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Una gita da Palermo a Erice, Città della Scienza, in sella alla V-Strom 250

Quando uno stupido contrattempo si trasforma in un’opportunità: da Palermo a Erice lungo la costa nord-occidentale sicula, in sella alla piccola di casa Suzuki.

Lo sapete tutti no, in moto a volte capitano inconvenienti, anche piccoli, che rischiano di rovinarti la giornata, se non l’intera vacanza. Ma il motociclista in genere è persona dotata di spirito di adattamento, libertà di pensiero, capacità di vedere il bicchiere mezzo pieno. Per esempio la possibilità di una gita a Erice, città della scienza.

Così può succedere che la sosta forzata in un luogo può rivelarsi occasione di approfondimento culturale, di crescita interiore, di allargamento degli orizz… suvvìa basta paroloni, siamo sinceri: di prolungamento della vacanza! Se poi il luogo dell’imprevisto si trova in Sicilia, nella fattispecie a Palermo, ecco che una frase letta su un muro siculo assurge a filosofia di vita: “Prendila con nonscial… nonshal… noschial… FUTTITINNI!”

Non abbiamo in verità molto tempo, ché a sera un traghetto ci aspetta, e in sella a una motina in scala ridotta, la Suzuki V-Strom 250, che risponde perfettamente a un’altra filosofia per cui “le dimensioni non sono poi così importanti”, imbocchiamo la A29 che ci porta fuori città costeggiando località rinomate e spiagge invitanti, già abbastanza frequentate nonostante la bassa stagione. A malincuore oltrepassiamo Mondello, Isola delle Femmine, Alcamo, rinunciamo anche (per questa volta) a seguire le indicazioni per i templi greci di Segesta, guardiamo da lontano le innumerevoli torri di vedetta che punteggiano la costa, e ci concendiamo una veloce visita a Castellammare del Golfo.

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da Palermo a Erice: Castellammare del Golfo

 

Da lì saliamo su su oltre la Riserva dello Zingaro, oltre i faraglioni di Scopello, fino alla splendida spiaggia di San Vito lo Capo. La voglia di tuffarsi in quel mare cristallino è tanta, ma il tempo stringe. Scendiamo verso Trapani, sullo sfondo le Isole Egadi ci guardano come a darci un prossimo appuntamento (che prima o poi rispetteremo, potete giurarci), e finalmente arriviamo alla nostra meta: Erice.

Erice: la strada per arrivarci
da Palermo a Erice

 

Il centro storico si trova in cima al monte e la strada che lo raggiunge sale bella curvosa, non a caso in primavera vi si organizzano cronoscalate valide per i campionati italiano ed europeo, e il dilemma è sempre il solito: guidare con brio o guardare il panorama? Ce la prendiamo comoda, scattiamo qualche foto, e nella piazza del paese incontriamo l’amico Thomas che avevamo perso di vista il giorno del famoso inconveniente, anche lui ben contento di prolungare il soggiorno in questa terra meravigliosa.

Sottoposta nel corso dei secoli a dominazioni arabe, normanne, spagnole, le cui influenze sono visibili nell’architettura delle piazze, oggi conserva qual fascino particolare dei borghi medievali. Dagli anni ’30 il nome Erice ha sostituito l’originario Monte San Giuliano, e dagli anni ’60 è sede del Centro di Cultura Scientifica Ettore Majorana, per questo che la cittadina si vanta dell’appellativo “Città della Scienza”.

Passeggiamo lungo il ciottolato delle strette vie, come ovunque in questi casi la fanno da padroni i negozi di souvenir e trattorie più o meno tipiche a uso e consumo dei tanti turisti. Il sole va e viene, e l’aria è decisamente frizzante, Erice si trova a quasi 800 metri di altezza, ma non resistiamo al richiamo di una freschissima e buonissima granita gelsi e mandorle, accompagnata dall’immancabile brioche.

Riprendiamo la passeggiata, oltre che dal Duomo dell’Assunta, dal Castello normanno di Venere, e dagli onnipresenti conventi di confraternite varie, siamo attratti da un bel negozio di caratteristiche ceramiche, dove conosciamo Francesca, motociclista, che ci invita al prossimo motoraduno notturno “Oltre lo Stretto”. Chissà…

Riprendiamo la strada del ritorno, i panorami lasciano di nuovo segni indelebili nella memoria, rientriamo a Palermo con la tipica malinconia che prende quando una storia volge al termine, e salutiamo la Trinacria dal traghetto che ci riporterà a casa.

Ma torneremo, oh se torneremo!

 

Grazie a Gambino Moto Palermo

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