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Lo Zen e l’arte di caricare i bagagli su una motocicletta

Scegliere, preparare e caricare i bagagli su una motocicletta non sempre è facile, soprattutto se si è in coppia. Il nostro Franz recentemente ha sperimentato una piacevole alternativa in caso di impasse.

Lo sapete no cosa succede, approfittando dell’arrivo della bella stagione decidiamo di improvvisare un weekend al mare, e come sempre si pone il problema di portarsi dietro l’occorrente. ovvero: come caricare i bagagli su una motocicletta

Come caricare i bagagli su una motocicletta .

Caso 1 – siamo single, facile: costume già indosso, spazzolino da denti nel taschino, ricambio maglietta/camicia giusto per presentarsi la sera in trattoria e fare il piacione con la cameriera, e via, andare.

Caso 2 – viaggiamo in coppia, e l’altra metà del cielo è una signora di quelle che nulla lasciano al caso: ohiohiohi… se non avete una supertourer con bauletto gigante e valigeria in alluminio il weekend può essere foriero di problemi.

Immagine tratta dal forum team-bhp.com

Facciamo mente locale e realizziamo di non avere una supertourer, tantomeno bauletti e valigie. Uhm… zainetto sulle spalle della signora? No, a parte che solo per contenere tutte le scarpe che ha in mente di portarsi dietro ci vorrebbe un modello da sherpa (anzi, proprio uno sherpa), ma ha appena annunciato di avere un leggero mal di schiena. La sera prima invece aveva mal di testa, vabbè, lasciamo perdere.

Veloce analisi della situazione e optiamo per la borsa da serbatoio, scendiamo in garage e riesumiamo dall’oblìo una 30 lt. coi magneti che non usiamo da un bel po’, dentro la tasca trasparente c’è una cartina geografiche con ancora due Germanie, per dire. Il problema è che i serbatoi delle moto attuali sono perlopiù in materiale plastico, i magneti sono inutili, e riuscire ad adattarci delle cinghie non è impresa facile, soprattutto perché, come ben insegna il prof. Murphy, quelle che abbiamo a disposizione sono immancabilmente quei 5 cm più corte del necessario.

Siamo già in ritardo sulla tabella di marcia, osserviamo con una certa apprensione che nonostante l’esortazione a viaggiare leggera causa mancanza di spazio, la signora continua ad accumulare sul letto ogni sorta di vestiti, costumi, maglie, accessori vari, che in confronto le vetrine di Harrods al 20 dicembre sembrano i magazzini Kaufhalle nella DDR degli anni 70.

Non ci diamo per vinti, torniamo in garage e misuriamo quello strapuntino che sporge dalla sella posteriore della moto, e che qualche progettista buontempone ha voluto definire “portapacchi”. Forse, se riusciamo a liofilizzarlo, almeno il beautycase della signora ci sta. Però bisogna legarcelo su.

E qui, cari amici, si apre una parentesi: quante volte siamo andati a fare una giratina veloce da qualche parte, e capitando in mezzo a una sagra di paese non abbiamo resistito alla tentazione di rifornire la dispensa di salami, forme di pecorino e olio nòvo? Oppure passando di fronte a un negozio di motoaccessori abbiamo deciso di fermarci a dare un’occhiata solo per curiosità tanto non mi serve nulla, e ne siamo usciti con una fantasmagorica tuta di pelle con airbag e saponette su ginocchia gomiti spalle e fondo schiena, guanti con protezioni in carbonio, stivaletti con placche in titanio, casco VR46 Replica, spendendo l’equivalente di una finanziaria?

Caricare i bagagli su una motocicletta! Nella foto: l’autore dell’articolo di ritorno da una gita fuoriporta.

 

Ok, magari non è andata proprio così, ma chi scrive si è trovato in più di un’occasione nella imprevista necessità di portare a casa delle cose sistemandole sulla sella posteriore o sul portapacchi, e non avendo di che legarle, ogni volta si è procurato sul posto cinghie, ragni ed elastici vari. E in pratica adesso ne ha una invidiabile collezione. E la tiene tutta alla rinfusa in una scatola. Chiusa parentesi.

Bene, torniamo a noi: se riuscire a convincere una donna a portarsi in viaggio il minimo indispensabile è un’attività meritiera del nobel per la pace per la fisica e per l’economia messi insieme,  il “districamento ganci elastici” dovrebbe fare da fil-rouge nella nuova edizione di Giochi Senza Frontiere, dovrebbe far parte di una prova speciale del Camel Trophy, dovrebbe diventare disciplina olimpica! La matassa di spaghetti variopinta, all’apparenza docile, pare animarsi improvvisamente di vita propria, i ganci cominciano a fare flick e flock tra di loro, poi si uniscono alle maglie dei ragni, a loro volta avviluppati tutti insieme appassionatamente in una sorta di abbraccio collettivo. Quando un elastico pare sul punto di essere sfilato dalla scatola, gli altri se ne accorgono e fanno massa, al grido o tutti fuori o tutti dentro! Al suo confronto il cubo di Rubik da bendati con una mano sola diventa un giochino risolvibile dal mio gatto.

Appena al limite del fuori tempo massimo riusciamo a vincere la battaglia, esausti ma felici risaliamo in casa annunciando di essere finalmente pronti a partire. La signora è davanti allo specchio, alle prese con la prova costume per decidere quale si intoni meglio allo smalto delle unghie.

Uh uh… però!
Uhm, che ore sono?
Tanto ormai, ritardo per ritardo…
“Tesoro, ti è passato il mal di testa vero?”

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