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XVI Cimento Invernale del vespista

di Kiddo

Italiani pizza, spaghetti mandolino mamma e… Vespa! Senza dubbio lo scooter della Piaggio è uno degli elementi distintivi del Bel Paese, una di quelle associazioni che sembrano venire più naturali ai turisti che affollano Firenze e che, divertiti, affascinati e decisamente intossicati dal fumo azzurrognolo che si leva dagli scarichi dei due tempi, continuano a fotografare lo stormo di motorette che invadono il centro storico della prima domenica di gennaio

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Forse sarebbero stati più contenti solo se qualcuno avesse parcheggiato sul cavalletto centrale, avesse tirato fuori il mandolino e si fosse messo a intonare “O sole mio”.

Un piccolo esercito di vespisti si raduna ogni anno per il Cimento Invernale. Provenienti da buona parte d’Italia, si ritrovano al Circolo dell’Aeronautica, in zona Stadio di Firenze. La pioggia, l’umido e il maltempo dei giorni precedenti non ha certo facilitato l’affluenza, e Sandro, presidente del Vespa Club Firenze, si lamenta dello scarso numero di iscritti. “Solo trecento”, ci dice. “Lo scorso anno eravamo molti di più”. A pensare a qualsiasi altro ritrovo motoristico viene da sorridere, gli altri raduni monomarca o monogenere, se si fanno ancora, hanno visto dei crolli di affluenza quasi drammatici. In moto si va meno, a volte viene da pensare che non si vada quasi più.

La Vespa è diversa, in Vespa si va ancora. A giudicare dagli adesivi freschi freschi sulle “poppe” di metallo che narrano di ritrovi, viaggi, addirittura pellegrinaggi e dai racconti dei vespisti, nonché dai numerosi meccanici che si sono reinventati restauratori, questo è un mondo che vive e prospera. Sarà che il mercato dell’usato è florido, le Vespe d’epoca sono ricercatissime anche e soprattutto all’estero, sarà che le spese di gestione sembrano inferiori (ma dubitiamo fortemente che sia così), sarà che le motociclette recenti sono diventate una roba elitaria per costi e prestazioni.

Oppure sarà che la Vespa ha un fascino particolare, che ricorda gli anni della giovinezza, che è un simbolo, come detto, tutto italiano. Rimane il fatto che trecento iscritti da tutta Italia in una giornata di merda come questa, sembra davvero incredibile che si possa radunarli.

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Seguendo la carovana dalla contagiosa allegria che si snoda per il centro cittadino, si osserva l’universo multicolore e variegato che anima e che è formato da tanti tipi e modelli diversi. Si fa presto, infatti, a dire Vespa. Sembra che ognuno, con piccole ma significative o grandi differenze dia la sua interpretazione, la sua visione dello scooter Piaggio, o dei derivati. Si va dall’Ape d’epoca di Giulio all’affascinante scooter d’epoca perfettamente restaurato, ad osservare il culo del quale viene immediatamente in mente il perché di un nome entrato nella storia. Oppure dalla Primavera 125, oggetto del desiderio ormai universale, alla orribile Cosa degli anni ’80, alla Vespa intamarrata con lo scarico a tortiglione, la colorazione improponibile e la sella Yankee, allo scooter più recente, rigorosamente di metallo, usato tutti i giorni per gli spostamenti cittadini, vero sintomo che la Vespa ha un passato glorioso e ricco di storia, indelebile nella mente di tutti, ma sicuramente anche un futuro carico di responsabilità.

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Alla fine del giro, imbrattati dall’olio del due tempi e desiderosi di una boccata di aria fresca, foto di gruppo in Piazza santa Croce sotto lo sguardo severo di Dante Alighieri. La scena non può non far venir voglia di parafrasare i versi di una canzone di Riccardo Marasco, canzoniere fiorentino:

“e intanto Dante,

poeta divino,

mira sdegnato l’immane casino…

“o fiorentini, m’avete esiliato, prendete la Vespa che idDio v’ha mandato!”

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