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Una 20.000 Pieghe vissuta da passeggera

Diversi giorni e tante curve per la 20.000 pieghe, ma se il pilota si diverte sarà lo stesso per la eventuale passeggera. Ilenia ce lo racconta.

La 20.000 Pieghe è un raid mototuristico della durata di tre giorni, oltre arrivo e premiazioni, che si svolge in località d’Italia o immediatamente limitrofe di enorme interesse per noi motociclisti per le bellissime strade o i panorami stupendi, nel quale a ciascun partecipante viene consegnato un road book cartaceo con le indicazioni e le svolte da seguire. Durante il percorso ci sono dei controlli orari per verificare che si passi entro un lasso di tempo determinato dal punto di controllo e si devono inviare dei selfie all’organizzazione di altri punti, spesso panoramici e molto belli, sempre per permettere di verificare il passaggio. Ad ogni controllo nei tempi e nei luoghi giusti vengono assegnati dei punti, che vanno a sommarsi al punteggio delle prove speciali a tempo; tutto questo al fine di stabilire una classifica e determinare un vincitore della manifestazione, che sarà nominato “Magnifico Piegatore”.

Testo di Ilenia Paoletti

foto Adriano Mattei, Ilenia Paoletti

 

un tipico paesaggio della 20.000 Pieghe
un tipico paesaggio della 20.000 Pieghe

 

A tutti gli effetti, quindi, una competizione, se non una gara dove non è importante la velocità (i tempi di percorrenza sono molto lunghi e si rischia più di stare fermi ad aspettare la forchetta oraria che non di fare ritardo, basta non stare troppo tempo fermi a fare foto o in chiacchiera con gli innumerevoli nuovi amici che vi farete lungo il percorso) quanto la bravura nel seguire le indicazioni del road book e nel tenere il cronometro durante le prove speciali. Quella alla quale ho potuto partecipare dalla mia posizione che non esito a definire privilegiata come inviata di Moto-Ontheroad ma soprattutto da passeggera, posizione che mi permette di ammirare senza la preoccupazione di dover sempre guardare la strada, era l’edizione del decennale che per l’occasione ha fatto tappa a Tesero, nella stupenda Val di Fiemme, forse lo start ideale di qualsiasi tour motociclistico in questa stupenda area geografica. L’accoglienza nel bellissimo albergo che ci ha ospitato per quattro notti è quella che sapevamo contraddistinguere gli eventi 20.000 Pieghe, ovvero eccellente, anche per i pasti eccezionali. Per chiudere l’argomento gastronomico, poi, aggiungeremo che se siete dei buongustai la 20k non vi lascerà certo a bocca asciutta, anzi, durante il percorso dei tre giorni, due soste, a metà mattinata per lo “spuntino” e a pranzo, vi ristoreranno con prodotti tipici locali di straordinaria qualità e quantità. Alla 20.000, insomma, si va per star bene!

 

L'inviata di Moto-Ontheroad e il suo rider
L’inviata di Moto-Ontheroad e il suo rider

 

La modalità in cui ho potuto partecipare, come dicevo, è da considerarsi di assoluto privilegio, dal momento che ho vissuto la 20.000 Pieghe da navigatrice, passeggera di un rider. Proprio per la tipologia particolare dell’evento, infatti, chi tiene in mano il road book, la cartina oppure il navigatore oltre che l’essenziale orologio e cronometro ha un ruolo addirittura più importante di chi guida, e gli equipaggi sulla stessa moto ottengono mediamente dei risultati migliori dei singoli, anche se il Magnifico Piegatore di quest’anno, Francesco La Volpe del M.C. Giglio Rosso di Firenze, ha vinto in solitaria ma… per una fortuita combinazione di eventi.

 

La pianificazione dell'itinerario avviene la sera prima della partenza di ogni tappa. Deve essere estremamente accurato, ma spesso per vincere non basta, ci vuole anche il fattore C
La pianificazione dell’itinerario avviene la sera prima della partenza di ogni tappa. Deve essere estremamente accurato, ma spesso per vincere non basta, ci vuole anche il fattore C

 

Io e il mio rider siamo ormai una coppia molto affiatata, soprattutto in moto, e abbiamo viaggiato molto insieme. Nonostante questo, la 20.000 ha saputo mettere alla prova la nostra intesa pressoché perfetta proprio perché non è facile combinare un conto alla rovescia di una manciata di secondi con la capacità di tagliare la fotocellula al momento giusto; nonostante questo, la 20.000 Pieghe sembra pensata apposta per far divertire le coppie, specie se come a noi non vi piace guidare in gruppo ma amate comunque la compagnia. Oppure abbiamo conosciuto parecchi riders partiti per questa avventura completamente in solitaria, senza conoscere nessuno e aggregarsi ad altri gruppi formando delle bellissime amicizie.

 

Il gruppone delle donne, passeggere e non, che hanno partecipato alla decima edizione della 20.000 Pieghe
Il gruppone delle donne, passeggere e non, che hanno partecipato alla decima edizione della 20.000 Pieghe

La 20.000 permette infatti, a seconda della voglia e del caso, di stare insieme agli altri oppure da soli, farsi prendere dall’estasi contemplativa di un paesaggio e di un tratto da percorrere a passo d’uomo o lasciar scorrere la moto in un bel gruppo su una lunga, infinita sequenza di curve che sembrano disegnate da chi ha tracciato il percorso, appositamente per voi il giorno prima. Insomma, la libertà di fare gli orsi come siamo noi e starsene da soli e potersi raggruppare in qualsiasi momento se ne ha voglia, oppure perché no, una volta tanto, per cambiare, stare in compagnia delle numerose donne, passeggere e non, che partecipano alla 20.000 Pieghe. Oppure ancora ritrovarsi in compagnia la sera dopo una bella doccia o un massaggio o una sauna nella spa (ristoratrice dopo una girata di 300 km di pieghe) per commentare la giornata davanti a uno spritz. Beh insomma l’avrete capito, per patire, ci sarà tempo la prossima volta. Oltre a questo, poi alla 20.000 ci sono le squadre ufficiali delle Case motociclistiche: Honda, Triumph che ha schierato un gentleman rider, BMW che ha messo a disposizione di una ragazza una XR1000, ma soprattutto Yamaha che ha approfittato dell’evento per presentare alla stampa europea la nuovissima Niken, lo strano tre ruote che abbiamo incrociato poco, in verità, ma che sembrava andare molto, ma molto, ma molto bene.

 

La incredibile Yamaha Niken. Non sembra solo un razzo missile, va proprio come un razzo missile!
La incredibile Yamaha Niken. Non sembra solo un razzo missile, va proprio come un razzo missile! Il giornalista di Motorrad intanto si spara un selfie come da regolamento da inviare all’organizzazione.

 

Ovviamente la 20k non è una semplice passeggiata. La mattina le operazioni di partenza a cronometro, che regalano sempre l’emozione del rally quando il commissario della FMI ci da il via, prendono oltre quaranta minuti (due partenti ogni minuto, anche se le coppie di moto così formate si scoppiano quasi sempre salvo creare delle amicizie molto salde in alcuni casi) e se siete fra i primi la sveglia non può suonare dopo le sei. Fortunatamente siamo a metà giugno, e nonostante al nostro arrivo a Tesero ci avesse accolto una pioggerellina bastarda durata tutto il tempo necessario alle iscrizioni, il giovedì alla partenza della prima tappa il tempo già sembra migliorare, per poi far uscire un bellissimo sole che ci accompagnerà per tutti e tre i giorni asciugando le nostre strade, spesso ottimamente asfaltate del Trentino.

 

L'emozione della partenza dopo che il commissario da il via, che riviviamo ogi mattina. Può sembrare sciocco, non siamo quì per correre, ma anche senza volere negli attimi prima il battito accellera un bel po'.
L’emozione della partenza dopo che il commissario da il via, che riviviamo ogi mattina. Può sembrare sciocco, non siamo quì per correre, ma anche senza volere negli attimi prima il battito accellera un bel po’.

 

La 20.000 Pieghe di quest’anno è del tipo “a petalo”, ovvero con partenza fissa e itinerari circolari. Il primo giorno è dedicato ai luoghi mainstream, quelli che chi viene a fare un giro da queste parti si aspetta, che abbiamo fatto un po’ tutti ma che non ci si stancherebbe mai di visitare: il Passo Sella, il Falzarego, il Gardena, il Giau, il Rolle, il Pordoi con le sue serie di curve indescrivibili e che danno la sensazione di stare dentro una centrifuga tanto ti sballottano a destra e sinistra. Peccato solo per i motociclisti stranieri, quasi sempre tedeschi, che mediamente non sanno guidare molto bene (forse da loro non ci sono tante pieghe da fare), sono piantati a fare le curve e prendono un normale sorpasso come un affronto personale al quale ritengono importante rispondere con accelerazioni violente nei rettilinei, salvo ripiantarsi nelle curve o prendere dei rischi agghiaccianti. In cima al Pordoi troviamo la nostra pausa pranzo con controllo orario, un ristorante decisamente troppo affollato che preferiamo evitare, ancora sazi dallo “spuntino” del mattino fatto in una stupenda malga a base di prodotti locali ai quali abbiamo reagito con eccessiva indulgenza. La nostra navigazione procede spedita: ci siamo attrezzati con un navigatore e con una cartina del Trentino, ma alla fine della 20k impareremo che il road book è fatto talmente bene che basta azzerare a tutte le svolte il contakm parziale e attendere la svolta successiva per non sbagliare un colpo, o quasi. Certo per noi è più facile perché siamo in due! Alla prova speciale siamo carichi come sveglie: non possiamo sbagliare! Io sono armata di cronometro, il tratto oggetto della prova a tempo è quello che sale al Passo Sella. Il tempo imposto prevede una velocità di percorrenza di 33 km/h, per cui ci fermiamo a metà strada per non andare troppo piano con la nostra Multistrada che non ama le andature troppo rilassate. Calcoliamo i tempi, sembra che stiamo arrivando perfetti, quando un semaforo per lavori stradali ci blocca. È il panico! I secondi passano interminabili e velocissimi al tempo stesso, fin quando appare il verde, facciamo le ultime due curve e vediamo la postazione di arrivo, che raggiungiamo con 35 secondi di ritardo rispetto ai 25 minuti esatti richiesti. Maledetto semaforo! Ovviamente è un gioco, e le regole sono uguali per tutti, però dispiace non aver potuto fare meglio…

 

Come non rimanere a bocca aperta davanti a questi scenari tipici della 20k?
Come non rimanere a bocca aperta davanti a questi scenari tipici della 20k?

 

Il secondo giorno è quello che ci è piaciuto meno, probabilmente, a causa dell’inevitabile transito attraverso la periferia di Merano per scendere dal Passo Mendola; anche se il Passo Palade, il Nigra, il Giovo, ma soprattutto la incredibile panoramica che sale fino all’Alpe di Pampeago, aperta appositamente per la manifestazione, ci ha esaltati. Arrivati al terzo giorno pensiamo che ormai niente ci possa sorprendere, e invece è quello che ci è piaciuto di più, come se Daniele Alessandrini, organizzatore di 20.000 Pieghe, da abile prestigiatore, avesse tirato fuori all’ultimo il suo trucco più spettacolare, per lasciarci ancora più a bocca aperta e stupefatti per la spettacolare bellezza e senso di avventura che si prova nel percorrere il Passo Manghen, il Monte Rovere, il Bondone e il Coe, in cima al quale e al termine di una delle poche strade scassate che abbiamo trovato in tre giorni e oltre mille km di guida, troviamo il terzo e ultimo check point della prova speciale. Proprio queste prove, seppur con evidenti problemi di gioventù (hanno sostituito le altre prove pregiudiziali al fine di poter stabilire una classifica di abilità in piazza, nelle quali il passeggero non serviva a niente, anzi veniva fatto scendere), sono state ben accolte dai partecipanti. Certo le difficoltà nell’organizzare un evento con prove del genere non devono essere poche, ma si sarebbe preferito che l’arrivo fosse ben visibile, che ci fossero state due corsie, che non ci fossero impedimenti dovuti, come ad esempio il secondo giorno, agli altri partecipanti fermi intorno all’arrivo. Le nostre prove, con ritardi di pochi secondi rispetto ai tempi imposti, non sono malaccio, ma non ci permettono di andare oltre la ventinovesima posizione su 140 partecipanti. Ci ha fregato l’arrivo della seconda prova, nella quale potevamo essere perfetti! Anzi, lì per lì ci siamo anche un po’ incazzati, perché la 20.000 Pieghe non sarà una gara, piuttosto un bel gioco dove conta soprattutto la navigazione, ma in ogni caso, ovviamente nessuno ci sta a perdere. A ogni modo ci è passata quasi subito, anche se dispiace non aver vinto niente dei bellissimi premi messi in palio dai numerosi sponsor come Arai, Dunlop, Interphone, Tomtom, Emblema occhiali, Ezviz.

 

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Una volta immersi di nuovo nella guida di tante stupende strade alla scoperta di paesaggi tanto meravigliosi si pensa: “e chi se ne frega?! L’importante è avere una buona scusa per starci! E la 20.000 è davvero la scusa perfetta.”

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