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Asfalto o terra, quale è più divertente per andare in moto?

Un tempo i motociclisti erano terraioli o stradali, una divisione netta e quasi invalicabile. Ora si può essere l’uno e l’altro.

Si teneva il serbatoio ben stretto fra le gambe, per contenerne le oscillazioni di telai non sempre granitici. Le traiettorie erano pulite e gli pneumatici stretti non consentivano nessuna derapata nessun intraversata neanche leggera, pena finire inesorabilmente a terra.

Chi guidava in fuoristrada amava invece la guida sporca, con intraversate e salti. Celebri quelli di Steve McQueen nella grande fuga, a bordo di una Triumph TR6 Trophy mascherata da moto tedesca.

Poi vennero gli americani e la loro guida spericolata, il ginocchio sempre più aperto e gli allenamenti invernali di dirt track, ma venne anche a Parigi Dakar con un prologo su asfalto e poi tutta sabbia e terra, a far sognare i motociclisti di ogni disciplina.

Le grosse enduro stradali sono le eredi di quella stagione ed anche se hanno sempre più perso le caratteristiche adatte al fuoristrada, restano comunque moto con una doppia anima.

Ma come mai non esistono più divisioni così nette fra le passioni, è un fenomeno solo motociclistico, o questa società fluida perde sempre più le caratteristiche rigide di pochi decenni fa?

Questa intervista con il professor Maurizio Nidasio, psicologo psicoterapeuta e consulente aziendale appassionato di motociclette, è nata quasi per caso parlando proprio degli argomenti motociclistici sopra descritti, spingendosi poi in più ampie considerazioni.

Asfalto o terra? Ce lo dice il professor Nidasio.
Asfalto o terra? Ce lo dice il professor Nidasio.

Professore, la possibilità di essere una cosa è un’altra si adatta solo alle moto da enduro o troviamo altri esempi nella società attuale?

Un tempo si scrivevano le lettere o si telefonava, adesso si fanno entrambe le cose con lo stesso strumento, anzi, molto di più.

Quindi è una caratteristica del nostro tempo?

Attualmente, rispetto al passato, è cambiato un paradigma culturale fondamentale nella nostra società. Un tempo il modello di riferimento era sintetizzabile con l’espressione “o-o”, ovvero o una cosa o l’altra, attualmente è sintetizzabile con l’espressione “e-e”, ovvero contemporaneamente una cosa e l’altra. A esempio una volta una persona era giovane o anziana, attualmente può essere contemporaneamente giovane e anziana, perché si può essere anziani anagraficamente e giovane mentalmente e viceversa. Non a caso Albert Einstein diceva che vecchio è colui che non ha più sogni.

In effetti in questa lettura è evidente a tutti che vi sono persone anziane ricche di sogni e progetti, cosi come ci sono giovani spenti, senza sogni, desideri e obiettivi. Sempre a livello umano la contemporaneità, ovvero “e-e”, si concretizza nella capacità di vivere ogni giorno come se fosse contemporaneamente il primo e l’ultimo della nostra vita. A livello professionale il nuovo paradigma comporta la possibilità di una coesistenza sinergica tra un ruolo professionale e un ruolo empatico/amicale (vedi il medico l’avvocato ecc. )

La coesistenza prevede il presidiare contemporaneamente la carriera e la famiglia. Questi aspetti, traslati in ambito organizzativo vogliono dire vivere contemporaneamente la tattica e la strategia.

Sempre in ambito organizzativo la contemporaneità si può tradurre in organizzazioni contemporaneamente familiari e manageriali ( vedi il caso eclatante della Olivetti).

Ma concretamente questo cambio di paradigma cosa comporta?

Comporta contemporaneamente una maggior complessità nel leggere le situazioni, ma anche una maggior ricchezza.

Tornando alle moto, c’è qualcosa che accomuna i motociclisti indipendentemente dal tipo di Strada?

Penso possa essere la comune passione per l’oggetto moto al di fuori dell’utilizzo. Non a caso ci sono molti motociclisti che collezionano solamente, ma anche motociclisti praticanti che adorano l’oggetto moto, la usano ma se la porterebbero in salotto.

C’è una ridefinizione anche dei ruoli sociali?

Un tempo c’erano i padroni e i proletari, due ruoli formalmente ben definiti. Adesso c’è un esercito di piccoli imprenditori ( le famose partite IVA) ma che sono al tempo stesso proletari (anzi, nemmeno quello, visto che figli non ne fanno).

Bene, fin qui abbiamo parlato di aspetti globali. Ma si tratta di un argomento quasi più da sociologia che da psicologia, sul piano psicologico questo fenomeno come si manifesta?

Intanto si può essere psicologi e parlare di sociologia (ecco un altro esempio di “e-e”), ma entrando nello specifico della mia materia, possiamo dire che la non perfetta definizione dei ruoli e dei rapporti rende tutti un po’ soggetti a “personalità multipla”, con comportamenti a volte apparentemente opposti. Occorre una grande serenità e anche un pizzico di ironia per accettare questa epoca di cambiamenti nel lavoro e nelle relazioni.

La domanda iniziale era se è più divertente guidare su terra o su asfalto, abbiamo una risposta?

Ovviamente no, ma sicuramente sappiamo che i piloti da pista amano allenarsi in fuoristrada, a volte con conseguenze più pericolose dell’asfalto, vedi il recente caso di Rossi.

Quindi cosa è più pericoloso? L’asfalto, o la terra?

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