Tuscia – Roma e ritorno. E in mezzo la mostra di Paz al MAXXI

Tutte le strade portano a Roma, e tutte le scuse son buone per metterci le ruote. Per esempio al Museo MAXXI fino al 27 settembre c’è “Non Sempre Si Muore”, mostra dedicata al genio di Andrea Pazienza.

Chi segue queste pagine sa che dopo Bruce Springsteen e Keith Richards, Andrea Pazienza è uno degli artisti per cui nutriamo una passione viscerale, qualche anno fa ne seguimmo la vita in un tour indimenticabile, e già all’inizio di quest’anno eravamo al Maxxi de L’Aquila per il primo dei due appuntamenti a lui dedicati in occasione del 70esimo della nascita. Adesso si replica a Roma, e ne abbiamo approfittato per un giro da e verso la Capitale attraverso la Tuscia.

Apriamol’app di MotoMappa sul nostro cellulare/navigatore, e saliamo in sella alla nostra mot… al nostro scoot… insomma alla Honda X-ADV gommata Dunlop Trailmax Mixtour che sulla carta non sarebbe né carne né pesce ma che invece si rivela un gran mezzo che fa bene un po’ di tutto, compreso un giro come questo. Partiamo quindi da Chianciano Terme, luogo che di prim’acchito evoca più fegati da depurare che polsi destri da tenere a bada, ma che è un ottima base di partenza per salire su curve da raccordare e panorami da cartolina verso Sarteano e Cetona, bellissimi borghi che vale la pena di visitare non fosse altro che per i nomi delle Madonne.

 

Laghi e castelli

Alla ripartenza oltrepassiamo velocemente le Terme di San Casciano dei Bagni, e lasciamo la Toscana puntando verso il lago vulcanico più grande d’Europa: Bolsena è la città del Miracolo Eucaristico, ha un quartiere medievale intatto, un castello che vigila sulle acque e una passeggiata lungolago dove la sosta per un fritto di coregone è praticamente obbligatoria.

Tuscia Bolsena
Il castello che domina sul lago di Bolsena

 

Ma non è ancora ora di pranzo e si prosegue verso Viterbo, la città dei Papi, e da lì scendiamo verso il lago di Vico, splendido specchio d’acqua incastonato nei Monti Cimini, riserva naturale con boschi di faggio, acque pulite e un ambiente fresco a oltre 500 metri di quota.

 

“Oh! Casellante!?”

Un’occhio alla strada uno alla MotoMappa, mentre ci incuneiamo nella Tuscia ci rendiamo conto che in località Capranica c’è un luogo iconico per gli appassionati di cinema, nella fattispecie il mitico passaggio a livello dove Benigni e Troisi si trovano bloccati prima di prendere lo stradello che li porterà a Frittole. E non possiamo non passarci, prima di proseguire verso Sutri,  piccolo gioiello archeologico famoso per l’anfiteatro rupestre, il mitreo e le vie cave.

Il passaggio a livello, una delle location di “Non ci resta che piangere”

 

Roma ci accoglie col suo famigerato G.R.A. che si rivela una volta di più uno dei più alti concentrati di t.d.c. al volante del pianeta. Ma saprà farsi perdonare con la sua grande, immensa bellezza.

 

ANDREA PAZIENZA: NON SEMPRE SI MUORE
Al MAXXI di Roma, fino al 27/9/2026

E non c’è nulla da fare, vedere da vicino tavole e dipinti originali, coglierne i tratti di pennarello e le correzioni al volo, trovarsi al cospetto di inediti, leggere appunti e pensieri rilasciati su pagine di agende o quaderni a quadretti, è ogni volta un’emozione alla quale è difficile abituarsi. Una lucidità di visione spietata, profetica, supportata da una padronanza tecnica assoluta, Paz non si limitava a osservare la realtà, la sezionava e la radiografava. Aveva gli strumenti grafici, narrativi e linguistici per esprimere quella visione e rendere visibile ogni sfumatura del pensiero, saltando con disinvoltura dal cinismo viscerale alla precisione accademica, dalla satira feroce alla poesia.

 

Salta agli occhi l’impressionante attualità delle sue storie. Dalle derive del cinismo politico, alle tensioni sociali, all’assurdità della guerra, i suoi lavori non hanno perso un briciolo del loro impatto originario. Forse i decenni sono passati invano, di sicuro il suo sguardo era avant’oltre. E via via che si avanza lungo il percorso per stanze tematiche sale un profondo e inevitabile rammarico. In un’epoca complessa e priva di bussole come quella attuale, la mancanza del suo genio si fa sentire in modo quasi doloroso. Ci si ritrova a chiedersi come Andrea Pazienza avrebbe raccontato le attuali schizofrenie, gli isolamenti tecnologici, le crisi d’identità. Ci mancano le sue intuizioni, la sua capacità di graffiare la superficie, ci manca quell’intelligenza anarchica e tagliente che, oggi più che mai, sarebbe un antidoto indispensabile al conformismo.

Andrea se n’è andato troppo presto, ma come lui stesso ebbe a dire, “non sempre si muore”. Le sue opere continuano a parlarci, più vive e urgenti che mai.

 

Sulla via del ritorno

Col cuore ancora gonfio di ammirazione per l’artista e per l’uomo, l’indomani prendiamo la via del ritorno risalendo la Tuscia affidandoci alle strade e ai punti di interesse che MotoMappa ci propone. La tappa all’autodromo di Vallelunga ci fa tornare in mente giovanili velleità velocistiche (presto accantonate per più proficue esplorazioni mototuristiche), ma il pur polivalente X-ADV baulettato forse non è il mezzo più adatto per affrontare i cordoli, e tiriamo dritti verso il belvedere di Ronciglione.

Ronciglione

 

“Anto’, fa caldo”, e allora saliamo fino ai quasi 900 metri di quota lungo il bellissimo tratto della Cassia Cimina. Fresca, ombreggiata, curve pulite, tecnica al punto giusto. Una di quelle strade che ci ricordano perché dal Ciao in avanti abbiamo sempre preferito due ruote piuttosto che quattro.

Il monumento al motociclista lungo la Cassia Cimina

 

L’Isola di Pasqua in provincia di Viterbo

Un altro paese che sembra dipinto, Soriano nel Cimino, un altro castello che domina la valle, un’altra strada, la sp31 Sorianese appunto,  e su su pennellando fluidi una curva dietro l’altra, si arriva a Vitorchiano, borgo medievale sospeso sul tufo.  Ma non solo, perché appena fuori del paese ci si imbatte in un… moai! Esatto, una di quelle grandi statue di pietra austere e misteriose che conosciamo dai documentari del National Geografic. Questa è  l’unica originale fuori dal suo territorio, costruita da discendenti di Rapa Nui in uno strano connubio Tuscia – Isola di Pasqua.

Tuscia Moai
Rapa Nui a Vitorchiano

 

Borgo fantasma

Pochi chilometri e arriviamo a Celleno, paese fantasma arroccato su uno scenografico sperone, e poco più in là a Sant’Angelo di Roccalvecce, il cosiddetto “Paese delle Fiabe”. Case di pietra, fiori ovunque, e i muri delle case interamente decorati con coloratissimi murales ispirati alle fiabe classiche. Atmosfera magica e giocosa, MotoMappa santa subito, soste obbligatorie, ne vale la pena.

 

Il borgo fantasma di Celleno

 

Il Paese delle Fiabe

 

Ultimi belvedere di Tuscia

Il tempo vola, i chilometri pure, ma prima di rientrare alla base, ci sono ancora due imprescindibili perle di Tuscia: il belvedere su Civita di Bagnoregio, la città che muore, tanto bella quanto fragile. Avrebbe meritato una visita approfondita, ma ci siamo limitati alla visione da cartolina appena lasciata la moto al parcheggio, perché di affrontare la passerella a piedi con giacca, stivali e paraschiena in un tardo pomeriggio da oltre 30 gradi non ce la siamo proprio sentita.

Civita di Bagnoregio

 

Salutiamo la Tuscia, e per finire in bellezza ci concediamo un ultimo valzer di curve sulla sr71 che ci riporterà in Umbria e ci regalerà l’ultima immagine di questo nostro giro: Orvieto (scusate se è poco)

La rupe di Orvieto

 

Prossima fermata: Umbria

E a proposito di Umbria: il tempo di disfare i bagagli ed è l’ora di ripartire per Campello sul Clitunno dove ci aspetta una full immersione nel cuore verde d’Italia: Umbria Raid Experience. Cisilì!

 

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