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Paranoie dei motociclisti e altre piccole manie

Quelle piccole manie che si trasformano in paranoie dei motociclisti. Perché noi a volte, sappiamo diventare un po’ talebani. Almeno a parole.

Come in ogni campo anche nel nostro mondo ci sono tante categorie. Alcune, per me insopportabili, le abbiamo già viste, altre le vedremo, ma intanto ecco un piccolo riassunto di paranoie dei motociclisti, al limite del talebano. Ovviamente si scherza eh.

I PULIZIOTTI

Oltre che per aver vinto un mondiale in 250 e uno in Superbike, John Kocinski è ricordato per il suo carattere diciamo così, un po’ strano. Era un fanatico, anzi un paranoico dell’igiene, chi lo ha conosciuto racconta di ore e ore passate a pulire caschi tutte e stivali, e perfino corse in bagno a disinfestarsi da eventuali microbi quando qualcuno gli stringeva la mano. E scenate ai meccanici se sulla linea di partenza la moto non era lustra come nella vetrina di un concessionario.

paranoie dei motociclisti: il lavaggio della moto
Paranoie dei motociclisti: la moto deve essere lustrata a specchio! O no?

 

Anche tra noi comuni mortali ci sono quelli che gridano al sacrilegio e tornano immediatamente verso casa se in controluce vedono un moscerino sul faro, e quelli che preferiscono affidarsi al classico resisti: pioverà. Ecco, io quando vedo certe moto lucide e luccicanti che ci vogliono occhiali scuri per difendersi dai riflessi, mondate da ogni singolo granello di polvere fin nei più reconditi anfratti, dove pure la catena pare astenersi come per magia dallo schizzare olio sul cerchio, mi domando: ma come fate? Oltre a tenerle sotto una teca di vetro nel salotto di casa, le usate anche qualche volta?

No vabbè scherzo, pulizia e manutenzione è il titolo del primo capitolo del Manuale del bravo Motociclista , anzi qui se volete trovate qualche prodotto miracoloso.  E poi lavare palmo a palmo una moto vuol dire anche scoprirne eventuali magagne, un bullone allentato, un trafilaggio d’olio, un cavo che sta per abdicare. Solo che nonostante i miei sforzi a volte mi sento in colpa per avere una moto che pare perennemente una lottatrice nel fango. Però diciamolo, a volte sudicie hanno un fascino che lèvati! Tipo certe signorine spettinate, sudate e ansimanti, per dire.

moto sporca di fango
Quel fascino rustico/avventuroso e anche un po’ sexy delle moto sporche

 

GLI STATALISTI

Ovvero i talebani delle statali, delle provinciali, delle strade secondarie tutte curve & tornanti, e se l’asfalto ora c’è e ora non c’è più va bene lo stesso, anzi meglio. Però ecco, presente quelli che uno chiede informazioni sull’uso del telepass e rispondono in coro “Io in autostrada mai!”?

casello autostradale riservato alle moto
Paranoie dei motociclisti: “In autostrada mai e poi mai!”

 

Ok ok, pure io se devo andare da Firenze a Bologna preferisco fare il passo della Futa (o la Via degli Dei, se solo ci si potesse appoggiare una ruota sopra), ma ci sono occasioni in cui sei stretto coi tempi e hai voglia di far veloce, oppure comincia a piovere e magari anche a fare buio, oppure hai in programma un viaggio con trasferimenti di diverse centinaia di km e i giorni di ferie non sono infiniti. Oppure semplicemente il gioco non vale la candela, io per esempio a volte ci ho provato ad andare al mare evitando l’A11, solo che il paesaggio è orrendo e l’attraversamento di mille paeselli slalomeggiando tra gli autovelox tarati a trentall’ora mi fa venire du’ palle come mongolfiere.

Dai, possibile che non vi capiti mai mai mai di frequentare qualche casello? Che insomma, sarà certo noiosa ma a volte anche macinare chilometri in autostrada, meglio ancora se autobahn, ha il suo bel perché. Tra l’altro con la concentrazione un pelo meno sollecitata dalla mancanza di curve in appoggio e staccate assassine, ci si può anche lasciare andare a tutta una serie di pensieri che possono risultare utili.

 

I CARTOMANTI

motociclisti studiano il percorso sulla cartina
Il mio amico Roberto (a destra)

Sono gli amanti della cellulosa, quelli che non ne vogliono saperne degli ebook ma preferiscono i libri classici, quelli a cui piace maneggiare, ascoltare, annusare la carta. Anzi la cartina. Geografica ovviamente, rigorosamente inserita nella finestra trasparente della borsa da serbatoio, con la mèta che si trova invariabilmente su una piega, e che ogni tot km ti devi fermare a girarla con un’operazione che se putacaso piove e/o tira vento diventa più difficile di una prova speciale di extreme enduro. I cartomanti sono in larga parte fratelli gemelli degli statalisti di cui sopra, e se gli chiedi un parere su un navigatore satellitare o su una applicazione gps per cellulari gli prendono le convulsioni e cominciano ad agitare aglio e crocifissi.

Però c’è da dire che, per quanto la tecnologia aiuti e si evolva, spesso e volentieri hanno ragione loro. Alla Genova – Palermo dall’anno scorso facevo coppia col mio amico Roberto, uno che la mattina studiava il percorso guardando la Touring 1:200.000, se la fotografava bene in mente con rapide occhiate, dopodiché ai bivi procedeva spedito e sicuro come un segugio in odor di tartufo. Siccome il mio navigatore superaccessoriato superaggiornato supervalutato spesso mi indicava direzioni opposte, io ogni tanto mi affiancavo e gli chiedevo: “Sei sicuro?”. Lui non mi mandava affanculo per pura educazione e si limitava a farmi cenno di seguirlo. Beh, non abbiamo mai sgarrato di una virgola e siamo sempre arrivati a fine tappa nei tempi previsti. Avessi dato retta al mio display sarei ancora per strada a girare in tondo come un bischero.

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