Moto-OFFtheroad, ovvero: ancora Umbria Raid Experience 26 ma questa volta sul percorso in fuoristrada.
(testo di Andrea D’Addario)
Cosa spinge due ex motocrossisti a partecipare a un Rally Raid tipo Umbria Raid Experience 26 dedicato alle maxi-enduro? Innanzitutto la voglia di praticare off-road senza il pensiero del cronometro e con moto non esasperate, ma anche di farlo in compagnia di tanti altri appassionati con i quali in qualche modo ci si confronta e soprattutto ci si aiuta in caso di necessità.
La formula dei Rally Raid funziona e lo dimostra la grande quantità di eventi distribuiti su tutto il territorio nazionale in tutto l’arco dell’anno e rappresenta una nuova forma di turismo che, nel rispetto della natura e degli enti che la tutelano, permette di scoprire un territorio in maniera capillare e decisamente avventuroso.
In questo ambito Umbria Raid Experience 26 è una delle tappe ufficiali del prestigioso Trofeo EICMA Adventure Series FMI, un circuito nazionale dedicato al mototurismo avventuroso, promosso dalla Federazione Motociclistica Italiana che garantisce gli elevati standard qualitativi della manifestazione.

Umbria Raid Experience 26 OFFROAD
Non a caso, mentre il nostro amico e collega Franz calcava l’asfalto, noi abbiamo scelto Umbria Raid Experience 26 in versione offroad, che partendo da Campello sul Clitunno ci ha permesso di esplorare il territorio circostante con 2 tracce ad anello di 190 e 160 chilometri attraversando boschi, grandi vallate, borghi stupendi, castelli, distese erbose, ruscelli e pascoli di alta quota.
L’evento era riservato a moto adventure di peso non inferiore ai 150kg e noi con le nostre 300cc eravamo proprio al limite della leggerezza, ma ciò non ci ha penalizzati, anzi, e confermiamo che il trend del mercato delle “piccole” dual è più che giustificato per questo tipo di manifestazioni, garantendo una guida disinvolta e poco impegnativa ma con prestazioni più che sufficienti per ogni circostanza.

Col nostro amico di merende Fabio, arriviamo il venerdì pomeriggio per convalidare l’iscrizione fatta on-line, ritirare il pacco gara e scaricare le moto dal furgone per poi parcheggiarle in luogo custodito. L’atmosfera calda e accogliente, le tende già piazzate nell’area dedicata e la brace in preparazione per gli arrosticini ci fanno quasi pentire di aver scelto un agriturismo per pernottare, ma più passano gli anni più diventiamo “viziosi”.

GIORNO 1
Si parte il sabato mattina per il percorso di 190 chilometri e subito una salita impegnativa con a seguire tortuoso sigle-track in sottobosco ci fanno capire che ci sarà pane per i nostri denti, mentre la traccia più che perfetta ci dimostra che siamo nelle mani (e nel GPS) di gente esperta. L’organizzazione infatti è sempre stata presente con moto, medico e servizio assistenza.
Le difficoltà tecniche ed i paesaggi cambiano continuamente e anche i tratti asfaltati (su strade prevalentemente a bassissimo traffico veicolare) ci fanno constatare che i pneumatici off-road permettono delle pieghe di tutto rispetto, nonostante la sensazione di stare su un’anguilla. Lungo il percorso abbiamo trovato ben 2 punti ristoro: il primo è stato da Nonna Balè, in località Casermette di Colfiorito, dove abbiamo gustato degli ottimi piatti locali, mentre il secondo era all’interno dello stupendo Castello di Campello Alto dove l’Azienda Agricola locale ci ha fatto degustare l’ottimo olio extravergine d’oliva prodotto in zona.
Perfettamente organizzati e distribuiti anche i punti per il rifornimento carburante (ben 3), a dimostrazione dell’ottimo lavoro dei ragazzi del motoclub Campello in Moto, ma le nostre “motine” consumano talmente poco che per fare il pieno abbiamo dovuto usare gli spiccioli.
Quando un percorso è così bello è veramente difficile domare lo spirito agonistico che ci perseguita da sempre, ma la grandezza dei paesaggi ci invita a mollare il gas per guardarci intorno e a godere di posti come le Sorgenti del Clitunno, alle quali vale la pena dedicare una mezzoretta di sosta. Un po’ stanchi e molto appagati ci dirigiamo verso il punto di partenza, ma non prima di affrontare il lungo salitone finale a tratti tecnico e veloce dove ci concediamo anche un po’ di manetta.
GIORNO 2
I 190 chilometri del sabato si fanno un po’ sentire nel nostro fisico non più allenatissimo, ma la traccia della domenica, ci dicono al briefing, è più corta (160 km) e più scorrevole, anche se gli 8680m di dislivello totale ci fanno intuire che non sarà proprio una passeggiata. Infatti dopo pochi metri dalla partenza imbocchiamo una lunga e a tratti impegnativa discesa su fondo pietroso che ci dà il buongiorno e ci ricorda che una massa di 150kg è più difficile da fermare rispetto ai poco più di 100kg di una specialistica, eppure le decine di compagni di avventura maneggiavano con disinvoltura bicilindrici da ben oltre i 200kg (tanto di cappello al pilota e all’elettronica).
Oggi stiamo dall’altra parte della valle del Clitunno, ad ovest, e i panorami cambiano così come cambia il fondo, effettivamente più scorrevole e con più tratti di asfalto, l’ideale per smaltire la stanchezza del sabato. Anche oggi è evidente la competenza degli organizzatori che non ci hanno fatto mancare punti di rifornimento, panorami mozzafiato e la buona cucina locale presso il ristorante Il Mulino all’interno del Centro Acquarossa dove è possibile visitare il Museo del Trattore Agricolo che custodisce dei mezzi veramente interessanti e di valore. Il rientro è previsto per le 16 e la brace già pronta (ma l’avranno mai spenta?) ci delizia di uno spuntino pre-rientro accompagnato da una fresca birretta alla spina e tanti sorrisi.
CI SI VEDE NEL 2027
Ritiriamo le nostre targhe di partecipazione e, saliti sul furgone, iniziano i racconti e i commenti delle belle giornate trascorse con la ferma convinzione che il prossimo anno porteremo altri amici a fare questa stupenda esperienza.
(Foto di Andrea D’Addario e Mattia Terrucidoro. Grazie a Andrea Felici, Felix, Hibiki)
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