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Alla ricerca di 4 Ristoranti in Toscana

Sull’onda di una fortunata trasmissione TV siamo andati in cerca di 4 ristoranti in Toscana per coniugare curve e cibo. Prenotate gente, prenotate.

Non esiste momento durante il giorno, che facendo zapping col telecomando non si incappi in qualche trasmissione tv dove tutti spignattano allegramente ai fornelli. Una delle trasmissioni più seguite è quella sorta di gara tra 4 ristoratori in cui i concorrenti sono giudicati in base a location, menu, servizio e conto. Potevamo noi di Moto-OnTheRoad essere da meno? Ecco quindi 4 ristoranti in Toscana, dintorni di Firenze o poco più in là, scelti anche in base alla strada per arrivarci. D’altra parte come dice il saggio: “La moto è il mezzo migliore per spostarsi da un tavolo a un altro”.

 

Antica Macelleria Cecchini – Panzano in Chianti

E non si può che cominciare dal mitico Dario Cecchini, il macellaio-poeta-filosofo e anche un po’ paraculo, matto come un cavallo, genio del marketing che il giorno che le vicende della mucca pazza potevano mettere in ginocchio la sua attività, si inventò il funerale della bistecca per trasformare il momento negativo in opportunità, e da lì è diventato un punto di riferimento per i carnivori di ogni dove.

4 Ristoranti in Toscana: Dario Cecchini

Siamo in pieno Chiantishire, a Panzano ci si può arrivare consumando gomme sulla SR222 Chiantigiana, o sulla SS2 Cassia, oppure da innumerevoli strade bianche, l’Eroica passa di lì, immerse nel paesaggio più bello del mondo. Impossibile non trovarlo, il capannello di gente fuori dalla macelleria in via XX Luglio è permanente. Appena entrati si viene accolti con un bicchiere di rosso, e ci si può servire a volontà con gli stuzzichini a base di fettunta, finocchiona,  e una crema di lardo che è libidine pura. Dopodiché si può scegliere tra varie formule di menu a prezzo fisso, MacDario (pranzo veloce solo nei giorni feriali anche senza prenotazione), Solo Ciccia (carne a volontà ma non bistecca) o Officina della Bistecca (sei tagli e portate diverse). In ogni caso si mangia in convivio in tavolate comuni, il vino uno se lo può portare da casa, e non è raro trovarsi seduti accanto a personaggi arrivati apposta fin lì da ogni parte del mondo. L’ultima volta ho diviso il companatico con Henry Winkler “Fonzie”, per dire.
Oltre alla bistecca (la cui cottura in piedi sulla brace, e la successiva presentazione dello staff valgono la trasferta) da segnalare il “ramerino in culo”, delicatissima tartare di carne, e la mostarda di peperoni con cui accompagnare le portate.

 

Osteria Nandone – Loc. Omomorto

Che siate reduci da qualche turno di prove all’autodromo del Mugello, o che dell’antico circuito stradale  vogliate ripercorrerne il tracciato, uscendo da Scarperia e salendo verso il passo del Giogo fate attenzione alla staccata in località Omomorto, che se arrivate lunghi entrate direttamente nell’Antica Osteria Nandone. Un tempo si poteva decidere di fermarsi improvvisando al momento, adesso il buon Paolo vi mette a tavola solo se avete prenotato con qualche mese di anticipo (nei feriali dovrebbero bastare un paio di settimane). Il locale è piccolo e rustico, la tavola vi aspetta già imbandita di leccornie che da sole meritano l’oscar (da urlo una pancetta abbrustolita e croccante), poi vi verrà presentata sua maestà la bistecca. “Sotto quattro dita l’è carpaccio!” è il motto. Cotta sulla brace direttamente in sala, vi verrà servita su una spolverata di sale grosso e bagnata appena con olio. Tenerissima la potrete tagliare tranquillamente… col cucchiaio! Provare per credere.

Paolo Mugnai, titolare dell’osteria Nandone: “Sotto quattro dita l’è carpaccio!”

 

Ristorante Acqua Cheta – San Benedetto in Alpe

Rimaniamo su passi appenninici che hanno fatto e fanno la storia, e da Pontassieve dirigiamoci verso La Rufina, Dicomano (occhio agli autovelox!) e da lì cominciamo a salire oltre San Godenzo lungo la via forlivese, altrimenti detta SS67, meglio conosciuta come la “mitica strada del Muraglione”, vera e propria palestra lungo la quale si sono fatti le ossa da Reggiani a Dovizioso passando per Capirossi. Ma non esagerate, non dovete dimostrare nulla a nessuno, e poi lo scopo non è sfidare i “postini” locali, ma arrivare belli carichi e affamati a San Benedetto in Alpe per mettere le gambe sotto il tavolo del ristorante Acquacheta. Se è periodo di porcini andate di tagliatelle e funghi fritti, e tenete presente che le porzioni sono, diciamo così, molto generose; ordinate con parsimonia altrimenti rischiate di riempirvi subito.
Poi per smaltire avrete due possibilità: prendere la strada che da lì va verso Marradi e/o Palazzuolo sul Senio, e quindi ancora curve e controcurve da ubriacarvi, oppure meglio ancora, imboccare a piedi il bellissimo sentiero nel bosco, impegnativo soprattutto nei mesi caldi, che in un paio d’ore vi porterà fino alla cascata dell’Acqua Cheta (ne parla Dante nel XVI dell’Inferno) e ai ruderi dell’antico monastero di San Benedetto. Se al ritorno siete stanchi tenete presente che la struttura offre anche camere pulite e confortevoli.

4 Ristoranti in Toscana: Acquacheta a S. Benedetto in Alpe

 

Trattoria da Filetto – Stia

Sempre istruttivo e divertente andare in cerca delle location di film famosi, e allora eccoci nella bella piazza Bernardo Tanucci nel centro di Stia, resa famosa dalle scene de “Il Ciclone”, l’unico indimenticabile film (gli altri son copie) di Leonardo Pieraccioni. Ci si arriva sempre dalla SS67 imboccando la Londa- Stia, circuitino niente male che scavalla sul valico Croce ai Mori, oppure dal trafficato passo della Consuma, magari dopo una visita al castello di Romena o a quello di Poppi.  E volendo si può spaziare fino all’Eremo di Camaldoli, o a Chiusi della Verna, o a Caprese Michelangelo, paese natale del Buonarroti.

4 Ristoranti in Toscana: da Filetto a Stia

Una veranda esterna, un ambiente d’altri tempi all’interno, soprattutto la bottega adiacente alla sala ristorante, servizio essenziale e menu genuino. Le pappardelle al ragù di cinghiale sono un’esperienza mistica, così come i tortelli di patate al pomodoro.
Se lì non trovate posto, sappiate che a poche centinaia di metri, lungo la strada che costeggia il campo sportivo, c’è un altro ristorante cugino di questo, nel senso che cugini sono i titolari, immerso nel verde: la Rana da Filetto, occhio a non confondervi se prenotate. Specialità acqua cotta (una zuppa coi legumi) e capriolo in umido, magari con qualche fetta di pane abbrustolito e strusciato con aglio.
Ma la cosa bella è lì fuori: siamo sulle rive dell’Arno appena nato, la sorgente è raggiungibile tramite un sentiero lì vicino, ed è ancora uno di quei luoghi in cui l’acqua è pulita e forma un’ansa perfettamente balneabile. Insomma, portatevi il costume e fate un tuffo! Magari non dopo pranzo, perché come recita un’apposita indicazione, la temperatura non è propriamente quella di una sorgente termale.

Buon appetito!

 

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