Un viaggio d’assaggio in Abruzzo i primi giorni dell’anno, aria di festa, mete rimandabili, mete imprescindibili, e buoni propositi per il 2026. Chi ben comincia…
Il tempo di digerire gli ultimi panettoni, e subito ci mettiamo a programmare qualche viaggio, per esempio in quella terra meravigliosa che è l’Abruzzo, per esempio a L’Aquila e dintorni, approfittando della designazione della città a Capitale Europea della Cultura 2026. E siccome il buongiorno si vede dal mattino, ci andiamo già a capodanno, così da non perdere tempo e da predisporci mentalmente per ulteriori giri in zona la prossima primavera/estate.
L’Aquila ci accoglie con luci e musiche festaiole e con un clima nemmeno toppo rigido, i bollettini meteo consultati nei giorni precedenti indicavano temperature costantemente più basse della media nazionale e ci siamo bardati come esquimesi in esplorazione sulla banchisa polare, o più realisticamente come Totò e Peppino in gita a Milano.
L’Aquila si rivela una città elegante, un po’ austera, e colpiscono le tante cicatrici del terremoto ancora drammaticamente aperte dopo quasi un ventennio, contrapposte alla voglia di rinascita e crescita, con un’offerta di arte, musica e spettacoli riassunte nel claim “300 eventi in 300 giorni”. La nostra visita nasce proprio da uno di questi: la mostra, al museo Maxxi, “Andrea Pazienza, la Matematica del Segno”.

La nostra passione per Paz è nota, lo abbiamo seguito, anche su queste pagine, in vari percorsi lungo i luoghi della sua vita, e questa mostra è la più bella mai vista. Imperdibile, al Maxxi fino al 6 aprile, poi si sposterà, allargata, al Maxxi di Roma.
L’Aquila e dintorni: Santo Stefano di Sessanio.
L’esplorazione a L’Aquila e dintorni prosegue il giorno successivo: tralasciamo Campo Imperatore e il mitico Ristoro Mucciante rimandandoli a una visita successiva, e ci fermiamo lungo la bella strada che porta a Santo Stefano di Sessanio. Un centinaio di abitanti, la pietra calcarea bianca che domina tra i vicoli, ritmi lenti, locali caratteristici ricavati fin nelle grotte, e attività di artigianato tessile che resistono. Bellissimo, non a caso è inserito nel club dei Borghi più Belli d’Italia.

Ladyhawke!
Proseguiamo fino a Calascio, e da lì, un volta parcheggiato alla fine della strada che entra in paese, saliamo a piedi lungo il sentiero che porta alla rocca. Che dire… una vista a 360 gradi come solo un’aquila appunto, un fascino incredibile, una suggestione pazzesca. Sarà per il film Ladyhawke che fu girato qui quarant’anni fa, ma se chiudi gli occhi par di sentire il clangore di spade e armature, lo zoccolìo dei cavalli, le grida di antichi soldati di vedetta in cima alle torri. E viene da pensare alle genti che mille anni fa, con i mezzi dell’epoca, portarono fin lassù i materiali e costruirono questa rocca praticamente inespugnabile. Mille anni fa!

Grotte di Stiffe
E siccome il tuffo nel passato non ci è bastato, il giorno successivo decidiamo di viaggiare ancora più indietro nel tempo, stavolta di centinaia di migliaia di anni, e previa prenotazione di una visita guidata, entriamo dentro le viscere della terra, nelle Grotte di Stiffe.
Rispetto a quelle visitate in Sardegna la primavera scorsa, queste sono grotte “giovani”, solo 650.000 anni, ancora oggetto di esplorazione da parte degli speleologhi, e dove all’interno scorre il rio sotterraneo Gamberale prima di fuoriuscire in prossimità del punto di partenza del tour.
Un ben organizzato percorso di 700 metri che ti porta in un mondo onirico, e ti senti un microbo al cospetto della grandiosità, della potenza, e della pazienza della Natura. Il giorno della nostra visita piove a dirotto, come pure il giorno precedente, e questo ha fatto sì che il rio scorresse impetuoso e incazzatissimo, con una voce, oseremmo dire una musica, che sovrastava le spiegazioni della nostra bravissima guida Giulia.

E anche in questo caso non possiamo fare a meno di pensare che ci sono delle persone che a un certo punto decidono di infilarsi in un buco nella roccia, nel buio più assoluto, per andare a vedere, cercare, capire, da dove arrivi quell’acqua. Paura e ammirazione.
La Cappella Sistina d’Abruzzo.
Ovvero, l’Oratorio di San Pellegrino e la chiesa di Santa Maria Assunta. Ci spostiamo di pochi chilometri, e il nostro giro a L’Aquila e dintorni ci porta in località Bominaco, un altro di quei paeselli dominati dalla pietra calcare e dalle onnipresenti gru, e dove si trova un autentico gioiello della pittura medievale.


Le modalità della prenotazione sono (sarebbero…) semplicissime, per quanto il cartello posto all’ingresso sia un tantino “ruvido”: basta telefonare al numero di uno dei custodi indicati poco sotto. Solo che quella mattina noi eravamo lì puntualissimi alle 9, ma diluviava e il custode se l’era presa comoda. Come pure dormivano le linee telefoniche tant’è che non c’è stato verso di mettersi in comunicazione, e dopo decine di “errore di chiamata” siamo andati a farci un giro altrove (nella fattispecie a visitare le Grotte di Stiffe di cui sopra) per poi tornare nel primo pomeriggio (tra l’altro dopo un ottimo pranzo presso l’adiacente trattoria, visto che a quel punto avevamo tempo lo abbiamo sfruttato a dovere).
Ok il disguido, ok il freddo, ok l’attesa, ma ne è valsa la pena, anche perché la guida Cristian si è rivelata persona capace, competente e soprattutto appassionatissima e innamoratissima della storia del suo territorio. Dove sicuramente torneremo.

A L’Aquila abbiamo pernottato e usufruito di ottime dritte presso Madi City Hotel (disponibile il parcheggio coperto per auto e moto)
Abbiamo cenato (bene) e parlato di musica e concerti con Paolo, titolare de La Taverna dei SaZi nonché fotografo di quarant’anni di storia della musica rock in Italia
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