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11.000 miglia in Africa (prima parte)

Transafrica NordSud 2008

Prima parte

da sinistra: Luigi Tonon, Tommaso Lampitelli, Maurizio Pistore, Luana Zuin, Paolo Caldon

I protagonisti :

Maurizio, motociclista e capospedizione.

Paolo pilota di pik-up e di parapendio.

Tommaso motociclista e valente meccanico.

Luigi medico, fotografo e storiografo.

Luana unica donna e grillo saggio del gruppo.

Mezzi di trasporto :

Vettura pick up Mitsubishi L 200 del 1999 con 300.000 Km.

Honda Africa Twin del 1993 con 75.000 Km.

KTM 950 adventure del 2003 con 45.000 Km.

I mezzi sono rodati

Una domenica d’inverno di quelle che la moto te la puoi solo immaginare, un gruppo di amici si trova a sognare di viaggi, avventure e solidarietà. Nasce così, semplicemente, e senza altro motivo, se non la passione, il Motorbike Adventure Team, costituito da motociclisti diversi per esperienza, età e professione. La solidarietà prende il sopravvento su ogni altro aspetto e l’incontro con Luca Iotti, motociclista esperto d’Africa e presidente dell’ONG “Bambini nel Deserto ONLUS” è determinante.  L’ONG si ripropone di migliorare le condizioni di vita dei bambini nei paesi in via di sviluppo e questa finalità viene sposata dal team che si impegnerà d’ora in avanti a raccogliere fondi e materiale da destinare a progetti umanitari .

Questa l’origine del “ TransafricaNordSud 2008 ”: un ambizioso ed impegnativo raid che partendo da Padova, attraverso 10 nazioni, ha portato i cinque partecipanti, dopo 57 giorni e oltre 17.500 Km, al mitico Capo di Buona Speranza.

L’itinerario del viaggio con le principali tappe

Il viaggio inizia il primo giorno di luglio da Prato della Valle di Padova, dove dopo una breve cerimonia salutiamo i nostri amici e partiamo alla volta del porto di Civitavecchia.

Durante l’attraversata ci rendiamo conto che finalmente si sta concretizzando un sogno coltivato per anni.

La Libia ci accoglie

L’emozione si mescola alla paura , la consapevolezza di non aver mai affrontato un’esperienza del genere, due mesi di viaggio attraverso paesi sconosciuti con persone che in comune hanno inizialmente, solo il programma di viaggio è un’ esperienza che può mettere a dura prova il fisico  e i rapporti interpersonali. Quando per entrare in Tunisia, passiamo ore su ore sbattuti da un ufficio all’altro, ci realizziamo che la nostra meticolosa programmazione non ha tenuto conto dei tempi e della burocrazia africana. Arrivati al posto di frontiera alle 18, otteniamo l’autorizzazione di attraversare il paese solo alla fine della successiva mattinata, con 100 € in meno, un ritardo di mezza giornata rispetto al programma  e tanto nervosismo.

In queste condizioni, affrontando  48 C ° di temperatura, ci rimettiamo velocemente in strada con un unico desiderio: raggiungere prima possibile la Libia, dove ci attende il nostro accompagnatore. L’attraversamento della frontiera allunga di  tre ore la tappa di 850 Km che ci attende.

La strada sembra infinita , il caldo soffocante è mitigato dalla brezza che proviene dal mare invitante che  scorgiamo in lontananza. Finalmente ci accampiamo e la stanchezza non da spazio ai pensieri e alle riflessioni, esausti ci addormentiamo. Il giorno successivo, con una temperatura mai al di sotto dei 44 C°, arriviamo alla frontiera egiziana e dopo assurde lungaggini burocratiche – il cui unico scopo era di alleggerirci di 400 € – la varchiamo.

La targa

Finalmente in possesso della targa egiziana ci lanciamo sulla strada costiera e dopo un centinaio di Km ci accampiamo in una zona defilata e alle 4 del mattino scivoliamo fra le braccia di Morfeo.

L’abbraccio dura solo un paio d’ore, ci risveglia il brusio dei residenti che incuriositi si affollano attorno alla tenda, ci salutano meravigliati e ci offrono del the.

Risaliamo sui mezzi alla volta del Cairo dove per forza di cose dobbiamo recarci per ritirare il visto per il Sudan.

Il viaggio è stressante sembra non finire mai, sfioriamo Alessandria con il suo mare di un turchese indescrivibile e le sue invitanti spiagge bianche, lasciamo con un pezzetto di cuore, ma proseguiamo.

Il Cairo ci accoglie col suo caotico traffico e ci regala in lontananza la vista delle piramidi di Giza.

Fortunatamente otteniamo con rapidità i permessi per entrare in Sudan: in Italia non erano bastati due mesi…

Quindi, al tramonto ci dirigiamo verso l’oasi di Bahariya che raggiungiamo  a notte fonda.

La bellezza del cielo non addolcisce la delusione  nel vedere  che l’ oasi è un’accozzaglia di case diroccate o mai finite, percorsa da stradine dissestate, attraversate da rumorosi motorini. Tuttavia la gentilezza e la disponibilità delle persone che ci accolgono curiose ci regalano una bella sensazione.

Il deserto bianco

La successiva giornata ci riserva uno spettacolo incredibile; scopriamo prima il deserto nero , caratterizzato dalla polvere vulcanica, che ammanta ogni luogo poi il deserto bianco disseminato da bizzarre strutture di gesso candido, che copre anche la sabbia come un manto di neve.

In tarda mattinata arriviamo a Farafra, che è l’oasi dell’immaginario comune: filari di palme bagnate da mille rivoli d’acqua scavati con maestria dagli abitanti. Percorriamo poi il “ mare di sabbia”  e ci fermiamo nell’oasi di Dakhla che al tramonto ci regala un paesaggio di sogno.

Al risveglio rinfrancati ci dirigiamo verso Asswam e il lago Nasser  che attraverseremo per arrivare a Wadi Haifa, città di frontiera del Sudan. L’attraversata è suggestiva e scorgiamo in lontananza Abu Simbel. Quando finalmente sbarchiamo siamo accompagnati in una locanda per passare la notte. Per impegnare il tempo, in attesa dei nostri fidati mezzi che arriveranno l’indomani su una chiatta, esploriamo il villaggio fatto di basse costruzioni che contrastano con la statura di molti uomini, che raggiunge e supera i due metri. Sembrano giunchi avvolti da vesti bianche. Gli occhi attentissimi e miti ci osservano mentre le bocche si aprono in sorrisi dolcissimi. Finalmente ripartiamo, ma in Africa non è possibile prevedere e programmare tutto perchè l’imprevisto può attendere dietro ogni curva. La pista che si apre davanti a noi è difficile , si addentra in un deserto,  sabbioso o a tratti sassoso.

Sabbia: gioia e tormento dei motociclisti

Le asperità del terreno mettono a dura prova i nostri mezzi finchè la KTM di Maurizio si ferma.

Dobbiamo rinunciare all’idea di arrivare a Dongola per la notte.

Ci affidiamo alle mani esperte di Tommaso, e dopo quasi due ore il motore romba rassicurante. Ripartiamo mentre calano le ombre della notte e paesaggi lunari si aprono alla nostra vista.

Raggiungiamo altri ragazzi conosciuti in traghetto e ci accampiamo con loro.

Prepariamo una strepitosa pasta asciutta che condividiamo affamati ed esausti.

Prima dell’alba siamo già in viaggio perché 250 Km ci separano dal nostro primo incontro importante: a Karthum dobbiamo consegnare 250 kg di sementi, donati dalla ditta Dotto ai contadini sudanesi ; per farle arrivare fino a qua nelle varie dogane avevamo dovuto spacciarle per viveri necessari al nostro viaggio.

Incontri

L’incontro è emozionante la riconoscenza che scorgiamo in questi visi è più importante delle parole, probabilmente è simile a quella che si leggerà nei nostri occhi, pochi chilometri più in la  quando visiteremo la clinica realizzata dall’equipe di “Emergency”.

Ammiriamo senza parole il centro divenuto, nel giro di poco più di un anno, un punto di riferimento per la cardiochirurgia; chi fra noi è medico apprezza l’organizzazione e  la dotazione della clinica che in Africa non ha eguali. Terminiamo la visita soddisfatti e commossi per essere stati ospiti di connazionali come Gino Strada e la sua organizzazione.

Ripresa la strada scorgiamo all’orizzonte grosse nuvole  che in breve si trasformeranno in un violento temporale, che con le tenebre renderà difficoltosa la marcia per la mancanza di visibilità. A fatica, a notte fonda, arriviamo Gallabat, dove ceniamo con un delizioso pollo alla brace speziato. Il mattino si apre con una temperatura mite, la pianura in lontananza comincia a tingersi di verde. Immagini di pastori nomadi ci accompagnano per gran parte della mattina; a un certo punto uno di loro si stacca dal gruppo, si avvicina, ci fa vedere un lettore dvd e ci chiede dei cd in dono.

L’Africa è anche questa e noi siamo sempre più affascinati e sorpresi.

Il passaggio dal Sudan all’Etiopia è veloce, ma la pista che stiamo percorrendo mette a dura prova pick up e la KTM, il cui motore si blocca di nuovo.

Riparazione on the road

Tommaso con perizia ripara il nuovo guasto e finalmente ripartiamo.

Fatti pochi chilometri, sulla  pista che per il temporale si è trasformata in un pantano appicicoso, le moto si bloccano per il fango che si accumula tra la ruota anteriore e il parafango.

Sotto una pioggia battente ci accampiamo e dal nulla appaiono due gendarmi armati ed ubriachi che “ci sorveglieranno per tutta la notte “ inquietandoci non poco.

Prima di addormentarmi penso che l’Africa non concede scorciatoie, continua a impartici impegnative lezioni di vita che mettono a dura prova la nostra esperienza e il nostro spirito di adattamento.

La strada che percorriamo l’indomani è piacevole e si inerpica con curve dolci e continue nelle colline verdi dove pascolano numerose mandrie.

Arriviamo soddisfatti ad Addis Abbeba. Ma la KTM nuovamente ci lascia e nonostante gli sforzi di Tommaso, non riparte; amareggiati e delusi, quando è oramai notte, la carichiamo sul pick up determinati a proseguire il viaggio.

to be continued…

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Prima parte

da sinistra: Luigi Tonon, Tommaso Lampitelli, Maurizio Pistore, Luana Zuin, Paolo Caldon

I protagonisti :

Maurizio, motociclista e capospedizione.

Paolo pilota di pik-up e di parapendio.

Tommaso motociclista e valente meccanico.

Luigi medico, fotografo e storiografo.

Luana unica donna e grillo saggio del gruppo.

Mezzi di trasporto :

Vettura pick up Mitsubishi L 200 del 1999 con 300.000 Km.

Honda Africa Twin del 1993 con 75.000 Km.

KTM 950 adventure del 2003 con 45.000 Km.

I mezzi sono rodati

Una domenica d’inverno di quelle che la moto te la puoi solo immaginare, un gruppo di amici si trova a sognare di viaggi, avventure e solidarietà. Nasce così, semplicemente, e senza altro motivo, se non la passione, il Motorbike Adventure Team, costituito da motociclisti diversi per esperienza, età e professione. La solidarietà prende il sopravvento su ogni altro aspetto e l’incontro con Luca Iotti, motociclista esperto d’Africa e presidente dell’ONG “Bambini nel Deserto ONLUS” è determinante.  L’ONG si ripropone di migliorare le condizioni di vita dei bambini nei paesi in via di sviluppo e questa finalità viene sposata dal team che si impegnerà d’ora in avanti a raccogliere fondi e materiale da destinare a progetti umanitari .

Questa l’origine del “ TransafricaNordSud 2008 ”: un ambizioso ed impegnativo raid che partendo da Padova, attraverso 10 nazioni, ha portato i cinque partecipanti, dopo 57 giorni e oltre 17.500 Km, al mitico Capo di Buona Speranza.

L'itinerario del viaggio con le principali tappe

Il viaggio inizia il primo giorno di luglio da Prato della Valle di Padova, dove dopo una breve cerimonia salutiamo i nostri amici e partiamo alla volta del porto di Civitavecchia.

Durante l’attraversata ci rendiamo conto che finalmente si sta concretizzando un sogno coltivato per anni.

La Libia ci accoglie

L’emozione si mescola alla paura , la consapevolezza di non aver mai affrontato un’esperienza del genere, due mesi di viaggio attraverso paesi sconosciuti con persone che in comune hanno inizialmente, solo il programma di viaggio è un’ esperienza che può mettere a dura prova il fisico  e i rapporti interpersonali. Quando per entrare in Tunisia, passiamo ore su ore sbattuti da un ufficio all’altro, ci realizziamo che la nostra meticolosa programmazione non ha tenuto conto dei tempi e della burocrazia africana. Arrivati al posto di frontiera alle 18, otteniamo l’autorizzazione di attraversare il paese solo alla fine della successiva mattinata, con 100 € in meno, un ritardo di mezza giornata rispetto al programma  e tanto nervosismo.

In queste condizioni, affrontando  48 C ° di temperatura, ci rimettiamo velocemente in strada con un unico desiderio: raggiungere prima possibile la Libia, dove ci attende il nostro accompagnatore. L’attraversamento della frontiera allunga di  tre ore la tappa di 850 Km che ci attende.

La strada sembra infinita , il caldo soffocante è mitigato dalla brezza che proviene dal mare invitante che  scorgiamo in lontananza. Finalmente ci accampiamo e la stanchezza non da spazio ai pensieri e alle riflessioni, esausti ci addormentiamo. Il giorno successivo, con una temperatura mai al di sotto dei 44 C°, arriviamo alla frontiera egiziana e dopo assurde lungaggini burocratiche – il cui unico scopo era di alleggerirci di 400 € – la varchiamo.

La targa

Finalmente in possesso della targa egiziana ci lanciamo sulla strada costiera e dopo un centinaio di Km ci accampiamo in una zona defilata e alle 4 del mattino scivoliamo fra le braccia di Morfeo.

L’abbraccio dura solo un paio d’ore, ci risveglia il brusio dei residenti che incuriositi si affollano attorno alla tenda, ci salutano meravigliati e ci offrono del the.

Risaliamo sui mezzi alla volta del Cairo dove per forza di cose dobbiamo recarci per ritirare il visto per il Sudan.

Il viaggio è stressante sembra non finire mai, sfioriamo Alessandria con il suo mare di un turchese indescrivibile e le sue invitanti spiagge bianche, lasciamo con un pezzetto di cuore, ma proseguiamo.

Il Cairo ci accoglie col suo caotico traffico e ci regala in lontananza la vista delle piramidi di Giza.

Fortunatamente otteniamo con rapidità i permessi per entrare in Sudan: in Italia non erano bastati due mesi…

Quindi, al tramonto ci dirigiamo verso l’oasi di Bahariya che raggiungiamo  a notte fonda.

La bellezza del cielo non addolcisce la delusione  nel vedere  che l’ oasi è un’accozzaglia di case diroccate o mai finite, percorsa da stradine dissestate, attraversate da rumorosi motorini. Tuttavia la gentilezza e la disponibilità delle persone che ci accolgono curiose ci regalano una bella sensazione.

Il deserto bianco

La successiva giornata ci riserva uno spettacolo incredibile; scopriamo prima il deserto nero , caratterizzato dalla polvere vulcanica, che ammanta ogni luogo poi il deserto bianco disseminato da bizzarre strutture di gesso candido, che copre anche la sabbia come un manto di neve.

In tarda mattinata arriviamo a Farafra, che è l’oasi dell’immaginario comune: filari di palme bagnate da mille rivoli d’acqua scavati con maestria dagli abitanti. Percorriamo poi il “ mare di sabbia”  e ci fermiamo nell’oasi di Dakhla che al tramonto ci regala un paesaggio di sogno.

Al risveglio rinfrancati ci dirigiamo verso Asswam e il lago Nasser  che attraverseremo per arrivare a Wadi Haifa, città di frontiera del Sudan. L’attraversata è suggestiva e scorgiamo in lontananza Abu Simbel. Quando finalmente sbarchiamo siamo accompagnati in una locanda per passare la notte. Per impegnare il tempo, in attesa dei nostri fidati mezzi che arriveranno l’indomani su una chiatta, esploriamo il villaggio fatto di basse costruzioni che contrastano con la statura di molti uomini, che raggiunge e supera i due metri. Sembrano giunchi avvolti da vesti bianche. Gli occhi attentissimi e miti ci osservano mentre le bocche si aprono in sorrisi dolcissimi. Finalmente ripartiamo, ma in Africa non è possibile prevedere e programmare tutto perchè l’imprevisto può attendere dietro ogni curva. La pista che si apre davanti a noi è difficile , si addentra in un deserto,  sabbioso o a tratti sassoso.

Sabbia: gioia e tormento dei motociclisti

Le asperità del terreno mettono a dura prova i nostri mezzi finchè la KTM di Maurizio si ferma.

Dobbiamo rinunciare all’idea di arrivare a Dongola per la notte.

Ci affidiamo alle mani esperte di Tommaso, e dopo quasi due ore il motore romba rassicurante. Ripartiamo mentre calano le ombre della notte e paesaggi lunari si aprono alla nostra vista.

Raggiungiamo altri ragazzi conosciuti in traghetto e ci accampiamo con loro.

Prepariamo una strepitosa pasta asciutta che condividiamo affamati ed esausti.

Prima dell’alba siamo già in viaggio perché 250 Km ci separano dal nostro primo incontro importante: a Karthum dobbiamo consegnare 250 kg di sementi, donati dalla ditta Dotto ai contadini sudanesi ; per farle arrivare fino a qua nelle varie dogane avevamo dovuto spacciarle per viveri necessari al nostro viaggio.

Incontri

L’incontro è emozionante la riconoscenza che scorgiamo in questi visi è più importante delle parole, probabilmente è simile a quella che si leggerà nei nostri occhi, pochi chilometri più in la  quando visiteremo la clinica realizzata dall’equipe di “Emergency”.

Ammiriamo senza parole il centro divenuto, nel giro di poco più di un anno, un punto di riferimento per la cardiochirurgia; chi fra noi è medico apprezza l’organizzazione e  la dotazione della clinica che in Africa non ha eguali. Terminiamo la visita soddisfatti e commossi per essere stati ospiti di connazionali come Gino Strada e la sua organizzazione.

Ripresa la strada scorgiamo all’orizzonte grosse nuvole  che in breve si trasformeranno in un violento temporale, che con le tenebre renderà difficoltosa la marcia per la mancanza di visibilità. A fatica, a notte fonda, arriviamo Gallabat, dove ceniamo con un delizioso pollo alla brace speziato. Il mattino si apre con una temperatura mite, la pianura in lontananza comincia a tingersi di verde. Immagini di pastori nomadi ci accompagnano per gran parte della mattina; a un certo punto uno di loro si stacca dal gruppo, si avvicina, ci fa vedere un lettore dvd e ci chiede dei cd in dono.

L’Africa è anche questa e noi siamo sempre più affascinati e sorpresi.

Il passaggio dal Sudan all’Etiopia è veloce, ma la pista che stiamo percorrendo mette a dura prova pick up e la KTM, il cui motore si blocca di nuovo.

Riparazione on the road

Tommaso con perizia ripara il nuovo guasto e finalmente ripartiamo.

Fatti pochi chilometri, sulla  pista che per il temporale si è trasformata in un pantano appicicoso, le moto si bloccano per il fango che si accumula tra la ruota anteriore e il parafango.

Sotto una pioggia battente ci accampiamo e dal nulla appaiono due gendarmi armati ed ubriachi che “ci sorveglieranno per tutta la notte “ inquietandoci non poco.

Prima di addormentarmi penso che l’Africa non concede scorciatoie, continua a impartici impegnative lezioni di vita che mettono a dura prova la nostra esperienza e il nostro spirito di adattamento.

La strada che percorriamo l’indomani è piacevole e si inerpica con curve dolci e continue nelle colline verdi dove pascolano numerose mandrie.

Arriviamo soddisfatti ad Addis Abbeba. Ma la KTM nuovamente ci lascia e nonostante gli sforzi di Tommaso, non riparte; amareggiati e delusi, quando è oramai notte, la carichiamo sul pick up determinati a proseguire il viaggio.

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