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Cosa si pensa nei noiosi trasferimenti autostradali?

di Franz

Immagino che ai più il nome Brunero Dini susciti la classica esclamazione “chiiii?”, insomma dica poco o nulla. Ma se siete toscani e a cavallo di una cinquantina di primavere probabilmente vi verrà immediatamente in mente la concessionaria fiorentina Autosweden di piazza Conti.
Brunero Dini, oltre che pilota, manager, importatore e venditore delle prime pluricilindriche giapponesi, negli anni 70, a Firenze, ebbe un suo momento di gloria quando le cronache locali raccontarono di una sua impresa: raggiungere in moto Capo Nord dal capoluogo toscano… in tre giorni! In un’epoca in cui gli autovelox dovevano ancora essere inventati o quasi, si appiattì sul serbatoio della sua Kawasaki 900 e a velocità non proprio in linea col codice della strada percorse 4500 km a palla riuscendo a stabilire un record da guinness dei primati.
Mi è venuta in mente questa storia per associazione di idee – in autostrada io in autostrada lui, rispettando i limiti io un po’ meno lui – mentre macinando chilometri ingannavo il tempo chiedendomi: ma a cosa pensiamo mentre stiamo percorrendo l’A1 in sesta con un quarto di gas?
Ci sono fior di intellettuali, scrittori, inventori, blogger, che non si vergognano a dire che le loro idee migliori sono scaturite durante certe sedute nel licit, come dicevano i nostri nonni, o “il luogo comodo”, come dicono i raffinati intellettuali. Ebbene questo ambiente, che tanti pensatori hanno eletto a fonte di ispirazione, probabilmente per noi motociclisti è rappresentato da un lungo trasferimento autostradale.
Niente curve, niente staccate, niente guida ispirata, niente panorami mozzafiato, concentrazione giocoforza allentata, spesso ci lasciamo cullare dai pensieri che frullano liberi dentro al casco. C’è chi canta a squarciagola la hit del momento muovendo pure a tempo la testa, che da fuori uno pensa gli sia entrata una vespa tra naso e visiera. C’è chi parla da solo immaginando dialoghi per imbroccare di lì a poco miss maglietta bagnata, riuscendo ovviamente a rimbalzare anche con la fantasia. C’è chi fa l’inventario dei bagagli, cosa che consiglio di fare due ore prima di partire, non due ore dopo, in quanto realizzare al casello di aver dimenticato portafoglio soldi e documenti sul comodino non è che disponga al meglio per il prosieguo della vacanza.
Ovviamente tutto questo se non state guidando una di quelle supertourer dotate di tutti i confort dalla radio all’idromassaggio, se non avete passeggeri ciarlieri dotati di interfono, e se il telefonino lo tenete spento nella tasca più interna della giacca che,  tanto, non sapreste come attivare il bluetooth.
Io, piuttosto impermeabile alla tecnologia, recentemente mi sono trovato a dovermi sciroppare qualche centinaio di km piatti e dritti durante i quali: 1 mi sono ricordato di aver toppato clamorosamente gli auguri per un anniversario (ecco perché l’interessata era ombrosa!), 2 ho escogitato un sistema per risolvere un problema alla leva della frizione (tramite un frammento di ottone ricavato da un’asta da tenda per doccia, funziona!), 3 mi sono fatto una lista di libri da cercare una volta a destinazione (no, niente Pirsig e il suo zen).
Last but not least, ho buttato giù mentalmente queste righe.

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