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MotoGP in Qatar: vincitori ma soprattutto vinti

MotoGP in Qatar

MotoGP in Qatar: pensieri a voce alta dopo i primi due gran premi dell’anno.

Miller

Guardando le immagini non pensavo l’avesse fatto apposta, ma guardando l’intervista… La traduzione era approssimativa ma perché lui rispondeva evasivo, e comunque il linguaggio del corpo non mente: simpatico come una fuga di gas, stessa impressione di quando ebbi modo di avvicinarlo durante l’ultimo WDW. I baffi alla Hailwood sono evocativi, ma in Ducati ci sono stati australiani migliori, diciamo.

Zona rossa

Bagnaia aveva fatto tutto perfetto fino al dritto da pollo, il bravissimo Martin pescatore ha pescato la carta buona dopo 10 giorni di prove e andrà valutato più avanti, e Zarco zitto zitto per ora guarda tutti dall’alto dei suoi 362,4 punti. Ah no, quella è la velocità. Fatto sta che in due gare su due ha vinto una moto parecchio più lenta di loro, e di circuiti con rettlilinei lunghi come una quaresima non ce ne saranno molti altri. E nulla mi toglie dalla testa che Dovizioso-senza-Marquez queste due gare le avrebbe vinte entrambe.

Mescolone Yamaha

Rossi arriva merdesimo e dispiace vederlo annaspare, oltretutto a suo dire senza sapere perché. Si potrebbe accusare l’anagrafe, ma non è che Morbidelli vada tanto più forte. Che in Yamaha, dopo l’esperienza dell’anno scorso, abbiano invertito le moto del team Petronas con quelle del team ufficiale?

Zona arancione

Qualche casino durante l’inverno devono averlo fatto anche in Austria, l’anno scorso le KTM vincevano coi debuttanti e ora pare abbiano perso il bandolo della matassa. Forse, più semplicemente, hanno perso le concessioni regolamentari.

Aprilia – Suzuki – Honda

L’Aprilia invece continua ad averle, piano non va, magari le manca solo un pilota tosto che la indirizzi a dovere. Che sta per arrivare, chissà.

Brivio o non Brivio Suzuki è campione del mondo non a caso, son sempre lì in scia e ora che arrivano le curve saranno volatili per diabetici per tutti.

La Honda si sa, è come la Ducati di quindici anni fa: uno la fa volare e gli altri non ci capiscono una sega. Nakagami, essendo un dipendente e per l’appunto giapponese, non può dire nulla, ma Pol Espargarò, dopo la prima fase di sorrisi e frasi di circostanza tipo “ci sarà da lavorare ma sono fiducioso di far bene”, si è lasciato scappare la traduzione a microfoni accesi: “Questo cancello fa cacare!”. Il problema, per lui e per tutti gli altri, è che tra un po’ rientra Marquez. I diabetici sono avvisati.

 

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