Caltagirone e Sicilia: un amore di peso

Per tornare in Sicilia tutte le scuse son buone. Per esempio la nuova commedia teatrale di un amico che ci ha portato a fare una gita fuori stagione a Caltagirone.

Se pensate che la Sicilia sia solo mare cristallino e granite mangiate all’ombra di un carrubo avete un’immagine limitata di questa terra. Grazie a eventi come Festiwall, A Tutto Volume, Ibla Buskers, oppure i vari Coast to Coast con gli amici di Moto Perpetuo, nel corso del tempo noi di MotoOnTheRoad abbiamo costruito e consolidato un legame particolare, oseremmo dire: un amore di peso.

Questa volta la scusa per tornarci è stata data dalla voglia di riabbracciare l’amico Marco Cavallaro, autore e attore teatrale, che  portava in scena la sua ultima commedia: “Un Amore di Peso” appunto, e per non perdercela siamo andati fino a Caltagirone, dove presso il bellissimo e appena ristrutturato Teatro Politeama, ci siamo fatti due ore di risate. E ovviamente, una volta lì, non ci siamo lasciati sfuggire l’occasione per visitare la cittadina.

Un Amore di Peso, di e con Marco Cavallaro

 

Il Ponte di San Francesco: l’ingresso con stile

Entrare in città passando sul Ponte di San Francesco fa capire subito dove siamo. Non è solo un ponte, è un’esposizione di ceramiche a cielo aperto, antipasto perfetto prima di infilarsi nel labirinto di vicoli, scale e pertugi dove più che il navigatore servono buone gambe. Sì perché Caltagirone è una specie di sfida: per le sospensioni ma anche per i polpacci.

Caltagirone

 

La Scalinata di Santa Maria del Monte: Stairway to Heaven

Eccola lì. La Regina. La Scalinata di Santa Maria del Monte. Tra l’altro siamo decisamente fuori stagione e non ci sono turisti a impallare le foto di rito, per cui possiamo affrontarla senza neanche zigzagare. Centoquarantadue gradini, ognuno decorato con maioliche che raccontano secoli di storia. Bellissima. Anche se con gli stivali e il paraschiena potrebbe non essere una buona idea. Mettiamola così: ogni gradino è una caloria del cannolo di mezzogiorno che se ne va (non è vero, per smaltire un pranzo medio di queste parti dovremmo fare su e giù di corsa fino a buio inoltrato ma non è il caso, vorrà dire che come sempre chiuderemo la cintura due buchi più in là. E da lunedì dieta).

Caltagirone: la Scalinata
La scalinata di S. Maria al Monte

 

Il Duomo e il Carcere Borbonico: sacro e profano

Una volta ripreso fiato obbligaorio un salto al Duomo, ma per chi ama le strutture solide è imperdibile il Carcere Borbonico, un edificio in pietra arenaria che emana un’aria di severità d’altri tempi. Oggi ospita il Museo Civico, visitabile gratuitamente, ma se chiudete gli occhi potete ancora sentire l’eco dei briganti che sognavano la libertà.

 

Il Museo della Ceramica: dove il fango diventa arte

Caltagirone è la capitale della ceramica, e lo vedi ovunque. Dai vasi antropomorfi (le famose “Teste di Moro” che ti guardano con aria severa) ai piccoli souvenir. È il posto ideale per comprare regalini, sperando che non si frantumino dentro il bauletto durante il ritorno. E poi c’è il Museo Regionale della Ceramica . C’è di tutto: dai reperti preistorici che trasudano ingegno, fino alle meraviglie barocche. È il tempio dell’argilla, ed è incredibile percorrere i secoli e capire come i calatini siano riusciti a trasformare della terra bagnata in un patrimonio dell’umanità.

Un laboratorio di ceramiche

Ebbene sì, facciamo outing

E poi c’è lui. Il trenino. Quell’aggeggio colorato che percorre i vicoli del centro sferragliando come una vecchia monocilindrica svalvolata. Ok, per un rude motociclista abituato a domare mandrie di cavalli non è molto dignitoso, ma parliamoci chiaro: dopo aver camminato per il paese, aver visitato il Carcere Borbonico e aver ansimato lungo la Scalinata, salire sul trenino ci è sembrato un ottimo modo per vedere i vicoli più stretti del centro senza rischiare di incastrare le borse laterali della moto contro un balcone del Settecento. Capelli (?) al vento e polpacci riposati, è comunque un’esperienza da fare nonostante gli inevitabili sballottamenti del mezzo. E poi diciamolo: a volte la la dignità è sopravvalutata.

La strada per Caltagirone

La nostra base e punto di partenza era Ragusa, usciti dalla quale abbiamo preso la SP10 che dopo qualche chilometro dritto e piatto sale verso Serra di Burgio con belle curve asfaltate di fresco tutte da raccordare. Scesi a Chiaramonte Gulfi (che tra l’altro ci regala una vista con un arcobaleno da cartolina) si recupera la SS14 fino al bivio che tramite la SS683 ci porta a Caltagirone.

L’arcobaleno su Chiaramonte Gulfi

 

Per il ritorno invece abbiamo imboccato la SS124 fino a Grammichele (cittadina con una particolarissima topografia a esagono regolare, ovviamente apprezzabile solo dall’alto), e da lì fino a Vizzini in un tripudio di belle curve dall’asfalto impeccabile (cosa non scontata da queste parti). Quindi rientro a Ragusa lungo la bella SS194, la vecchia via da e per Catania, che passando da Monterosso Almo e Giarratana ci porta fin sotto Ibla.

Abbiamo soggiornato presso Casa 20, in una bella struttura moderna dentro a un antico palazzo.

Abbiamo mangiato presso Anema e Core in pieno centro storico.

Ci siamo protetti la testa col modulare Scorpion Exo 930, a breve il test su strada.

L’immagine di copertina è ovviamente un omaggio al gioco “Una gita a…?”, solitamente a pagina 21 de La Settimana Enigmistica, che ringraziamo.

Scorpion Exo 930

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