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Nel reatino in moto tra laghi, borghi e sorgenti

Dalla Salaria alla Valle del Turano, le strade del reatino in moto attraversano una terra d’acqua e di pietra. 

Arrivando nel reatino in moto lungo la Via Salaria, una delle grandi direttrici che collegano Roma all’Appennino, si entra in una terra che per secoli è stata attraversata da mercanti, pastori e viaggiatori. La strada segue un corridoio naturale utilizzato fin dall’antichità, quando il sale rappresentava una merce preziosa e gli scambi contribuivano a collegare la Sabina con le regioni vicine.

Il fiume Velino nella città di Rieti

Ci sono città che si attraversano per raggiungere una destinazione. Rieti merita sicuramente una sosta. Il fiume Velino scorre nel centro storico con una limpidezza poco comune per un corso d’acqua urbano. Le sue rive accompagnano la vita della città da secoli e ricordano quanto il rapporto con i fiumi abbia inciso sulla storia di questo territorio.

Anche il paesaggio della Conca Reatina racconta una storia legata all’acqua. In epoca romana buona parte della pianura era occupata dal Lacus Velinus, un vasto bacino che rendeva paludose alcune aree. Nel III secolo a.C. il console Manio Curio Dentato fece realizzare un canale per convogliare le acque del Velino verso il Nera, dando origine alla Cascata delle Marmore. Un intervento che modificò profondamente l’ambiente e favorì la bonifica della valle.

Oggi, accanto al Velino, restano altri ambienti umidi di grande interesse naturalistico, come i laghi Lungo e di Ripasottile, tutelati da una riserva naturale dove è possibile osservare numerose specie di uccelli.

Prima di ripartire, vale la pena raggiungere Piazza San Rufo. Qui un monumento ricorda la tradizione che identifica Rieti con l’umbilicus Italiae, l’ombelico della penisola. La posizione esatta del centro geografico italiano dipende dai criteri di misurazione adottati, ma il titolo appartiene da secoli all’identità della città.

Del passato romano restano anche i resti del Ponte Romano sul Velino, testimonianza di un attraversamento che un tempo permetteva di entrare in città a chi arrivava da Roma. Oggi il ponte non è soltanto una traccia archeologica: è il segno di una continuità tra le antiche vie di comunicazione e le strade che ancora percorriamo.

Il fiume, naturalmente, non è soltanto storia. Nelle sue acque vivono diverse specie ittiche, tra cui le trote, mentre la pesca sportiva praticata in alcuni tratti urbani segue anche la formula del catch and release (dall’inglese catturare e rilasciare). Il legame con l’ambiente fluviale si ritrova nella cucina locale, dove il pesce d’acqua dolce entra in proposte gastronomiche che affiancano i prodotti tradizionali.

Sotto l’arcata dell’odierno ponte, i resti dell’antico ponte romano

Il Lago del Turano, la strada segue la riva

Lasciata Rieti, il viaggio può proseguire verso il Lago del Turano. È uno dei paesaggi più riconoscibili del Reatino: l’acqua occupa il fondo della valle, i boschi risalgono i versanti e i paesi si affacciano sulle sponde o si aggrappano ai rilievi.

Per chi viaggia in moto, è un territorio da percorrere senza fretta. La strada permette di osservare il lago da prospettive differenti, alternando tratti aperti a passaggi più raccolti, dove il profilo delle montagne si riflette nell’acqua. Non serve inseguire una meta precisa: qui il piacere sta anche nel fermarsi, guardare il paesaggio e riprendere il viaggio quando si ha voglia di rimettersi in sella.

Il lago, però, non è sempre esistito. La sua formazione risale agli anni Trenta del Novecento, quando la costruzione di una diga sul fiume Turano trasformò radicalmente la valle. L’opera serviva a regolare le acque e a contribuire alla produzione di energia idroelettrica. Ma il cambiamento ebbe un costo per le comunità locali: terreni agricoli fertili finirono sommersi e molte famiglie persero una parte importante delle proprie risorse. Per anni il bacino fu vissuto anche come una sottrazione, in un territorio già segnato da difficoltà economiche e migrazioni.

Con il tempo il lago ha assunto una nuova funzione, diventando un riferimento per il turismo e le attività all’aria aperta. Nelle stagioni adatte si può nuotare, andare in barca a vela, praticare kayak e stand up paddle oppure partecipare a escursioni sull’acqua. Sul bacino opera anche la Lega Navale Italiana, impegnata nella promozione della cultura nautica e degli sport legati al lago.

Il sistema idrico è collegato a quello del vicino Lago del Salto attraverso una galleria sotterranea. I due bacini fanno parte di un sistema integrato destinato alla gestione delle risorse idriche e alla produzione idroelettrica.

Castel di Tora, un borgo affacciato sull’acqua

Tra le soste da mettere in programma c’è Castel di Tora, a circa 607 metri di altitudine, inserito nel circuito dei Borghi più belli d’Italia. Il paese conserva un impianto medievale fatto di vicoli, archi, cortili e passaggi tra le case. Non occorre molto per allontanarsi dal rumore della strada: basta lasciare la moto e camminare nel centro storico.

Il nome richiama l’antica città sabino-romana di Thiora. Del sistema difensivo resta una torre pentagonale, parte dell’antica rocca, mentre la cucina conserva prodotti legati alla tradizione agricola locale. Tra questi spicca il fagiolo a pisello, una specialità da cercare quando ci si siede a tavola.

È una sosta che dà il senso del viaggio nel Reatino: un paesaggio costruito dall’uomo e dall’acqua, dove il lago non è soltanto uno scenario, ma una presenza che ha cambiato il modo di vivere e lavorare.

Il borgo di Castel di Tora si specchia nel lago del Turano

Rocca Sinibalda, il castello che sembra uno scorpione

Dalle rive del Turano si può raggiungere Rocca Sinibalda, borgo dominato da un castello che si distingue già a distanza per la sua forma insolita. L’edificio sorge su uno sperone roccioso e rappresenta uno degli esempi più singolari di architettura fortificata rinascimentale del Lazio. È monumento nazionale dal 1928 ed è inserito nel circuito delle Dimore Storiche regionali.

Rocca Sinibalda

La fortezza assunse l’aspetto attuale nella prima metà del Cinquecento, quando il Cardinale Alessandro Cesarini affidò all’architetto Baldassarre Peruzzi la trasformazione della precedente struttura medievale. I disegni del progetto sono conservati agli Uffizi di Firenze.

Osservandolo, si comprende perché il castello sia stato associato alla figura di un gigantesco scorpione. La pianta articolata e il rapporto con il terreno gli conferiscono un aspetto lontano da quello delle fortezze più regolari. Era un edificio destinato alla difesa, ma anche alla vita residenziale di una famiglia aristocratica.

All’interno merita attenzione la grande cisterna, concepita per raccogliere l’acqua piovana e garantire una riserva in caso di assedio. Le alte volte e le arcate danno la misura dell’ingegnosità delle soluzioni adottate per rendere autonomo il complesso.

Il soprannome di Castello delle Metamorfosi rimanda invece al ciclo decorativo ispirato all’opera di Ovidio. Tra gli ambienti più significativi c’è la Sala di Nettuno, con affreschi dedicati al dio del mare. Ma la visita non si esaurisce nel patrimonio rinascimentale. Il castello ospita anche opere e installazioni contemporanee, dalle Tre Parche dell’artista Marcos Cei a una raccolta di maschere dei nativi americani. Un’altra installazione mette a confronto il turista e il migrante attraverso gli oggetti che portano con sé, suggerendo due modi profondamente diversi di vivere il viaggio.

Negli anni Cinquanta la scrittrice, editrice e mecenate statunitense Caresse Crosby trasformò la fortezza in un punto d’incontro per artisti e intellettuali internazionali. Nella biblioteca sono ancora visibili decorazioni cinquecentesche a grottesche, con figure fantastiche, motivi vegetali e richiami mitologici. Il castello ospita inoltre il progetto di residenza artistica Decameron, nel quale un gruppo di artisti trascorre dieci giorni nella struttura per poi presentare i propri lavori.

Il complesso è privato e le visite sono soggette a calendario e prenotazione. Prima di raggiungerlo conviene verificare aperture e tariffe sul sito ufficiale: www.castelloroccasinibalda.it.

La Valle Santa, sulle tracce di Francesco

Il Reatino è anche terra francescana. San Francesco d’Assisi soggiornò più volte nella valle, dove trovò luoghi adatti alla preghiera e al raccoglimento. La sua presenza ha lasciato un patrimonio di santuari, eremi e percorsi che oggi formano la cosiddetta Valle Santa Reatina.

Fonte Colombo, Greccio, Poggio Bustone e La Foresta sono i principali riferimenti di questo itinerario spirituale. Sono luoghi che si possono raggiungere anche nell’ambito di un viaggio in moto, alternando gli spostamenti su strada a soste più lunghe. Per visitarli davvero, però, è necessario scendere dalla sella: i santuari e gli ambienti naturali richiedono tempo, silenzio e qualche tratto da percorrere a piedi.

Cappella di San Michele Arcangelo, situata all’interno del Santuario di Fonte Colombo

Fonte Colombo, il Sinai francescano

Immerso nei boschi sulle pendici del Monte Rainiero, il Santuario di Fonte Colombo è legato alla redazione della Regola definitiva dell’Ordine dei Frati Minori, approvata da Papa Onorio III nel 1223. Per questo viene chiamato anche Sinai francescano, in riferimento al luogo biblico in cui Mosè ricevette le Tavole della Legge.

Secondo la tradizione, Francesco si ritirò qui per pregare e lavorare al testo destinato a stabilire le regole di vita della sua comunità. Anche il nome del santuario richiama l’acqua, elemento fondamentale nella spiritualità francescana.

Nel Cantico delle Creature, composto intorno al 1225, Francesco celebra l’acqua come una risorsa essenziale, umile e preziosa: «Laudato si’, mi’ Signore, per sor’Acqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta».

È una citazione che trova in questi luoghi una corrispondenza concreta. Dopo aver percorso le strade della valle, tra boschi e rilievi, Fonte Colombo invita a rallentare ancora. Non per raggiungere un altro punto sulla carta, ma per fermarsi.

Le sorgenti di Santa Susanna, l’acqua che nasce dalla terra

A Rivodutri, nella località di Piedicolle, l’acqua torna protagonista con le Sorgenti di Santa Susanna. Si trovano all’interno della Riserva Naturale dei Laghi Lungo e Ripasottile e sono state dichiarate Monumento Naturale nel 1977.

La portata è notevole: circa 5.000 litri al secondo, equivalenti a 300.000 litri al minuto. L’acqua emerge dal sottosuolo a una temperatura di circa 10,5 °C e forma uno specchio limpido circondato dalla vegetazione. Da qui prendono origine due corsi d’acqua: il canale di Santa Susanna, che confluisce nel Velino, e il fiume omonimo, diretto verso il Lago di Ripasottile.

Il lago di Ripa Sottile

L’ambiente ospita pesci come trote e spinarelli, oltre a diverse specie di uccelli acquatici, tra cui cigni reali, germani reali, gallinelle d’acqua e aironi cenerini. Un ecosistema delicato, che si osserva meglio senza fretta e senza allontanarsi dai percorsi consentiti.

Le sorgenti erano conosciute già nell’antichità e vengono ricordate da Varrone e Cicerone. La disponibilità d’acqua ha favorito nei secoli attività produttive come la molitura dei cereali. La tradizione locale attribuisce a Pipino il Breve, nell’VIII secolo, la costruzione di un mulino che sarebbe ancora esistente e funzionante.

C’è anche una curiosità legata al periodo natalizio. Ogni anno viene allestito un presepe subacqueo: le statue della Natività, realizzate in vetroresina e collocate a circa quattro metri di profondità, sono illuminate e visibili dalla riva grazie alla trasparenza dell’acqua. L’iniziativa è curata dal Club Sommozzatori Rieti.

Per chi viaggia in moto, Santa Susanna è una deviazione che si presta a una pausa breve, magari prima di proseguire verso altri borghi della Conca Reatina. La moto resta parcheggiata, il rumore del motore scompare e rimane quello dell’acqua.

La Sorgente Santa Susanna

Contigliano, tra vicoli e panorami

Contigliano si trova nella Conca Reatina, in posizione panoramica sulla pianura e sui rilievi circostanti. Il nucleo antico, Contigliano Alto, conserva l’impianto di un borgo fortificato, con vicoli, archi e palazzi che raccontano la storia dell’abitato.

Uno degli accessi al centro storico è la Porta dei Santi. Da qui si entra in un tessuto urbano che invita a camminare, osservando le case e gli scorci sulla valle. A nord-ovest si trova la Porta Codarda, storicamente utilizzata come via di fuga.

Tra gli edifici religiosi spicca la Collegiata di San Michele Arcangelo, al cui interno si conserva un altare maggiore in marmi policromi del 1710.

Contigliano è anche una buona occasione per concludere una giornata di strada con una sosta a tavola. Il territorio reatino si presta a un turismo che mette insieme paesaggio, cultura e cucina, senza bisogno di costruire programmi troppo serrati. Si può partire al mattino, seguire le strade della valle, visitare un borgo e fermarsi quando si incontra qualcosa che merita attenzione.

Il piacere di viaggiare nel Reatino in moto

Il territorio di Rieti non si esaurisce nei suoi monumenti né nei panorami dei laghi. Il suo valore sta nella possibilità di comporre il viaggio a propria misura, passando dalle strade di fondovalle ai paesi arroccati, dalle sorgenti ai boschi, dai luoghi francescani alle architetture rinascimentali.

La via Salaria costituisce una delle porte d’accesso naturali a questa parte dell’Appennino. Da Rieti, le strade verso il Turano e i centri della valle permettono di costruire percorsi con tappe ravvicinate, alternando tratti da guidare con piacere a soste culturali e naturalistiche. Non è necessario macinare chilometri: è più interessante scegliere pochi luoghi e concedersi il tempo di visitarli.

 

Il Reatino è una destinazione adatta a chi considera la moto un mezzo per conoscere un territorio, non soltanto per attraversarlo. Le distanze contenute consentono di cambiare scenario in poco tempo, ma ogni deviazione può aprire una storia diversa. E spesso sono proprio le soste non programmate a restare nella memoria.

Anima Reatina, una rete per il territorio

La valorizzazione turistica della provincia passa anche da una collaborazione tra amministrazioni e operatori locali. Restart Turismo Rieti è nata nell’ambito di un bando regionale avviato nel 2021 per costruire una strategia condivisa di promozione.

La DMO, Destination Management Organization, riunisce 40 Comuni e circa 200 realtà private, tra imprese, associazioni e operatori turistici. L’obiettivo è mettere in relazione le risorse del territorio e presentarle attraverso un’identità comune.

Da questo percorso nasce Anima Reatina, il brand che promuove la Sabina e i Monti Reatini attraverso natura, cultura, cammini, sport ed enogastronomia. Il suo claim è «Un viaggio nelle emozioni».

Anima Reatina è stata creata da Diego Di Paolo, assessore alla Cultura e Turismo del Comune di Rieti tra il 2012 e il 2014, direttore dell’APT e ideatore del Cammino di Francesco. Diego, venuto a mancare quest’anno, è stato un visionario del turismo capace di vedere lontano.  Il suo sogno: rendere questa provincia – una delle meno conosciute d’Italia – luogo di elezione di quei turisti che amano immergersi nelle cose belle, senza fretta, lontani dalla logica dei selfie pavoneggianti.

L’ambizioso progetto è portato avanti dalla figlia Sabina Di Paolo, in collaborazione con la giornalista e scrittrice Isa Grassano. Questo nostro reportage lo dobbiamo a loro.

Informazioni: www.animareatina.it

Mangiare e dormire alla fine di una giornata nel reatino in moto

Tenuta Due Laghi – Rivodutri

Casa vacanze ricavata in una dimora del XIX secolo, immersa nel paesaggio della Conca Reatina e a breve distanza dalle Sorgenti di Santa Susanna.

Via Campigliano, 29, 02010 Rivodutri (RI)
Tel. 347 770 5131
www.tenutaduelaghi.net

Dudas Epicuroteca – Rieti

Nel centro storico, vicino a piazza San Rufo, propone una cucina attenta alla selezione delle materie prime, con salumi, carni alla brace e abbinamenti enologici. Tra gli spazi del locale c’è anche una terrazza panoramica.

Via dei Crispolti, 26, 02100 Rieti (RI)
Tel. 366 722 9017

Ristorante Delicato – Contigliano

In un antico palazzo del borgo storico, la chef Carlotta Delicato e Gabriele Tarquini propongono una cucina contemporanea che valorizza le materie prime e interpreta il territorio con uno sguardo personale. Il progetto comprende anche Casa Delicato, struttura ricettiva con quattro camere. Da provare il drink «Il Cammino di Francesco».

Via Umberto I, 2, 02043 Contigliano (RI)
Tel. 0746 249202
www.ristorantedelicato.com

Ristorante Pura – Rivodutri

Affacciato sulle Sorgenti di Santa Susanna, il ristorante ha il suo elemento distintivo nell’Aquarium, una struttura vetrata che mette il paesaggio al centro dell’esperienza. È il progetto della famiglia Serva, proprietaria anche del vicino ristorante La Trota, premiato con una stella Michelin.

Sorgenti di Santa Susanna, via S. Susanna, 27, 02010 Rivodutri (RI)
Tel. 393 462 7716
www.sorgentepura.it

 

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