Non è solo l’oro a risplendere

di patrizia Ribuoli

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La Harley Davidson Super Glide Sport di Pasquale

 

Il primo amore non si scorda mai. Ma che cosa succede se di amori grandi, unici, “primi” sotto tutti i punti di vista, ce ne sono due?

“Ci si arrende a un ex-equo e si lascia perdere. Tanto poi, e questo è quello che conta, ci si può sempre consolare pensando che lui, da quell’altra, non ha avuto due figli stupendi come quelli che abbiamo avuto noi”. Sorride Giuseppina mentre parla. Sorride e pensa a lei, a quella Harley Davidson che forse, qualche anno fa, ha vissuto un po’ come un’antagonista: una sciacquetta senza cervello e tutta cromature che le rubava il tempo da trascorrere con Pasquale.

Sorride e riflette sul fatto che, in fondo, anche la mitica Harley ha avuto degli eredi con Pasquale: tutte le moto che, anno dopo anno, hanno scandito il ritmo della sua vita sincronizzandolo con quello della sua passione per le due ruote.

Già, perché lui, Pasquale Marasco, uno dei pochi orafi artigiani che ancora tengono alto il baluardo della creatività e dell’abilità manuale in una Milano soffocata dai diktat tecnologici e industriali, dice che su due ruote c’è praticamente nato: “Già prima dei 12 anni fantasticavo su una moto tutta mia”, racconta. “Appena potevo mi mettevo in sella a un motorino.

 

Il Benelli 3 marce

Ho cavalcato tutto quello che potevo in quegli anni dell’adolescenza: il Benelli tre marce, la Lambretta, il Lui Innocenti, una Vespa 50 che mi faceva sentire come Gregory Peck in Vacanze Romane, solo che sul sellino, abbracciata a me, non mi immaginavo Audry Hepburn: sognavo già una donna come Giuseppina”. Diplomatico a cinque stelle? “No, assolutamente”, ribatte subito. “È solo che già allora avevo capito che la donna che avrebbe dovuto essere al mio fianco non poteva che essere una donna capace di capire, e magari anche condividere, il mio amore per le moto. Non un’amazzone, per carità: una vera donna”. E così è stato.

 

Pasquale nel suo laboratorio

Oggi, nel suo negozio-laboratorio in corso Italia, proprio nel cuore di Milano, Pasquale continua ad andare tutti i giorni in moto, con qualsiasi tempo e in qualunque stagione. L’unico problema, caso mai, è decidere quale usare tra le due bellissime che compongono attualmente il suo parco moto: l’Harley Super Glide Sport o la BMW R1200R?

Ma attenzione, non ci si faccia strane idee su Pasquale Marasco: è gentile, creativo, armonico, delicato nei gesti e nelle parole. Insomma: proprio l’antitesi dello stereotipo del motociclista macho e magari anche un po’ aggressivo. La BMW R1200RCerto, a vedere i gioielli che crea, che sembrano ricami d’oro fatti apposta per impreziosire ancora di più i bagliori di diamanti e pietre preziosi, viene da chiedersi se a realizzarli sono proprio quelle stesse mani che maneggiano con destrezza parti di motore, che stringono con forza il manubrio ben sapendo che è come stringere tra le mani la propria stessa vita.E a chi gli domanda come fa a conciliare la sua professione di orafo, che richiede pazienza, precisione e costanza, con una passione come quella dell’andare in moto, dove l’immediatezza delle reazioni è fondamentale e dove per forza di cose (e per sicurezza) è meglio stare sempre con i nervi sul chi va là, lui risponde tranquillo: “L’artista non ha obblighi, non ha limiti.

 

Pasquale Marasco con gli amici di sempre.

È un uomo libero, gode della stessa libertà che regala l’andare in giro in moto tutto l’anno. Per il piacere di farlo in vacanza, o per la gioia quotidiana di non sentirsi imprigionati nel traffico”.

Ad ascoltare la storia del suo grande amore per le due ruote c’è da rimanere sorpresi. A cominciare da cosa significhi per lui l’andare in moto. “Vuol dire essenzialmente due cose: adrenalina e senso della libertà”, dice. “È una filosofia della vita, un modo di essere e di esistere.

 

In viaggio sulla Sila

 

Qualcosa che si riflette anche sul mio modo di intendere il lavoro: in fondo, il minimo comun denominatore che unisce l’orafo creativo al motociclista è la voglia di mettersi sempre in gioco, di sfidare i propri limiti, di osare in una curva come nel design di un gioiello”. E poi racconta: “Di moto ne ho avute tantissime, così tante che ho perso il conto… Non tutte mi hanno soddisfatto, non con tutte ho creato un vero rapporto d’amore, ma certo tutte hanno fatto parte della mia vita, tutte hanno costruito un pezzetto del mio personalissimo album dei ricordi.

Soprattutto per quanto riguarda i viaggi: in moto ho girato non solo un po’ tutta l’Italia, ma anche l’Olanda, la Francia, la Germania, l’Austria…”

Per Pasquale Marasco tutto, di un viaggio in moto, merita di essere ricordato, ma non nega che quello che gli rimane più impresso siano i paesaggi: quegli spazi sorprendenti che si aprono all’improvviso allo sguardo dopo una curva e ti fanno frenare, accostare, spegnere il motore e rimanere lì a ubriacarti di uno scorcio reso irripetibile dalla luce radente, dalle nuvole che l’avvolgono in un abbraccio struggente, dalla grandiosità del panorama che fa sentire piccoli piccoli anche se in sella a una “grande” moto.

 

Il raduno ” Befana Benefica” a Milano

Forse è per questo, per questa irrefrenabile ricerca di emozioni interiori che non perde occasione per partire a cavallo della sua moto. “I raduni sono sempre stati un mio pallino: è un modo per ritrovarsi tra vecchi amici che condividono passioni ed emozioni, per vedere posti nuovi, per trascorrere qualche giorno via dalla pazza folla”.

Ma la moglie, i figli, cosa ne pensano di tutto questo? “Credo si siano rassegnati”, risponde lui con un pizzico di ironia nel tono della voce. “So che si preoccupano per me, ma mi accettano per quello che sono e sanno che non rischierei mai niente per incoscienza. Caso mai mi spiace un po’ che mio figlio non condivida il mio amore per le due ruote: il suo sogno è avere una macchina tutta per sé, con quattro ruote ben piantate a terra”.

 

Foto di gruppo per la Befana Benefica

 

E se si chiede a Pasquale Marasco come vede il suo futuro di motociclista, lui sembra proprio non avere dubbi: “Tanto per cominciare voglio continuare a partecipare ai raduni storici e, come faccio ormai da anni, alla Befana Benefica che vede puntualmente sfilare per le vie di Milano migliaia di motociclisti: è un’esperienza unica, portare i regali ai bambini ammalati ti riempie il cuore di gioia. Poi… salute permettendo credo che userò la moto per sempre.

 

Pasquale Marasco con la moto del cuore

 

Anzi, quando i nostri figli saranno più indipendenti e gli impegni di lavoro allenteranno la morsa, spero di riuscire a portare mia moglie in giro per l’Europa: solo lei, io e la moto”. Lei, Giuseppina, lo guarda con l’aria incredula. Poi guarda me e quasi sottovoce, col tono complice di chi parla da donna a donna, mi dice: “E’ una speranza tutta sua, già vado con lui in moto tutti i giorni… L’ho sempre seguito, anche ai raduni. Una volta mi divertivo, ma adesso ci ritrovi soltanto motociclisti invecchiati che parlano solo di moto… Mi sembrano tutti un po’ rimbambiti, dei bambinoni troppo cresciuti che giocano alle moto… Ma chissà, magari ancora qualche viaggetto solo noi due…” E anche questo è amore.

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