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Il Generale Inverno, semplici regole per affrontarlo in motocicletta

Il nostro Franz ci ricorda alcuni piccoli accorgimenti da non dimenticare se si affronta il Generale Inverno.

“If winter comes can spring be far behind?” Se l’inverno arriva può la primavera essere lontana? E’ il verso finale, pieno di ottimismo, di Ode al vento dell’Ovest di Percy B. Shelley. Intanto però stiamo entrando in quella fase dell’anno in cui dobbiamo rimettere le imbottiture termiche nelle giacche, e se ci si affaccia alla finestra e si dà un’occhiata al termometro, ci si rende conto di stare per entrare a far parte di quella fascia di utenza in cui i motociclisti praticanti che affrontano il Generale Inverno sono numericamente conteggiati in percentuali omeopatiche, in pratica in quel famoso “6% che va in moto tutto l’anno”. Poi ci sarebbe anche il 94% che ci va un po’ quando gli pare, ma questa è un’altra storia.
Comunque visto che, anche senza voler andare all’Elefantentreffen, in giro ci sono tante sagre e raduni invernali, ecco qua due o tre semplici regolette da tenere a mente per non sospendere l’assicurazione e non far scaricare del tutto la batteria della moto.

Il meteo, ma con moderazione

Prima buona regola è quella, banalissima ma importante, di consultare le previsioni meteo. Certo non un mese prima che tanto non serve, bastano due/tre giorni per avere un quadro abbastanza attendibile di ciò a cui si andrà incontro. Se utilizziamo app meteo su tablet e smartphone, ricordiamoci di impostare la zona di destinazione e non quella solita di residenza, che l’Italia è stretta e lunga. E già che ci siamo diamo un’occhiata anche allo stato delle strade, che insomma, probabile che lo Stelvio o il Gavia a dicembre siano chiusi. Però occhio a non entrare in un loop compulsivo di consultazione siti, che oltre a portare sfiga è scientificamente provato che le perturbazioni sono irrimediabilmente attratte da quelli che guardano il cielo con preoccupazione ogni mezzora per sette giorni di fila.

Il Generale Inverno, semplici regole per affrontarlo

 

Sotto il vestito, tanto

Altra regola, altrettanto banale ma è bene non abbassare la guardia: l’abbigliamento deve essere adatto, ma adatto sul serio. Oggi giacche e pantaloni a tre strati con imbottiture e membrane impermeabili sono alla portata di tutte le tasche, protezioni su schiena e articolazioni sono il minimo sindacale, e anche l’intimo tecnico e termico aiuterà a viaggiare senza battere i denti. Se però volessimo ripiegare su materiali meno tecnici ma altrettanto termici potremmo riesumare dall’armadio le maglie di lana e i pantaloni di quel vecchio pigiama di flanella che ci regalò la mamma quando andammo a vivere da soli e che ci siamo sempre vergognati di indossare di fronte alla conquista di turno. Vedi che prima o poi la saggezza dei nostri vecchi torna utile?

 

da Diabolik n. 11 – 2009

I punti deboli sono come sempre le nostre estremità, mani e piedi, veri e propri radiatori del nostro corpo. Meglio indossare un bel paio di guanti belli tosti anche a scapito della sensibilità di guida, tanto a portarsene dietro di più leggeri siamo sempre in tempo; e a meno che non guidiamo una BMW boxer metiamoci calzettoni pesanti, che peraltro furono il motivo per cui scegliemmo stivali di una misura in più del normale. E fondamentale un bel sottocasco: in moto avere la testa calda non sempre è indice di buon senso, ma in questo caso è incredibile come si viaggi più rilassati senza certi taglienti spifferi che si insinuano tra capo e collo. Magari ecco, ricordatevi di toglierlo se dovete entrare in una banca, che potrebbero scambiarvi per Diabolik.

 

Da non dimenticare

Ovviamente la moto deve essere oggetto di attenzioni particolari, le gomme in perfette condizioni e alla giusta pressione di gonfiaggio, la catena ben pulita e lubrificata, le luci tutte funzionanti e che non sparino né direttamente sul parafango della ruota anteriore, né in cielo alla ricerca degli ufo. E un’occhiata, con eventuale spruzzatina di WD40, la darei anche alle varie serrature, che trovarle bloccate dal ghiaccio potrebbe essere una bella seccatura.

 

La panacea di tutti i mali

Bene, bardati come Amundsen in Antartide mettiamo in moto e partiamo. Salvo fermarci dopo cento metri. Con la visiera appannata. Se ci siamo dimenticati l’antiappannante niente paura: raggiungiamo la prima stazione di servizio, dirigiamoci con decisione verso i bagni, e spalmiamo l’interno della visiera con del sapone. Quindi sciacquiamo con delicatezza in modo che ne rimanga una sottile patina. A quel punto, una volta reindossato il casco, oltre che ad avvertire un buon profumo dovremmo vederci chiaro per un tempo sufficiente ad arrivare al successivo rifornimento.
Funziona anche strusciandoci… una patata.
Il tubero dico.

Il Generale Inverno, la patata può aiutare
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