d’ ingresso  della chiesa , ma anche all’ interno  sotto l’ unica grande navata,  si stavano svolgendo strane celebrazioni con incenso, fiori profumati lanci di acqua verso le teche dei santi, sputi, trascinamenti sulle ginocchia ed altre arcaiche esternazioni che ci hanno sorpresa e d incuriosito non poco: veramente coinvolgente!!

Girando lo sguardo dall’ alto della gradinata sulle sottostanti  vie brulicanti di gente, siamo colpiti dagli incredibili  colori  della mercanzia esposta. Banchetti di frutta e verdura si mescolano  con  oggetti di artigianato di cuoio colorato, pietre  lavorate , articoli e maschere finemente scolpiti in legno, stoffe dai colori sgargianti , scarpe , vestiti  ed oggetti usati, insomma non manca proprio nulla  in questo straordinario mercato di Chichicastenango e capiuamo perché è diventato famoso.

Condividendo i tavoli con la gente locale  divertita dalla nostra presenza tra di loro, mangiamo riso e pollo  cercando di non guardare  dove si lavano e preparavano i piatti  e mettendo come sempre a dura prova  i  nostri  indaffarati  anticorpi . Vedremo più avanti  nel viaggio che esausti,  richiederanno un indispensabile  aiuto di  potenti dosi  di fermenti lattici .

I BAMBINI DI GRANADA

Dopo  aver attraversato il Guatemala, il San Salvador e l’ Honduras si arriva finalmente ad un’ altra delle tappe importanti del nostro viaggio: Granada. La città del Nicaragua dove si trovano i bambini della comunità con la quale Valerio Morellato opera con la sua missione umanitaria che abbiamo tutti noi preso a cuore.

Arrivati inzuppati d’ acqua in albergo, sono le 18 quando facciamo conoscenza con Janin  e Juan, i referenti nicaraguensi di Valerio Morellato con i quali ci accordiamo per andare l´indomani a visitare una delle scuole che aderiscono al progetto: quella del Pantanal a 4 km dalla città.

Le case coloniali spagnole in  Centroamerica,  sono quasi tutte simili ed anche quelle di Granada si presentano  con una facciata bassa (uno o al massimo due piani), con belle finestre  con inferriate  e  vasi di fiori. All’interno  le varie stanze e il ballatoio,  si affacciano  spesso su un cortile interno quasi sempre  molto curato  con  fiori , piante e perfino alberi  piuttosto grandi come palme, eucalipti, etc.

Alle 9 con Janin e Celiana partiamo  quindi per andare al Pantanal, un barrio molto povero di circa 10 mila persone dove si trova la Scuola Primaria “Josè de la Cruz”.

Al cancello veniamo subito accolti da un nugolo di bambini  festosi  che ci aspettavano sul cortile desiderosi di conoscerci,  sono in buona parte  quei piccoli studenti  raccolti nel barrio che partecipano al progetto  di alfabetizzazione  iniziato dal padovano  Valerio Morellato.

Visitiamo  così le varie aule  incontrando  i bambini  nel loro ambiente scolastico durante le  lezioni  e ci meravigliamo per la loro disciplina ed attenzione che dedicano al loro insegnante. Ascoltiamo le loro poesie  e  canzoncine  a noi dedicate  fotografandoci  assieme  a loro ed ai cartelloni  di benvenuto che hanno preparato per noi.

Siamo tutti  molto coinvolti  e commossi da quella accoglienza  calorosa  e spontanea  che quei bambini hanno voluto riservarci . Conosciamo anche alcuni dei  loro insegnanti  impegnati in quel momento a fare lezione; sono Mario, Juanita, Martin, Juan , pure  loro come i bimbi a cui fanno lezione, vivono nello stesso barrio e questo è fondamentale  per essere meglio ascoltati e seguiti nel loro programma di istruzione.

Accompagnati da Juan, un educatore volontario che è nato e vive nel barrio, andiamo poi a trovare  i “ninos” nelle loro povere abitazioni poco lontane.  Ci arriviamo percorrendo  viottoli  sconnessi  in mezzo al fango ed alla sporcizia  del luogo incontrando una vicina all’ altra  povere baracche in lamiera o legno,quasi tutte  senza luce ed acqua corrente .

Veniamo presentati alle famiglie che ci accolgono con un sorriso e manifestazioni di simpatia . Notiamo  in  tutti  oltre alla gentilezza anche la grande dignità e i tentativi di mantenere  la propria  casa pulita ed in ordine.  Ci sono panni stesi lavati in ogni cortile e nonostante l’ evidente  povertà, si nota  sulla gente l’ attenzione nella cura della propria persona.

LE SPIAGGE DEL COSTARICA

Del Costarica abbiamo conosciuto alcune spiagge che si affacciano sul Pacifico ed in particolare Playa Tamarindo una delle località balneari più turistiche del Costarica e forse dell’intero Centro America. Tutta la costa questa zona infatti,  è prodigo di belle spiagge e specialmente  di “onde Lunghe” che richiamano surfisti e vacanzieri da tutto il mondo. Oltre naturalmente  ai costaricensi , moltissimi  sono gli americani  e gli  europei , che arrivano qui o nelle vicine spiagge di Playa Negra o  Playa Avellanedas per praticare  surf.

Anche qui come in tutto il Centroamerica, sembra non mancare la droga (Marijuana, ganja,coca) e gli  alcoolici  naturalmente scorrono copiosi.

C’è anche da dire  che nonostante  gli alberghi, i ristoranti  ed i negozi siano molto eleganti  ed anche lussuosi, le strade  sono spesso non asfaltate, piene di buche  e con fango visto che piove spesso, con poca o quasi nulla manutenzione .

PANAMA

Attraversiamo tutto il territorio del  Costarica composto da campi coltivati a riso, piantagioni di palme da dattero e banane, paesaggi mozzafiato sulle spiagge del Pacifico, rigogliose foreste fluviali sui ripidi versanti montuosi, modeste ma graziose abitazioni bianche e dopo quasi seicento km con poche fermate tecniche per uno spuntino, una bibita e per fare benzina, arriviamo alla frontiera di Panama.

Prima di giungere alla nostra destinazione finale di Panama City visitiamo alcune località come la “Nueva Suiza” : una zona sulle pendici del Volcan Baru’ dove all’ inizio del secolo scorso arrivarono diversi contadini svizzeri ed anche se ora gli svizzeri non ci sono più, sono invece rimasti i segni tangibili della loro presenza nel tempo passato. Le loro belle vacche di razza bruno alpina ,grandi produttrici di latte, che popolano numerose i verdi pascoli, i tipici tetti elvetici  molto spioventi delle case che contrastano certamente con la diversa architettura degli altri villaggi incontrati.

La strada sale di quota  inerpicandosi fino ai mille ottocento metri del Cerro Punta da dove prendiamo il sendero des Quetzales che diventato sterrato, ci  consente di apprezzare le qualità dei nostri mezzi  nel fuori strada salendo fino ai 2300/2400 metri  di quota.

L’ intera zona attorno al Volcano Baru’ ( che non riusciamo purtroppo mai a vedere in quanto sempre avvolto  dalle nuvole),  e’ in realta’ un ‘ incredibile gigantesco  orto dove le famiglie che vi abitano producano in grandi quantita’ : insalate, cipolle, fagioli, sedano, carote, patate, ecc. ecc. C’è molto movimento perché gli abitanti della pianura vengono regolarmente a rifornirsi di ortaggi riempiendo le loro auto di cassette strapiene di ortaggi.

Aguadulce è un’ altra località dove ci siamo fermati  prima di arrivare a Panama, per salutare alcuni parenti di Maurizio e Luigi. La cittadina non offre molto come attrattive paesaggistiche ma è comunque il più importante centro del Panama sia per lo zucchero, per il sale, ma soprattutto per gli allevamenti di camarones (gamberi) dove vengono allevati in grandi quantità  e spediti in tutto il mondo, Italia compresa.

Finalmente  a Panama!  La meta è stata raggiunta: EL MUNDO MAYA 2010 MOTORAID si può considerare  terminato.  DA LOS ANGELES  a PANAMA CITY   Maurizio e Alessandro hanno percorso km   8.400.

Tutti gli altri che sono partiti invece da Veracruz, di km ne hanno percorsi  quasi 5000.

La visita di rito per le foto al “Puente” ed alla “Esclusa Miraflores ” : il sistema di tre chiuse che permette alle navi, con un sistema complesso di sollevamento ad acqua, di superare il dislivello di decine di metri  esistente  tra i due oceani, completa il tour di Panama City.

Il canale è ancora in fase della  ristrutturazione  iniziata nel 2007 e da pochi mesi  un consorzio d’ Imprese tra cui l’ italiana  Impregilo , si è aggiudicata  i lavori  per la costruzione di  due nuove serie di chiuse  che permetteranno  nel 2014,  il passaggio  anche  delle  navi  di grande tonnellaggio.

Il progetto per l’ampliamento del Canale  che rappresenta una delle opere di ingegneria civile più grandi e importanti del XXI secolo realizzata grazie all’ ingegneria Italiana,  una volta tanto ci fa sentire  fieri di essere italiani!

Non manchiamo di visitare anche “Casco Viejo”, il nucleo storico della vecchia città spagnola, oggetto di due importanti interventi: il recupero delle vecchie, malandate  e decadenti case coloniali, sovvenzionato dall’UNESCO,  e  non meno importante, l’impegno della municipalidad   per il recupero del “degrado umano”  collocando  decine di poliziotti ad ogni angolo   della città per scongiurare furti, rapine, omicidi e vendita di droga.

Piano piano Casco Viejo sta ritornando al suo antico splendore architettonico ed umano e noi, come semplici turisti in cerca di souvenir o foto da scattare, siamo stati inconsapevolmente  testimoni  di questa rinascita.

Imbarcate le moto nel container, prendiamo il volo per l’ Italia portando con noi oltre ai souvenir anche i ricordi e le emozioni dei momenti trascorsi assieme in questo nuovo splendido viaggio.

leggi la prima parte

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