I piatti della cucina Abruzzese…e la moto

Abbiamo percorso in moto, godendo di panorami e strade, alcuni luoghi che narrano sapori e storie dei piatti della cucina Abruzzese

Arrivare in Abruzzo in moto significa prima di tutto scoprire una terra che cambia volto a ogni curva: montagne aspre, colline morbide, mare luminoso. Ma se il panorama muta continuamente, c’è un filo invisibile che lega i territori, ed è la cucina, all’insegna di semplicità e gusto. L’ho sperimentato in un viaggio che, piatto dopo piatto, mi ha raccontato l’anima di questa regione. I Piatti della cucina Abruzzese

Celenza sul Trigno

Tra i monti del massiccio del Gran Sasso

Il mio itinerario inizia tra i pascoli d’alta quota, raggiunti dopo aver guidato con il sorriso sotto la visiera, tra curve di ogni genere. Qui l’odore dell’erba selvatica impregna l’aria e non stupisce che i piatti siano decisi, forti, figli di una tradizione pastorale. Pietanze che sanno di fatiche antiche, di pastori che cucinavano all’aperto dopo giornate intere tra i greggi.

Impossibile quindi non imbattersi negli immancabili arrosticini, infilzati uno dopo l’altro e grigliati sulla brace: semplici, diretti, quasi ipnotici nel loro ripetersi. Ogni morso è la celebrazione dell’essenziale. Negli arrosticini che ho provato c’era un ritorno alle origini: spiedini preparati a mano, imperfetti, un po’ più grandi di quelli che oramai spopolano dappertutto, ma proprio per questo molto morbidi; la brace custodita e resa fruibile tra i mattoni. Sprazzi di epoche poi non tanto lontane. È un Abruzzo fiero delle proprie tradizioni, quello che si manifesta nel successo degli arrosticini.

Le colline, cuore contadino

Scendendo verso le colline, si scoprono declivi non meno belli da percorrere in moto di quelli toscani o marchigiani. È un paesaggio – costellato da uliveti e vigneti – che cambia e con lui la cucina si fa più elaborata, pur restando schietta. Qui ho assaggiato la Pasta alla Mugnaia, preparata con un metodo che porta alle origini della pasta, tirandola a mano fino a farne un unico filamento lungo centinaia di metri. Una volta tagliata e cotta, rivela un ossimoro: vellutata fuori e al dente dentro, una carezza nel piatto, che rivela come anche un gesto antico possa trasformarsi in tradizione.
E poi le pallotte cacio e ova, polpette senza carne ma cariche di sapore, immerse in sugo di pomodoro: la prova che la cucina povera, se ben fatta, diventa ricchezza. Accanto a questi piatti ho incontrato il ciabotto, una sorta di ratatouille abruzzese: un trionfo di verdure di stagione – melanzane, zucchine, peperoni, pomodori – cotte insieme con pazienza. È il simbolo della cucina contadina, povera negli ingredienti ma generosa nei colori e nei profumi.
Un altro piatto che racconta il territorio è la cipollata, zuppa rustica di cipolle stufate lentamente, arricchita a volte con uova o pane raffermo: semplice eppure confortante, perfetta dopo una giornata di lavoro nei campi, ma nel nostro caso dopo una giornata in moto.
Non mancano i fagioli tondini del Tavo, piccoli e delicati, coltivati nelle zone del pescarese. Li ho trovati in zuppe leggere o come contorno a carni e salsicce, e la loro consistenza vellutata li rende davvero unici.

La Pasta alla Mugnaia fatta a mano: da 1200g di farina, più di 400 metri di un unico spaghetto.

La costa adriatica e i profumi di mare

Raggiungo l’Adriatico e qui il menù cambia ancora. A Vasto, sulla Costa dei Trabocchi, mi hanno servito il celebre brodetto alla vastese, una zuppa di pesce che è quasi un manifesto della cucina marinara: vari tipi di pescato, pomodoro, erbe, lunghe cotture. È un piatto che non si dimentica, che sa di porto e di barche al rientro all’alba.
Sul litorale, invece, ho incontrato piatti più veloci ma altrettanto intensi: cozze, vongole, frutti di mare e pasta, cucinati con pochi gesti e tanto rispetto per la materia prima. Lungo costa sono tanti gli affacci sul mare.  Percorrendola in moto li si apprezza, nonostante la strada sia trafficata. La vista scorre come in un racconto dove fari e trabocchi sono protagonisti.

Oltre al pesce, la costa offre anche i sapori decisi della terra vicina. È qui che ho assaggiato la ventricina un salume robusto, fatto con tagli nobili di suino, paprica e peperoncino dolce. Affettata spessa, o spezzata con le mani, racconta la forza del territorio e accompagna bene un calice di vino.

Ogni viaggio si chiude con una dolcezza, in questo viaggio ho scoperto le ferratelle, sottili cialde cotte in piastre di ferro incise con disegno intrecciato: dolci che portano con sé i segni del tempo.

Gita in barca con vista trabocco

Piatti della cucina Abruzzese, ci sarebbe tanto altro ancora

Nei miei incontri a tavola non sono mancati i formaggi di capra, spesso freschi, a volte stagionati, che riportano alle tradizioni pastorali e trovano posto accanto a miele e confetture locali.
E a tenere insieme tutti questi sapori ci sono i vini abruzzesi: il Montepulciano d’Abruzzo, rosso intenso e strutturato; il Cerasuolo d’Abruzzo, rosato brillante, perfetto con salumi e arrosticini; e il Pecorino, bianco profumato, capace di esaltare piatti di pesce e verdure. Sono tre facce di una stessa identità vitivinicola che accompagna ogni tappa del viaggio.

Quello che ho imparato viaggiando in Abruzzo è che i piatti non sono solo ricette: sono cartoline commestibili dei luoghi. La montagna chiede robustezza, la collina equilibri contadini, il mare freschezza. Insieme compongono una tavolozza gastronomica che rispecchia la varietà del paesaggio, ma che sintetizza anche il carattere degli abruzzesi.

E così, quando ripenso a questo viaggio, mi resta una convinzione semplice: in Abruzzo non si mangia soltanto. Si ascolta, si ricorda, si partecipa a una storia che passa per il palato e che, come ogni buon racconto, chiede di essere vissuta di persona.

il celebre Brodetto alla Vastese

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